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Cinema-Sorrentino dipinge la Grande bellezza: noi non ci riconosciamo

emilioLa bella confusione, La vita è bella, La grande bellezza: tre titoli di film con un comune denominatore sia nel titolo che nel successo. Abbiamo un buon motivo per parlare di cinema: il nostro appuntamento sentitissimo, nella mia New York come a Los Angeles, con la notte degli Oscar.

 

 

Cate Blanchett Oscar 2014_03

Le aziende del lusso, muovono interessi importanti per vestire le star sul tappeto rosso (splendida su tutte Cate Blanchet in un abito Armani di gusto sublime), ma quest’anno l’appuntamento era sentitissimo anche e soprattutto per la nostra Grande Bellezza di Paolo Sorrentino che, ante Oscar, aveva già conquistato un numero importante di riconoscimenti. Ho meditato, memorizzato e letto ragioni interessanti sul perché Sorrentino sia riuscito a strappare innumerevoli applausi stranieri (e alcune perplessità nostrane) con il suo film. Dopo aver vinto il premio cinematografico britannico BAFTA, l’americano Golden Globe, da sempre “anticamera” degli Oscar, la Grande Bellezza ha suscitato molti paragoni felliniani. E del resto tutti amano Fellini (“La bella confusione” era il primo titolo del film pensato da Fellini, per La dolce vita) e misto a un pizzico di Pasolini, gli stranieri riconoscono con affetto lo stile italiano di Paolo Sorrentino.

Questo film, per gli stranieri, rappresenta un compendio dell’Italia contemporanea guardato con gli occhi affettuosi, ma disincantati, di Jep Gambardella, un napoletano a Roma. Occhi a volte spietati, a volte diveriti, amorevoli ma stanchi, esattamente come sono gli occhi della maggior parte degli italiani di oggi. Sono gli occhi prestati da Toni Servillo, 54 anni, che abbiamo imparato as amare con Le conseguenze dell’amore (2004),  Il Divo (2008) Gomorra (2008), Bella addormentata (2012).

La Grande Bellezza 03Insomma: critica ed elogio, allo stesso tempo, per l’Italia contemporanea, anche se non sempre sono ammessi (in Patria almeno). Sorrentino interpreta Roma a modo suo: agli stranieri piace molto quel modo tutto “suo”, mentre per noi Italiani non è facile diconoscersi in quel ritratto… noi, i protagonisti del film, essendo italiani abbiamo “nostro modo” di vedere le cose, non quello di Sorrentino.
Certo la bellezza dell’Italia è evidente come un talento puro che spesso non si allena: puo’ sbocciare o fallire miseramente e, in questo caso, è consapevole d’aver sprecato puro talento, quella bellezza appunto, di cui parla il film di Sorrentino. Ecco allora l’Italia dai colori sensuali, delle forti emozioni, tentazioni e sapori, paesaggi e dialoghi, una Roma splendida e decadente che “non si impegna” sebbene sia stra-carica di talento, di grande bellezza.

Il talento, questa bellezza raccontata da Sorrentino è ciò che gli americani (e gli stranieri in genere) ammirano senza stupirsi: ai loro occhi il film risulta vero, vero di una umanità ricca di personaggi come noi: eccessivi, illusi e sballati, emozionati, teneri e romantici, ma anche sguaiati e volgari, poeti e scrittori, ma anche faccendieri e corrotti, santi e poveri diavoli, tutti noi italiani insomma, legati tra di loro da dialoghi scritti magistralmente così come riescono a farlo solo i copioni da Oscar. Nell’umorismo raramente sarcastico e sempre affilato di un colto Sorrentino, la Grande Bellezza scorre lenta e sorniona strizzando l’occhio a quegli americani che si illudono di aver potuto segretamente spiare Roma e tutti noi Italiani dall’interno (o dal buco della serratura).

La Grande Bellezza 15

Vincendo l’Oscar, l’undicesimo per l’Italia, Sorrentino ha riportato in Patria quel successo internazionale, preceduto da Benigni quindici anni fa, con un altro film agro-dolce. Nessuno a Los Angeles s’è sorpreso della nostra vittoria, anzi c’era molta pressione sull’esito, nel caso il nostro favoritissimo non fosse tornato a casa con la statuetta dorata: è l’ennesimo riconoscimento d’amore dell’America verso le nostre grandi bellezze.

Emilio Paschetto, New York

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