Allevamenti avicoli: l’allarme lanciato da Sima sulla loro pericolosità

Che vi sia una crisi climatica in corso è fatto noto. Tuttavia, forse non tutti sanno che le emissioni climalteranti sono in gran parte prodotte dagli allevamenti.

Gli allevamenti rappresentano la seconda causa di smog in Italia, e particolare preoccupazione destano gli impianti avicoli intensivi, sempre più diffusi per soddisfare il fabbisogno e l’export a basso costo di carne, uova e prodotti derivati, responsabili di tutta una serie di problematiche ambientali nel nostro Paese.

Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) che su tale fronte lancia un appello chiedendo alle Regioni di attivarsi allo scopo di garantire la salute dei cittadini.

Allevamenti avicoli: perché spesso sono un pericolo per la nostra salute?

“Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che gli impatti degli allevamenti avicoli sulla salute umana sono principalmente dovuti a produzione di elevate quantità di letame e quindi di azoto e altri nutrienti che possono causare eutrofizzazione dei corpi idrici superficiali e inquinamento delle falde sotterranee”, commentano gli esperti Sima.

allevamenti avicoli intensiviL’eutrofizzazione è un processo degenerativo delle acque indotto da eccessivi apporti di sostanze a effetto fertilizzante (azoto, fosforo ed altre sostanze fitostimolanti). In queste acque le alghe proliferano a dismisura, sottraendo l’ossigeno (usato per la fotosintesi dalle alghe) agli altri esseri viventi e causandone la morte.

“Gli impatti degli allevamenti avicoli riguardano anche emissioni nell’aria di ammoniaca, idrogeno solforato, ossidi di azoto, e odori molesti, oltre che di PM2.5 e PM10. Inoltre, presenza di insetti e roditori a causa dell’elevata quantità di detriti organici, con conseguenti problemi igienico-sanitari. Ma anche diffusione di batteri e virus, in particolare di ceppi di influenza aviaria sia ad alta che a bassa patogenicità”, aggiungono gli esperti.

Il recente Decreto del Ministero della Salute sulla Biosicurezza in tema di influenza aviaria (GU n. 151 del 30/06/2023) che le Regioni sono tenute a recepire è un valido primo passo, ma si è occupato essenzialmente di tutelare gli animali stabilendo le distanze tra gli allevamenti.

Di fatto, però, nulla è stato deliberato a livello nazionale in merito a linee guida e normative per garantire la biosicurezza dei cittadini, definendo distanze appropriate tra allevamenti e nuclei abitati, strutture agrituristiche, case sparse di campagna, e molto altro ancora.

La distanza tra gli allevamenti avicoli e gli agglomerati urbani

“L’assenza di normative nazionali riguardo alle distanze minime tra allevamenti avicoli e case circostanti o centri abitati rimane dunque un elemento critico a discapito del benessere e della salute dei cittadini. Come Sima auspichiamo che le Regioni comprendenti zone a rischio influenza aviaria attualmente in difetto di regolamenti specifici (tra queste Lazio, Marche, Umbria e Lombardia) si attivino urgentemente per introdurre leggi regionali volte a definire parametri di distanza più restrittivi in funzione del livello di rischio, della densità degli stabilimenti avicoli già presenti e delle caratteristiche territoriali, introducendo chiare indicazioni sulle distanze minime tra allevamenti avicoli e centri abitati in base a quanto riportato dalla letteratura scientifica (rischio chimico-fisico, biologico e sanitario associato, nonché soglie di inquinamento)”, spiega Alessandro Miani, Presidente Sima.

“A tale riguardo Sima si rende disponibile per un’attiva partecipazione alla stesura di norme e regolamenti regionali in linea con le attuali conoscenze tecnico-scientifiche e sanitarie in materia di allevamenti avicoli. È opportuno infatti aprire un dibattito sereno e basato su criteri scientifici e di vera sostenibilità, al fine di tutelare le produzioni di qualità e al contempo mitigare le problematiche legate allo sviluppo di modelli zootecnici non sempre adatti ai contesti agroambientali”, conclude Miani.

Uomini e animali: attenzione al salto di specie

Non è raro che, anche a causa dei cambiamenti climatici, gli animali siano alla costante ricerca di nuovi territori da esplorare.

Ne sono un esempio i cinghiali, avvistati sempre più spesso ai confini, e talvolta anche all’interno, di molte città italiane.

Per quanto possa spaventare un animale selvatico di questa stazza, forse dovremmo temere maggiormente le specie che sono in grado di trasmettere malattie: parliamo, per fare alcuni esempi, di piccioni, topi ecc.

Come la recente pandemia di Covid ci ha insegnato, il salto di specie (cioè il passaggio di una malattia dall’animale all’uomo) è un pericolo sempre più concreto.

 

Copertina Foto di Oleksandr P: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-che-alimenta-pollo-bianco-all-aperto-375510/

Foto di Christian West: https://www.pexels.com/it-it/foto/shallow-focus-photography-di-galline-nere-e-grigie-3399712/

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