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Trapianto di capelli: ultima tappa di un percorso a ostacoli

Trapianto di capelli: ultima tappa di un percorso a ostacoli

I capelli prima iniziano a cadere e all’inizio non ci fai caso. Poi la chioma si dirata, il fusto diventa sottile, debole, i capelli si spezzano. E’, in estrema sintesi, il percorso che interessa molti uomini (e non solo…) e che porta spesso con sé anche qualche complesso. Ma è proprio necessario rassegnarsi a diventare calvi? Moltissimi italiani non si arrendono e cercano di correre ai ripari. Solo infatti più di 4.000 quelli che, solo nell’ultimo anno hanno deciso di sottoporsi al trapianto di capelli per rimediare a una calvizie più o meno importante.

La maggior parte di loro ha un’età che oscilla tra i 20 e i 60 anni e sono consapevoli del rischio che stanno correndo perché il trapianto di capelli è uno di quelli a più alto rischio di cattiva riuscita. Ad affermarlo è Luca Craverochirurgo plastico di Torino socio del Sitri, la Società Italiana di Tricologia, oltre che di Aicpe (Associazione italiana chirurgia plastica estetica) e Isaps (Società internazionale chirurgia plastica estetica).

“Avere una chioma fluente è il sogno di molti uomini condannati dalla genetica a perdere i capelli”. Ma il risultato del trapianto non è scontato. “Anche perché le false promesse in questo settore abbondano”.

Che fare allora? Avvettare di convivere con la calvizie o provare a trovare una soluzione seria, imparando a gestire anche il minimo rischio? Come si fa a scegliere bene tra le infinite proposte del mercato? Ecco quelli che, secondo il dottor Luca Cravero, sono i 7 punti che un paziente deve ben conoscere prima di sottoporsi all’intervento.

Il successo del trapianto di capelli si regge su 7 cardini 

  1. Chi sta pensando all’intervento deve innanzi tutto imparare a distinguere i veri professionisti dai venditori di fumo. “I veri professionisti sono i chirurghi specializzati in chirurgia delle calvizie che hanno dedicato anni per specializzarsi in questo intervento, e si aggiornano continuamente circa le nuove terapie”, dice Cravero. Bisogna invece fare attenzione a chi promette miracoli e procura solo delusioni. “In questo senso internet può diventare una vera trappola, ho rioperato diversi pazienti rovinati per essere finiti nelle mani sbagliate, per questo consiglio di essere certi della professionalità di chi si sceglie”.
  2. Altro aspetto da non sottovalutare è che non tutti i pazienti sono i candidati ideali per sottoporsi all’intervento di autotrapianto. In quest’ottica è fondamentale la diagnosi corretta e la scelta etica da parte del medico. “Io, per esempio, consiglio una terapia o l’intervento a seconda del grado di diradamento o di calvizie”, continua Cravero. “Scelgo di intervenire chirurgicamente solo quando non si compromette l’esito finale: ci sono infatti terapie di supporto che in alcuni casi possono evitare l’intervento chirurgico”. Ovviamente riguardano diradamenti che possono essere recuperati con terapie galeniche (prodotte dal farmacista su ricetta medica) o con il PRP (plasma ricco di piastrine). Tecniche che prevedono l’infiltrazione di principi attivi (mesoterapia) e alcuni integratori hanno l’obiettivo di migliorare la circolazione del sangue e quindi aumentare l’apporto di ossigeno e nutrienti nell’area interessata. Questi trattamenti hanno anche lo scopo di  ridurre il diidrotestosterone, un componente del testosterone responsabile dell’indebolimento dei bulbi. “L’intervento chirurgico diventa necessario solo quando tutte queste alternative risultano inefficaci”.
  3. Terzo punto da considerare è che il trapianto di capelli è un intervento chirurgico vero e proprio. “L’autotrapianto è un’operazione che presuppone la partecipazione di diverse professionalità che lavorano, insieme al chirurgo, per garantire il buon esito dell’intervento e soprattutto la sicurezza del paziente”, precisa Cravero. Ricordiamo che per l’intervento è necessaria la presenza di un anestesista e di un team di infermieri professionisti, specializzati in chirurgia della calvizie che si occupano della separazione e conservazione dei follicoli.
  4. Per l’autotrapianto di capelli esistono due tecniche, che vanno scelte caso per caso. La prima si chiama STRIP (o FUT): prevede il prelievo chirurgico dalla nuca del paziente di una losanga di cuoio capelluto che contiene fino a un massimo di 4000 unità follicolari. Naturalmente il numero di follicoli varia a seconda della densità per centimetro quadrato e della lunghezza del capello. La seconda tecnica è la FUE che prevede l’estrazione delle singole unità follicolari senza effettuare il taglio sulla nuca. Con la prima tecnica si recuperano molte unità follicolari da impiantare in una sola seduta, nella seconda le unità follicolari prelevabili sono decisamente inferiori, la scelta dell’una o dell’altra è a discrezione del chirurgo.
  5. Di solito una seduta chirurgica è sufficiente per rinfoltire  aree che lo necessitano. “Bisogna però mettere in conto che, se la densità per centimetro quadrato della zona donatrice non dovesse garantire un così alto numero di follicoli, è necessario intervenire un’altra volta”, dice Cravero.
  6. Il prezzo dell’inervento non è cosa da poco. “I costi non variano molto per le due tecniche, la STRIP/FUT si aggira tra i 3.000 e i 6.500 euro. Per quanto riguarda la tecnica FUE siamo tra i 4.000 e 6.000 a seconda delle unità follicolari”.
  7. L’intervento, da solo, non risolve il problema perché l’autotrapianto di capelli è un intervento che riduce le zone glabre o diradate, ma non arresta la caduta dei capelli. ” Per questo, nella scelta del chirurgo, affidate la vostra testa a mani esperte che vi seguano anche dopo l’intervento e che vi accompagnino nel percorso con le terapie mirate al mantenimento della vostra chioma”.

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