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Art&Show – World Wide Web : habitat naturale per talenti

Isabella LopardiAlessandro Musumeci, in arte Bakushade, è pura potenzialità, un artista in germe, lontano mille miglia dal nostro concetto, convenzionale, d’illustratore.  Originario di Novara, vive a Bellinzago novarese e frequenta l’Accademia di belle arti europea dei media. Questo giovane fumettista classe 1994 realizza disegni che sembrano tratti da videogiochi, crea lavori in tre dimensioni – cimentandosi in quella che potremmo definire scultura digitale – e utilizza una gamma di colori mutevoli che caratterizzano le sue opere.  La tecnica digitale gli permette di rendere tonalità di colore non accessibili agendo con sistemi tradizionali. Questo lavoratore freelance che dà importanza al compenso come punto focale del concetto di lavoro, diplomato al liceo artistico vive in una dimensione nella quale l’abilità nell’illustrazione passa senza ombra di dubbio per il digitale. Ha partecipato ai Campionati del mondo di modellismo fantasy, come apprendiamo da altre fonti, ma non si esprime in argomento perché ha un contratto di divieto di divulgazione. Se il suo modo, istintivo e immediato, di rapportarsi alle immagini acquisisse – come gli accade ora in taluni progetti cui partecipa con altri gruppi di giovani – un respiro internazionale, nei prossimi anni potremmo sentir parlare di questa promessa del disegno mediato dal computer. Attende che gli ambienti giusti gli “aprano nuove porte sia in ambito lavorativo che di miglioramento artistico, conoscendo artisti e persone valide”. E’ propriamente un disegnatore di fumetti. Lo abbiamo raggiunto nel suo habitat naturale, il world wide web: ecco le sue parole e le sue opere.

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Come hai deciso di occuparti delle illustrazioni? Hai cominciato imitando dei modelli?
R. Ho scelto questa strada, rispetto ad altre perché l’illustrazione ha un livello – in molti casi, o almeno nell’ambito in cui lavoro io – di complessità e di resa grafica alta, che sfocia nella Visual art ed è ciò che, diciamo, impressiona una persona al primo sguardo; ho cominciato ispirandomi a immagini su internet di grandi disegnatori di vario genere , cercando un modo per realizzare qualcosa sempre più vicino a quei prodotti che ammiravo tanto.

Come ti ha ispirato l’amore per i cartoni animati? Quali hai incominciato a riprodurre per primi?
R. L’amore per i cartoni animati è stato fondamentale, già all’età di 3-4 anni ho incominciato a disegnarli, copiandoli inizialmente come ogni bambino fa, per riprodurre i suoi “idoli della tv”. Il primo in assoluto che ho riprodotto è stato Dragonball, anche per il fatto che in italia lo trasmettono da 30 anni 5 volte l’ anno (ahahah). Questo copiare mi ha aiutato molto, proprio perché mi ha permesso di sviluppare certe capacità che forse solo da piccoli di apprendono a pieno e tutta la mia vita e stata basata comunque sul disegno, è sempre stato il mio sogno.ctanks position FINALE

Il colore è importante per te? Con quale criterio scegli i colori?
R. Il colore all’inizio non era fondamentale, disegnavo a matita e lasciavo spesso in scala di grigi: ciò ha aiutato la resa del chiaroscuro, ma andando avanti e crescendo il colore si è inserito in maniera preponderante. Trovo che sia fondamentale sia per una completezza di immagine che per una certa aggiunta di atmosfera all’opera. Per i colori non ho un criterio preciso, a seconda dell’opera da realizzare ovviamente cambiano in base alle necessità, bisogna cercare di essere il meno chiusi e limitati possibile, per riuscire a essere professionisti, poiché non sempre, o anzi quasi mai, si potrà realizzare ciò che si vuole senza modifiche, dettate dal committente o da chiunque sia.

Quale tipo di tecnica preferisci, pastello, acrilico, olio?
R. La tecnica che preferisco ora è la pittura digitale con Photoshop, ma per quanto riguarda il disegno tradizionale direi il pastello se fatto bene, poi ovviamente l’olio, per la possibilità di resa alta e di malleabilità a lungo termine.

Quali sono le difficoltà che incontri nel fare del disegno un lavoro?
R. Le difficoltà principali sono date né più né meno dalla possibilità di fare lavori,è tutto all’interno di cerchie ristrette. C’è anche un fattore di qualità dei lavori, che deve essere costantemente alto, ma principalmente qui in Italia, per quanto tu sia bravo, è dura farsi vedere. Attualmente gli studi mi bloccano tanto, ma una volta finito, comincerò a propormi a case editrici avendo tutto il tempo necessario e spero di riuscire a trovare più lavoro.

