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Art&Show – Boban Pesov: storie, scritte sulle facce

Isabella LopardiBoban Pesov non si cimenta soltanto nell’arte del disegno: mette in scena le sue opere, agendo come conduttore di video presenti su Youtube, che cura a tutto tondo. I Suoi lavori hanno uno spessore plastico e una portata drammatica, messa a punto grazie al colore. Il giovane disegnatore, ventiseienne, dalla modestia disarmante, che vediamo cimentarsi all’opera anche con un pizzico di struggimento nel voler rendere al meglio la sua idea, con vigore e piglio da artista, ha origini macedoni, ma vive in un piccolo paese in provincia di Cuneo e deve all’Italia la Sua preparazione.  Lo abbiamo raggiunto nel corso delle Sue vacanze nei luoghi natali, mentre incontrava persone con la sua maestria da ospite dalle mille risorse. Pubblichiamo due Sue opere create come gli piace disegnare, servendosi direttamente della penna, senza la mediazione della matita: un Suo vezzo. Riconosciamo tra i Suoi disegni l’immagine di Robin Williams, nei giorni che seguono la sua morte.

D. Il Suo lavoro ha due anime: quella propria del ritrattista e quella del fumettista. In quale si riconosce di più? Per quale ragione?
Io in realtà non mi definisco né ritrattista né fumettista, dato che per adesso disegno quello che mi capita, ovviamente i volti solo le cose che mi vengono meglio, dato che disegno spesso figure umane. L’arte del fumetto, la sto imparando a conoscere (dal lato più tecnico) soltanto ora.foto 3

D. Che cosa è più importante nelle Sue opere: colore o disegno? Perché?
Io trovo importante ogni fase del disegno.
Solitamente parto con il pensare al cosa realizzare, quindi se si tratta di una vignetta satirica, cerco su vari siti web news del giorno o della settimana, per vedere se c’è qualche tema importante da trattare, oppure vado sul sicuro, affrontando temi o tendenze che vanno di moda sul Web e soprattutto su Youtube.
Poi realizzo una bozza del disegno e successivamente faccio la stesura in acquerello per caratterizzare meglio i personaggi e la scena. Ogni fase ha una sua importanza e cerco sempre di curare ogni dettaglio.

D. Nelle Sue pubblicazioni su Youtube spicca l’aspetto di sceneggiatura: chi scrive i testi dei Suoi interventi?
Tutti i video presenti nel mio Canale sono scritti da me, tranne alcune collaborazioni: ad esempio quella con Paolo Cellammare, il regista di Cotto&Frullato. Sto cercando di migliorare la stesura dei testi dei vlog perché ancora oggi mi capita di sbagliare l’impostazione grammaticale di alcune frasi.

D. È palpabile nelle Sue opere l’aspetto di drammatizzazione e, a volte, i personaggi hanno un aspetto caricaturale. Un disegno deve avere una storia da raccontare? È più importante il personaggio oppure la storia?
Un disegno deve sempre avere una storia da raccontare, anche se si tratta di uno scarabocchio. Ovviamente il ruolo della vignetta-video (come la chiamo io) è proprio quello, di raccontare una storia. Attraverso il vlog narro una vicenda accaduta o parlo di un argomento in particolare, nel momento stesso scorre la realizzazione di quella che è la “ciliegina sulla torta”, la vignetta, la quale conclude il discorso, ironizzando su tutto ciò che ho trattato nel vlog.
 
D. C’è qualcosa delle Sue origini macedoni nelle Sue opere? A quali artisti del luogo si è ispirato? In che modo ha imparato a disegnare?
Sfortunatamente conosco poco delle correnti artistiche che si sono susseguite nel corso della storia in Macedonia e nel resto dei Balcani, dato che ho fatto tutte le scuole in Italia e ho sempre approfondito la storia dell’arte italiana. In generale non ho un artista in particolare al quale ispirarmi, ho sempre cercato di osservare e capire un determinato periodo storico o una corrente artistica e percepire a fondo le innovazioni di un artista appartenente ad essa.
Per quanto riguarda me, io ho sempre disegnato e fin da piccolo ho sempre cercato di migliorarmi e coltivare questa passione.

D. Come è arrivato in Italia?
Dopo la guerra inizio anni Novanta, per via di una crisi economica che ha colpito tutto l’Est Europa, mio padre ha deciso di emigrare in Italia per cercare lavoro, una volta che si è sistemato in Italia ha portato con sé anche me, mio fratello e mia madre.
 
D. Descriva il Suo approccio con l’opera: ci sono aspetti della realtà più o meno facili da realizzare?
Ogni disegnatore ha sempre quel qualcosa di facile o di difficile da realizzare che lo porterà ad amare o odiare quella cosa quando la dovrà disegnare. Io odio disegnare i paesaggi, non perché non sia in grado di ritrarli, ma perché mi perdo nei dettagli e mi annoio: il mio obiettivo è disegnare presto un determinato paesaggio.

D. Nel Suo lavoro cerca la perfezione?
Sempre, sono molto esigente. Quando finisco un’opera non riesco mai a godermela fino in fondo perché troverò sempre dei difetti in essa, difetti che solitamente nessuno nota.

D. C’è un aspetto plastico dei Suoi disegni: ha mai lavorato la creta?
Ho già lavorato la creta in passato, soprattutto quando ero al Liceo Artistico, però poi non ho mai sviluppato a fondo questo campo, anche se prima o poi voglio tornare a fare qualche scultura.

D. Michelangelo cercava di liberare dalla pietra i personaggi che pensava che essa racchiudesse. Nel disegno bisogna semplificare la realtà e in qualche modo farla propria: è così che il vero diventa disegno. Quali sono gli aspetti chiave della Sua tecnica?
La chiave del mio stile è il rendere al meglio l’espressività di un determinato soggetto che realizzo, attraverso l’uso dei colori, delle tonalità caldo/freddo, luci e ombre.
L’uso del colore e la stesura di esso è fondamentale in alcune mie tavole.

Intervista di Iasella Lopardi

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