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Art&Show-Quando lo capisci, il cancro diventa libertà

2014-03-16 15.04.30 (Medium)Qui, dopo. Viaggio di sola andata, di Antonella Beretta, sesto capitolo. Per leggere il quinto CLICCA QUI

Fine Marzo

Benedetto chi ha inventato l’amicizia e soprattutto le amiche!

Dal giorno dell’intervento finalmente sono riuscita ad organizzare una cena col mio gruppetto di “intime” e, nonostante mi fossi ripromessa di non parlare di me, è scoppiato un grande dibattito che ci ha infervorate e impegnate tutta la sera…

Un misto tra l’analisi di gruppo e il tentativo di esorcizzare un argomento che sicuramente non lascia insensibile nessuna donna.

Un discorso profondo e allo stesso tempo pieno di momenti leggeri, con battute e commenti e risate. Magia dell’amicizia: affrontare rabbia, dolore, sconforto riuscendo anche a riderci su! Che bello ascoltare l’opinione di ogni una e sentire che non sei la sola  a fare certi pensieri!

Il sentimento di perdita che vivo dal giorno dell’intervento, la necessità di sentirmi bene con me stessa indipendentemente da quello che “altri” vogliono, la rabbia di non essere accettata nel momento in cui qualcosa nel mio corpo cambia, la voglia di riprendere in mano la mia vita, lo sconforto di dover trovare da sola le possibili soluzioni ai miei problemi…tutti pensieri e sentimenti che posso condividere con le amiche, senza la fatica di dover spiegare, senza la paura di essere fraintesa.

Certamente un grande aiuto per mettere a fuoco dei dettagli, che dettagli non sono, di questo pezzo di vita ancora in divenire e ancora pieno di incognite.

Siamo d’accordo:

I figli non mi hanno dato la “forza” per andare avanti…mi hanno dato il “motivo”.

Il compagno non è come un marito, le esigenze sono diverse come diverse sono le dinamiche dello stare insieme, ma l’affetto che ricevo è importante per non mollare.

Stare con gli altri, esempio al lavoro, non  risolve nessun problema ma mi permette di confrontarmi con la quotidianità dandomi la prova che sì, è possibile ricominciare.

Così, parola dopo parola, mi accorgo che anche le mie amiche, le altre donne, condividono le stesse paure e gli stessi desideri…e mi fa un gran bene, mi spinge ancora di più a reagire, quasi fosse una sfida collettiva: io, in questo momento, in prima linea e dietro tutte le altre donne che vorrebbero vedermi guarita e di nuovo felice, in nome e per conto anche delle loro paure di rischiare, un giorno e spero mai, di vivere lo stesso calvario.

 Venerdì 21 marzo 2014

Con Sergio, visita senologica e di controllo col chirurgo.

Lo so, avrei dovuto ormai farci l’abitudine, ma non riesco a resistere all’ansia che mi sommerge. In ambulatorio trovo il chirurgo di turno e anche il mio, quello che mi ha operata.

Subito si accorgono che qualcosa non va, sono ancora dimagrita, si vede, e non mi viene un sorriso nemmeno a spararmi…

” non ce la faccio più, devo assolutamente dire quello che sento, le mie paure, E VORREI FUGGIRE LONTANO !  vorrei spaccare tutto , vorrei urlare forte , vorrei scatenarmi come una furia…“

Ma non faccio nulla di ciò che vorrei, però riesco a parlare, svuoto il sacco:

– Sì, dopo sei mesi le contrazioni sono ancora forti, se mi fosse stato detto con sincerità quello a cui sarei andata incontro mettendo l’espansore avrei scelto di non metterlo.

– Sì, ho paura che queste contrazioni mi restino anche con le protesi definitive, per sempre, una presenza scomoda, dolorante e non indispensabile,

– Sì, prendo in considerazione di toglierlo e basta ma come rimarrebbe il mio muscolo?…

SONO MOLTO ARRABBIATA, e finalmente non lo nascondo!

