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Biagio Goldstein Bolocan e la traduzione pericolosa

Biagio Goldstein Bolocan e la traduzione pericolosa

“Il traduttore”, che dà il titolo al romanzo di Biagio Goldstein Bolocan, è un uomo di profonda cultura a cui è stato assegnato un compito molto importante, quello di far conoscere ad un pubblico di lettori, che non ha nulla in comune con il substrato culturale dell’autore, un mondo sufficientemente lontano per essere ammantato di leggenda.

Ecco allora che la traduzione assolve pienamente il compito che le è affidato: lungi dall’essere un semplice meccanico strumento, diventa chiave di lettura di un’opera e di un contesto culturale, semina curiosità e sollecita dubbi, impedisce la caduta nell’oblio di parole e pensieri memorabili.

Abituati ad una libertà di pensiero che non conosce quasi più limiti, dimentichiamo come soltanto cinquant’anni fa la storia percorresse sentieri diversi, come anche in Europa fosse faticoso, se non addirittura pericoloso, assentire o dissentire, parlare o scrivere in modo non allineato.

Biagio Goldstein Bolocan si trova a dover fare i conti con la Storia da sempre, per passione e per lavoro, avendo una laurea in Storia, dei trascorsi da insegnante e una attività da autore di manuali scolastici, molto più impegnativa di quanto si potrebbe credere, dal momento che essere oggettivi col passato è impresa assai ardua.

Per motivi anagrafici ( è nato nel 1966) non ha vissuto in prima persona l’ultima grande rivoluzione, il ’68, ma si è calato interamente nel suo seguito cronologico, con un intenso impegno politico e uno sguardo attento sull’Italia ferita e divisa degli anni successivi.

Sessant’anni di storia italiana fanno da sfondo ai tre romanzi dello scrittore, nei quali primeggia la figura di un commissario della Questura di Milano, Ofelio Guerini, origini romagnole e militanza comunista, un biglietto da visita non sempre comodo quando si lavora tra le forze dell’ordine.

 Biagio Goldstein Bolocan, venti di Russia nella Milano del 1956.

“Il traduttore” prende le mosse da una vicenda reale, poi liberamente interpretata nel romanzo: nel 1957 la casa editrice Feltrinelli pubblicò la traduzione italiana de “Il Dottor Zivago” di Boris Pasternak, rifiutato nell’URSS in quanto l’autore venne ritenuto un reazionario, tanto che fu stampato in lingua originale solo nel 1988 ( a fronte di un Premio Nobel per la Letteratura ricevuto trent’anni prima, nel 1958).

Fu quello che si dice “un colpaccio”, voluto da un editore poi molto discusso come Feltrinelli, che portò anche alla realizzazione di un film nel 1965, vincitore di cinque premi Oscar, capace di toccare le corde del cuore con la storia d’amore del dottor Zivago e di Lara, sullo sfondo della Russia del primo Novecento.

Biagio Goldstein Bolocan inizia il suo racconto dal rinvenimento di un corpo, quello di Cesare Paladini-Sforza, traduttore della Feltrinelli impegnato in gran segreto alla trasposizione del lavoro di Pasternak.

Un primo, brevissimo, capitolo e la finzione prende il sopravvento, come è giusto che sia in un romanzo, e la Grande Storia resta a fare da sfondo.

Il commissario Ofelio Guerini viene incaricato di risolvere un caso di omicidio mascherato grossolanamente da suicidio e si trova catapultato in una casa “piena zeppa di cose, ma vuota di vita”, dalla quale è scomparso il manoscritto della traduzione.

E’ un bel rebus, questa morte, dalla quale non si riesce a capire chi potrebbe trarre vantaggio, dal momento che l’opera tradotta può essere pubblicata solo con l’assenso esplicito di Pasternak.

Cesare Paladini-Sforza sapeva di correre dei rischi con la sua traduzione?

Chi lo ha ucciso ne era a sua volta consapevole?

Come si legano amore, denaro, ambizione, ideologia, lavoro in questo caso da risolvere?

Chi sono e che ruolo hanno Anatolij Mishin e Theodor McIntyre?

Guerini possiede un intuito, un istinto che lo porta spesso a dubitare di ciò che appare troppo semplice, per cui si cala con tutta la sua possente mole nell’indagine, muovendosi nei corridoi della Feltrinelli, agganciando amici studiosi a cui chiedere supporto, scacciando il più possibile l’idea che, alle spalle di una carotide recisa da una lama affilata, ci sia un intrigo politico internazionale derivato dalla Guerra Fredda.

Per una volta, invece, il commissario dovrà ricredersi e dare piena fiducia al suo intuito, che gli rivelerà la soluzione passando attraverso tre piccoli, apparentemente insignificanti, particolari.

 

L’Italia del dopoguerra rivive nelle pagine di Biagio Goldstein Bolocan

L’Italia repubblicana nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale ha un ruolo da protagonista nel romanzo di Biagio Goldstei Bolocan, comparendo nelle scelte e nelle riflessioni di tutti i personaggi principali.

E’ così per Ofelio Guerini, molto perplesso di fronte alle notizie sulla rivolta ungherese che stanno arrivando, lui che ha una memoria di lotta partigiana e di impegno politico nel Partito comunista, lo è per sua moglie Maria, che sta cercando di affrancarsi dal ruolo di angelo del focolare con un incarico di redazione, lo è per Giangiacomo Feltrinelli, con la sua visione del mondo rivoluzionaria applicata alla sua casa editrice.

Ci si muove con prudenza nell’ambito della Guerra Fredda, si annunciano novità da un luogo chiamato Saigon, si diffondono notizie relative alla responsabilità del Kgb nella morte di Paladini-Sforza.

Milano è una città difficile, in quegli anni, al suo interno maturano ideologie opposte che daranno purtroppo vita, nel periodo successivo, ad episodi di inaudita violenza.

Gli interventi storici di Biagio Goldstein Bolocan sono sempre misurati, mai un indugio eccessivo in relazione a qualche digressione storica, tutto accuratamente calibrato in relazione a una storia d’amore e di morte.

In sostanza, è questa l’impalcatura solida su cui si regge la storia, la dicotomia sulla quale è costruita la storia dell’uomo, dalla sua origine in poi.

Lo capirà Guerini scoprendo gli intrecci della vita di Anna Tricella, conosciuta alla Feltrinelli e capace di stimolare i sensi del commissario, di Domenico Missiroli, un uomo costretto dai tempi a vivere al margine del bigottismo sociale, e Cesare Paladini-Sforza.

La soluzione è  sempre stata a portata di mano, ma quando la percepisce e la concretizza Ofelio Guerini non prova la soddisfazione che dovrebbe dargli un caso risolto, non sarà facile mettere da parte il vissuto di questa indagine, ma lui ci proverà. Insieme a Maria.

 

Biagio Goldstein Bolocan e la traduzione pericolosa

 

AUTORE : Biagio Goldstein Bolocan

TITOLO : Il traduttore

EDITORE : Feltrinelli

PAGG. 252,  EURO 16,00

 

 

 

 

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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