maltrattamenti sugli animali

Tra maltrattamenti e abbandono: i nostri animali meritano di più

Uccisi, abbandonati, seviziati o vittime di maltrattamenti. Non è raro, purtroppo, imbattersi in casi di cronaca in cui i diritti degli animali vengono brutalmente violati, causando rabbia e indignazione.

Il tema del maltrattamento di animali è divenuto negli ultimi anni centrale nella legislazione italiana.

L’Italia d’altronde è un Paese abbastanza all’avanguardia su questa tematica e punta a tutelare la salute, il benessere e l’incolumità di questi esseri viventi. Ma è davvero sempre così? Cosa dice la legge in merito?

Partiamo da un semplice dato: secondo l’Associazione Nazionale Protezione Animali (ANPA), ogni anno in Italia vengono abbandonati circa 80.000 gatti e 50.000 cani che, se sommati, corrispondono quasi agli abitanti della città di Rimini.

Il caso del cane Aron

maltrattamenti animaliSono passati 6 mesi dalla barbara uccisione di Aron a Palermo, il cane legato ad un palo e bruciato vivo in piazza da quello che doveva essere il suo compagno umano, e la  battaglia legale di LAV (Lega Anti Vivisezione) per rendergli giustizia non si è mai fermata.

“Dopo aver denunciato il suo assassino per maltrattamenti e uccisione di animali, la vergognosa richiesta di archiviazione del caso presentata lo scorso aprile dal PM di Palermo ci aveva lasciati inorriditi. Per questo, insieme ai nostri legali, abbiamo lavorato senza sosta. Ci siamo opposti con un atto legale a quella proposta che avrebbe legittimato l’assassino e calpestato la memoria di Aron ancora una volta. Inoltre, abbiamo richiesto al comune di Palermo di vietare all’assassino di Aron di tenere altri animali“, spiegano gli esponenti LAV.

“Finalmente la nostra richiesta è stata accolta! È un risultato incredibile, frutto della grande collaborazione fra il nostro ufficio legale e il comune di Palermo. É vero, Aron non potrà più tornare tra noi, ma almeno il suo assassino non potrà più fare del male ad altri animali. Ora continueremo la nostra battaglia legale per assicurare il responsabile alla giustizia. Per Aron e per tutti gli altri animali per cui ogni giorno ci battiamo“, aggiungono.

Maltrattamenti in un allevamento di mucche

Il giudice del Tribunale di Pavia ha ammesso circa un mese fa cinque imputati di un processo per maltrattamento e uccisione di animali alla messa alla prova, un rito alternativo che consiste nello svolgere lavori socialmente utili.

Il processo, iniziato lo scorso marzo, parte da una denuncia depositata dall’associazione Essere Animali che con alcune telecamere nascoste aveva documentato le violenze e il frequente trasporto di mucche a terra, vietato dalla legge perché causa di sofferenze evitabili per gli animali.

La messa alla prova è stata richiesta dalla difesa ed è prevista dal codice penale e di procedura penale per determinati reati, tra cui quelli puniti con una pena edittale detentiva non superiore a un massimo di quattro anni. Prima dell’udienza, è stato riconosciuto anche un risarcimento per l’associazione, che però è stata a sua volta denunciata, si presume per il piazzamento delle telecamere nascoste che hanno consentito di documentare le violenze da cui è nato poi il processo.

Le immagini mostrano il trasporto e le operazioni di carico e scarico di mucche a terra. Cioè quelle mucche che, dopo essere state allevate per la produzione intensiva di latte, non riescono più a reggersi sulle proprie zampe.

Sono considerate dalla legge non idonee al trasporto e da macellare con urgenza in allevamento, proprio per alleviare le loro sofferenze. È evidente, secondo Essere Animali, che se una mucca a terra viene trasportata, anche l’allevamento da cui questa proviene dovrebbe essere considerato responsabile dell’irregolarità, oltre al trasportatore e al macello in cui la mucca è scaricata e macellata.

