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Art & Show-Super Bowl, una mega festa formato famiglia USA

emilioCome ogni anno, vivendo negli Stati Uniti, a febbraio ci tocca il Super Bowl. Sì, ci tocca, nel senso che chi abita nella Grande Mela lo show del Super Bowl, appena lo tollera. Menzionato da molti come l’evento sportivo annuale che vanta più audience televisiva al mondo (i mondiali di calcio prendono vita solo ogni 4 anni) il Super Bowl di quest’anno ci è precipitato addosso come una disgrazia. Noi newyorkesi (nel mio caso, d’adozione) solo da un mese ci siamo resi conto che lo Stato del New Jersey, col suo mega-stadio per il match (e col suo assai criticato governatore) e lo Stato di New York (giusto ad un tiro di schioppo) avrebbero ospitato il Super Bowl, questo grazie al fatto che la città di New York risulta essere la meta preferita del turista americano medio. Così Manhattan ha iniziato ad allestire ogni forma di attrazione low-cost per il turista sportivo e…sempliciotto -aggiungo io-.

La Disneyland progettata per lo sportivo del football americano, nasce in Time Square. Dovete sapere che Time Square, già dal 2009, ha iniziato a cambiare volto per attirare su di sé solo il traffico pedonale e fare da teatro a cielo aperto ad innumerevoli attrazioni. Ebbene, per celebrare il SuperBowl è stato creato un mostro vero e proprio: il “Super Bowl Boulevard”, con tanto di mega scivolo (18 metri d’altezza per 50 di lunghezza) super sponsorizzato dalla NFL, la National Football League, capace di far tornare tutti bambini per 5$ a discesa, con le sue 8 corse parallele proprio nel mezzo di Time Square. E’ la pacchianeria per eccellenza, con tanto di neve finta, mini campi di foot-ball americano.

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Il match prende invece vita in New Jersey, raggiungibile coi treni da Penn Station in mezz’ora, anche se si prevedono 3 ore e mezza per il ritorno. E’ New York che rende speciale questo Super Bowl: Pepsi, General Motors, Bridgestone, e qualunque altro brand che ha impatto sulle masse, presenzia su uno o più cartelloni o schermi attorno a Time Square. Turisti, sotto la pioggia, si sono picchiati dopo 3 ore di coda per vedere il trofeo in palio, esposto in una teca di vetro.

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E poi c’è Pep-City creata dalla Pepsi Cola, un night club plastificato, orrendo e improvvisato dietro a Bryant Park, attorniato da code infinite per acquistare cibo, bevande, adesivi e gadgets di cui vanno pazzi i bonari americani giunti qui da chissà dove e capaci di sopportare (col sorriso) mezz’ora di fila per un bicchierone di caffé purché servito nella tazza celebrativa dell’evento. Autostrade verso il New Jersy già ingolfate di traffico, freddo e vento, non fermano questa massa sovrappeso di gioviali tifosi formato famiglia che, in 50mila al giorno, ruotano attorno a Time Square che sembra deliberatamente ricreata per ospitare tutti senza intralciare il traffico di Manhattan.

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L’aspetto più interessante a mio avviso è che noi NewYorkesi (che viviamo questa città), siamo pressoché indifferenti se non un po’ divertiti, quasi sorpresi dalle masse tifose, che a dirla tutta, stiamo ignorando, mentre un numero incalcolabile di poliziotti fa da corollario a tutta la messa in scena.

Emilio Paschetto, New York

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