E vedo il loro smarrimento…

– Come? non ci è mai accaduto di sentire le altre signore lamentarsi di problemi così a lungo termine, e poi non è che non abbiamo voluto dirle la verità…hem…si veramente non ci risulta sia così faticoso portare un espansore, e poi lei è giovane, non potevamo lasciarla senza seno…hem… il plastico non le ha spiegato nulla?…e poi se ora togliamo l’espansore il muscolo si “impasta” in qualche modo e resta veramente brutto…possiamo provare a fare la ricostruzione e, se fa ancora male, togliamo tutto…

 ”Certo, mettiamoci una cerniera così è più facile aprire e chiudere ! nemmeno morta che ci credo che nessuna si sia mai lamentata di questo coso, porca miseria ! ”

Ma proprio non è nei loro schemi, non è possibile che io possa desiderare di rimanere senza seno, non sanno che pesci pigliare, ma certo non possono garantirmi che dopo il prossimo intervento si sistemerà tutto.

Li guardo bene, sono sinceramente costernati della mia situazione, anche psicologica, ma no, proprio no, non è possibile rimanere così…non per loro, non in quest’epoca, non in questa società.

Sì, loro sono sinceri, come sono sinceri e in buona fede tutti coloro che hanno cercato di convincermi che questo sia un sacrificio dovuto e utile.

” Basta, sono sfinita, non fosse altro che per trovare un po’ di pace CEDO!  Si cedo a farmi operare e ricostruire, cedo ad accontentare chi non riesce capirmi, cedo a fare quello che praticamente tutti si aspettano che io faccia. Non ne voglio parlare più. ”

 ”Che il cielo mi aiuti, che con le protesi sia più vivibile di ora, che vada tutto bene e non debba farmi riaprire ancora…”

 “Quando capisci il cammino, diventa libertà“

Mercoledì 2 Aprile 2014

Un mese e dieci giorni al prossimo intervento. Mi sto inventando qualsiasi cosa pur di non pensarci, pur di far passare il tempo più in fretta. Anche se ho una paura fottuta. Non ho paura dell’intervento, tanto dormirò, mi terrorizza il “dopo”.

Ora conosco molto bene la fatica che si deve fare per riprendersi dopo un intervento chirurgico, soprattutto so che, questa volta, parto svantaggiata: sono stanca, debilitata e non ho nessuna “spinta” psicologica che mi aiuti ad affrontare, ad avere voglia.

Però sono contenta di essere riuscita a mollare la presa, a mettere da parte la rabbia, il rancore, il senso di costrizione. Ogni mattina mi dico che doveva andare così…ora posso solo andare avanti, le mie energie vitali le voglio utilizzare per altre cose…e in questo mi aiuta questo racconto che sto scrivendo.

È come mettere tutto ( rabbia, rancore, paura, fatica, dolore passato presente e futuro,…) in uno zaino e poi toglierlo dalle spalle e posarlo per terra.

Non cancello e non dimentico tutto quello che mi è successo e tutto quello che ho vissuto, solo non ne devo più portare il peso e posso andarlo a rivedere e, rileggendo, rivivere quando voglio.

È tanto vero questo meccanismo di “trasloco” che in certi momenti, quando non riesco a contenere l’ansia del futuro e la rabbia, mi viene voglia di stracciare con furore, di buttare, di bruciare il manoscritto! E non escludo un giorno di farlo davvero!

L’Antonella arrabbiata, dolorante, sola e spaventata non è più in me, è dentro al racconto.

L’Antonella che ora io sono ha capito il suo “cammino” e sta lavorando per quello.

Ora mi sento libera di pensare al mio tumore come ad un pezzo della mia vita in cui ho sperimentato intensamente le mie capacità.

Ora mi sento libera di pensare all’espansore, ed a tutto ciò che comporta, semplicemente come ad un’altra sfida… l’ennesima della mia vita.

Ora mi sento libera di pensare a ciò che mi è accaduto come ad una “occasione”, una ”opportunità”, non più come ad uno svantaggio, non più come ad una perdita.

Un cancro fa molta paura. Amputare un seno è devastante. Sopportare a lungo il dolore è un’impresa titanica.

Avere avuto, avere affrontato, avere digerito tutto ciò è molto liberatorio. Un salto di qualità. Certo nella vita può ancora accadermi di tutto ma io ora, rispetto a prima e rispetto ad altri, lo so.

Antonella Beretta

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