Quanto conta il benessere degli animali allevati?

maltrattamenti negli allevamenti“Circa la messa alla prova, da tempo sosteniamo che servirebbe una riforma delle leggi di protezione degli animali, anche per inasprire le pene per i reati più gravi. Ciò che ci sconcerta sono le domande che con la nostra investigazione volevamo sollevare e che rimarranno senza risposta. Ogni animale che viene macellato deve per legge essere sottoposto a una visita ante mortem, eseguita da un medico veterinario dell’ASL, anche allo scopo di garantire la sicurezza delle carni ed evitare macellazioni irregolari”, afferma Francesco Ceccarelli, responsabile team investigativo di Essere Animali.

“Ci chiediamo se le autorità competenti abbiano visitato le 144 mucche a terra da noi documentate. E, inoltre, quanto sarebbe emerso da tali visite, considerato che si tratta di un macello dove anni fa erano state segnalate le stesse problematiche. Che dire poi di tutti gli allevamenti inevitabilmente coinvolti? Il motivo per cui sono le associazioni a cercare di proteggere gli animali, anche piazzando telecamere nascoste, è perché purtroppo, anche alla luce di quanto osservato, i controlli effettuati dalle autorità preposte non sembrerebbero essere sufficientemente efficaci nel dissuadere tali condotte“, conclude Ceccarelli.

Pene e sanzioni per i maltrattamenti

Esistono diverse forme di maltrattamento degli animali.

Il codice penale stabilisce che chi uccide un animale viene punito con una reclusione che va da quattro mesi sino a due anni.

La legge specifica che l’uccisione di un animale viene punita solamente quando viene provocata senza necessità oppure per pura crudeltà. Questo perché potrebbe avvenire accidentalmente. Per esempio quando si è alla guida della propria auto oppure per risparmiargli delle sofferenze inutili, come nel caso dell’eutanasia realizzata dal veterinario. Dunque solo l’uccisione dolosa e volontaria viene perseguita dalla legge, in tutti gli altri casi invece non si configura un reato.

Il maltrattamento di animali è considerato come un reato complementare rispetto all’uccisione. Il codice penale infatti stabilisce che chi provoca senza necessità oppure per crudeltà lesioni a un animale, lo sottopone a sevizie e comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche può essere punito con la reclusione da tre sino a diciotto mesi oppure con una multa da 5.000 sino a 30.000 euro.

Denunciare i maltrattamenti

Di fronte alla sofferenza e al maltrattamento di animali abbiamo tutti il dovere morale di agire.

Cosa fare quando ci si trova di fronte a situazioni in cui un animale viene seviziato, maltrattato o ucciso per pura crudeltà? In questo caso è essenziale segnalare oppure denunciare il fatto alle Forze dell’Ordine che hanno l’obbligo di ricevere tutte le denunce di questo tipo e di iniziare delle indagini, accertando le varie responsabilità.

Un’altra opzione possibile è quella di rivolgersi all’Enpa, ossia l’ente nazionale per la protezione degli animali. Dal 1871 infatti questo ente ha il compito di vigilare e valutare l’osservanza dei regolamenti e delle leggi legate alla protezione degli animali, tutelandoli.

Non solo: questo ente effettua anche degli interventi tempestivi per aiutare animali in difficoltà, dunque una segnalazione in caso di maltrattamento potrebbe fare la differenza.

E in caso di abbandono?

In estate, purtroppo, si sentono moltissimi casi di abbandono di animali.

I nostri amati pet comportano delle responsabilità in quanto esseri viventi: la nostra vita, in un certo modo, sarà sempre condizionata da loro, non possiamo sbarazzarcene per avere un peso in meno in vacanza.

Eppure, nonostante questo messaggio sembri scontato, per alcune persone non è così.

Ma cosa dice la legge italiana circa l’abbandono?

L’abbandono di animali è un reato contravvenzionale che il nostro ordinamento prevede e punisce all’articolo 727 del codice penale.

Tale norma, in particolare, prevede testualmente che: “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro”.

Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

Le fattispecie punite, quindi, sono due: l’abbandono di animali e la loro detenzione in condizioni che contrastano con la natura e generano sofferenze.

Un appello contro l’abbandono e i maltrattamenti

In un mondo ricco di bellezza e meraviglia, gli animali rappresentano un dono prezioso che ci è stato affidato.

maltrattamenti e abbandono animali
Don Cosimo Schena

Essi offrono amore incondizionato, compagnia e gioia, arricchendo le nostre vite in modi che spesso diamo per scontati. Tuttavia, i fenomeni dell’abbandono e dei maltrattamenti degli animali sono tristi realtà che non possiamo ignorare.