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Hai avuto a che fare con trame di fumetti e, se sì, come le hai svolte?
R. Ho avuto a che fare con trame di fumetti sia mie che non, diciamo che per svolgerle al meglio ci sono vari aspetti da valutare e da non dare per scontati, ovvero capire al meglio come l’ideatore della storia la immagina, capire a che pubblico è rivolta e quindi che target di persone andrà a colpire e sviluppare lo stile e le immagini basandosi su quello; poi si passa a una fase di lettura e bozza delle varie situazioni, che andranno poi controllate a livello di fluidità ad essere rese dettagliate e  definite. La trama è fondamentale e può dare infomazioni utili, ma molto sta al disegnatore; ovviamente meglio è fatta la trama e più il disegnatore potrà rendere il disegno simile all’idea dell’autore.

DSCN2127[1]Quale appello vuoi lanciare alle case editrici, per il momento in cui i tuoi studi ti permetteranno di collaborare con esse?
R. Il mio appello è di non avere paura di rischiare, puntando su una persona, di dare la possibilità ai giovani di almeno provarci, senza dover avere dell’esperienza già per poter fare esperienza, poiché le idee le ho e le abbiamo; quindi dare la possibilità di creare nuovi progetti. E’ vero che in tali realtà ci sono anche problemi legati a fattori economici e quantitativi, in termini di staff.

Parlaci del 3D (tridimensionale): perché è una forma di scultura digitale?
R. Il 3D non è fondamentale per il disegno, ma è su un binario parallelo al disegno: negli ultimi anni va sempre più di moda il 3D sia per film, che giochi, che animazioni… Nell’ultimo periodo esso si è unito in qualche modo al disegno, anche se alcuni sostengono che usare 3D nel disegno sia come barare; beh io dico che il 3D può andare benissimo per supportare il disegno, poiché non siamo in gara, lo scopo è sfruttare al massimo le potenzialità che il mondo ci dà e realizzare un prodotto sempre migliore, di alta qualità.

Che cos’è Steam age? Qual è il tuo contributo a riguardo?
R. Steam age è un progetto nuovo realizzato dal team White Matter, di cui sono entrato a far parte come creatore di personaggi e di illustrazioni. Il gioco è in indie (independent, ndr) ovvero di produzione amatoriale. Appena sarà a buon punto, con un trailer a disposizione, verrà inserito per il crowdfunding, che è una nuova possibilità per chiunque produca un prodotto di ottenere dei fondi utilizzabili per la realizzazione, proponendo un servizio. Il gioco è in stile steampunk (stile vittoriano con pezzi meccanici, anacronistici rispetto all’Ottocento) con elementi futuristici, a transazione laterale 2D, ovvero come i giochi di stampo anni ’90, ma con veste grafica nuova, data dagli sfondi e dalle nuove tecnologie . Il genere è MMORpg che in parole povere sta a indicare.un gioco di ruolo online. Il team è veramente ben composto, si lavora duramente e proveniamo da vari Paesi nel mondo: si tratta perlopiù di italiani, ma abbiamo elementi internazionali scelti in base alle competenze nel proprio ruolo. Speriamo dunque di avere tutto il sostegno possibile per il nostro progetto, che solo grazie a questo potrà vedere la luce con il dovuto successo.

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Il tuo obiettivo nel disegno è impressionare le persone, trasmettere piacere? Parlacene! Come ci riesci? Come incomincia per te l’idea di un disegno?
R. Il disegno per me è tutto, è stata la mia ragione di vita fino ad ora, con i miei lavori spero di impressionare le persone potendo lasciare loro qualcosa, anche soltanto per pochi istanti, come appunto lasciano qualcosa a me le immagini che amo. Credo nel potere di fascinazione che una cosa bella provoca. Quindi cerco di unire queste mie idee in mondo professionale a ciò che faccio.
L’idea di un disegno, se è commissionato nasce di per sé; se il progetto è libero, bisogna impostare l’idea sul foglio. Nei miei disegni personali l’idea nasce da ciò che mi piace, è un po’ un mediare tra i vari aspetti che prediligo, per esempio le ombre, i colori spenti, la notte, elementi che voglio riprodurre per dare una certa atmosfera; l’idea può già esistere nella mente, facendo lavorare la mente di getto, ma anche a volte venir fuori mentre si disegna: sono metodi diversi, a volte con gli stessi risultati e a volte no! Il riuscire poi a terminare un disegno in modo soddisfacente sta nella preparazione tecnica che ogni disegnatore ha e certamente anche da una componente istintuale, che definirei innata in piccola parte. Forse però la cosa più importante è aprire gli occhi e crearsi una cultura visiva, avere alle spalle la visione di tante immagini ed essere il più aperti possibile a tutti i settori, prendendo il meglio da ognuno per migliorare.

Intervista di Isabella Lopardi

Diffusione di talenti. A partire dalle biografie, intrecciamo contatti con galleristi e rendiamo visibili, su www.ilfont.it, gli artisti a reciproco vantaggio. Sei un artista o un gallerista e hai una biografia da proporci? Dialoga con noi e invia materiale all’indirizzo isabella.lopardi@icloud.com, anche per fissare un colloquio telefonico.

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