Don Cosimo Schena, noto come il ‘poeta dell’amore di Dio’, ha lanciato un accorato appello.

“Abbandonare un animale è un atto di grande crudeltà. Questi esseri viventi, che ci donano tutto il loro amore e la loro fiducia, meritano di essere trattati con rispetto e dignità. Ogni piccolo gesto di gentilezza può fare la differenza. Adottate, e non comprate i cuccioli per esempio. E se non potete adottare, considerate di fare volontariato o di donare a rifugi e organizzazioni che si occupano di animali abbandonati. Insieme possiamo creare un mondo migliore, dove ogni creatura vivente è amata e rispettata”.

E in ambito scientifico, vivisezione e sperimentazione animale come vengono considerate?

  • Vivisezione

maltrattamenti e abbandonoL’uso del termine vivisezione, ampiamente presente negli articoli dedicati. Non esiste una definizione legale del termine, anche se una sentenza della Corte di Cassazione del 2016 ha evidenziato come, sebbene nell’uso corrente il termine sia spesso usato come sinonimo di ‘sperimentazione animale’, possa a seconda del contesto assumere un significato offensivo e denigratorio.

Più in generale, il termine richiama pratiche del passato che non tenevano in alcuna considerazione il benessere, fisico e psicologico, degli animali. Oggi la ricerca animale è strettamente normata a livello europeo e italiano, e prevede che le procedure debbano essere scelte in modo da causare il meno possibile dolore, sofferenza, angoscia o danno prolungato e offrano le maggiori probabilità di risultati soddisfacenti.

Sono inoltre vietate procedure che causano gravi lesioni senza anestesia e se, passato l’effetto di quest’ultima, l’animale mostra segni di dolore, è richiesta la somministrazione di analgesici o metodi antidolorifici adeguati (Direttiva 2010/63/EU, recepita in Italia con il decreto legislativo 26/2014).

Queste norme, unite alle molte altre volte a garantire il benessere degli animali, trovano le loro ragioni sia nell’etica sia nelle necessità della stessa ricerca scientifica. Infatti, animali stressati e sofferenti hanno risposte (biologiche e comportamentali), molto diverse da quelle di un animale in salute. Risposte tali da poter inficiare i risultati degli studi. Di conseguenza, per chi si occupa di sperimentazione animale, la tutela del loro benessere è fondamentale anche a livello pratico.

  • Sperimentazione animale

La ragione per la quale è ancora necessario, in molti campi d’indagine, l’uso di animali è che nemmeno i più sofisticati e avanzati modelli alternativi (organ-on-a-chip, organoidi) consentono di replicare in modo affidabile e completo la complessità di un organismo vivente, le interazioni che si verificano tra i diversi organi e apparati, il metabolismo delle sostanze, i loro effetti a lungo termine, lo sviluppo di una malattia.

Né possono replicare le differenze che si osservano negli organismi viventi a seconda di fattori quali genere, età, ambiente, relazioni sociali.

I modelli alternativi sono di enorme aiuto a limitare l’uso di animali e in alcuni campi sperimentali hanno anche potuto sostituirli del tutto: è quanto avvenuto nel caso dei test per i prodotti cosmetici, per i quali infatti la sperimentazione animale è oggi vietata.

La direttiva europea e la legge italiana che l’ha recepita vietano l’uso di animali laddove vi sono metodi alternativi validati, che garantiscano la stessa qualità, sicurezza ed efficacia dei dati.

Pertanto, se un esperimento o un progetto di ricerca prevede l’uso di animali, deve essere sottoposto a una procedura di approvazione.

Questa prevede diverse fasi e richiede anche il parere tecnico-scientifico dell’Istituto superiore di sanità o del Consiglio superiore di sanità.

 

 

Copertina Foto di Bekka Mongeau: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-della-persona-che-tiene-il-cane-in-bianco-e-nero-1452717/

Foto di Vinicius Pontes: https://www.pexels.com/it-it/foto/allevamento-di-vitello-marrone-953966/

Foto di Pixabay: https://www.pexels.com/it-it/foto/camicia-elegante-bianca-da-uomo-356040/

 

About Umberto Urbano Ferrero

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore - Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.

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