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Emigranti high tech

 

Il mio viaggio nel mondo degli emigranti del terzo millennio continua.
Oggi conosciamo gli emigranti high tech: ingegneri, programmatori, sviluppatori di app, insomma gli esperti, a vario titolo, del mondo tecnologico e del web in generale. E lo facciamo partendo dal racconto di Francesco Fullone, giovane imprenditore, che, su Facebook, ha dato vita ad un gruppo di “mutuo soccorso” dal titolo molto esplicativo “Emigriamo? Gruppo di auto aiuto per futuri emigranti hi-tech”.
“La motivazione principale che spinge molti del nostro settore ad andare all’estero a lavorare” dice Francesco “è quella economica. In Italia, la qualità del lavoro nel nostro settore è davvero mediocre, manca interesse ed attenzione per le professionalità legate all’hi-tech di cui , spesso non si comprendono nemmeno le potenzialità per lo sviluppo del business 2.0. Per fare un esempio, all’estero un’azienda media investe 50mila euro in un progetto che, in Italia, al massimo è valutato 5mila”.
La matematica, si sa, non è un’opinione e il confronto è davvero impari. Nessuno stupore quindi davanti a questo fenomeno che potremmo tranquillamente inserire nella categoria “fuga di cervelli” piaga ben nota nel nostro Paese.
La cosa che stupisce, ancora una volta?, è lo scollamento tra il paese reale ed una generazione di trenta/quarantenni cresciuti a pane e pc che hanno trasformato una passione in professionalità capaci di dare nuovo impulso ad un’economia che, di giorno in giorno, precipita verso livelli terzomondismi.
“Ognuno di noi” continua Francesco “investe mediamente il 20% del suo tempo in formazione, quasi sempre su testi in lingua inglese, ma sono davvero poche le aziende che recepiscono l’importanza della formazione, soprattutto in un settore come il nostro, dove i cambiamenti avvengono a velocità stellare. All’estero non è così, e non solo nei paesi anglosassoni come si potrebbe credere, ma anche e soprattutto nei paesi considerati in via di sviluppo, dove l’informatizzazione è a livelli molti alti.
Recentemente il Corriere della sera Brescia ha dedicato un articolo ai talenti bresciani che si sono trasferiti in Malesia dove, il governo di Kuala Lumpur sta costruendo un distretto tecnologico che, manco a dirlo, gode di agevolazioni fiscali e altri incentivi. Da tempo il mondo del business digitale, i primo sono stati giganti come Google e Microsoft, ha scoperto che nel nostro Paese c’è un vivaio brillante e soprattutto motivato, oltre che dai forti incentivi economici, dalla disillusione e dalle prospettive di crescita personale.
La lingua, abbiamo visto, non è un problema, le “radici” nemmeno, vista la giovane età certamente, ma anche la consapevolezza che oggi, grazie alla rete, possiamo continuare a coltivare i legami affettivi: ormai anche mamma e papà sanno usare Skype e si divertono pure!
E a proposito di radici chiedo conferma a Francesco, papà da pochi giorni, “no, non mi spaventa l’idea di trasferirmi all’estero con tutta la famiglia, ho già in mente una rosa di paesi tra cui scegliere: Inghilterra, Germania, Canada, Sud America. Tutto dipende dai prossimi anni, se raggiungerò gli obiettivi previsti restiamo in Italia, altrimenti via, senza troppi patemi”.

mappa emigrazione

I problemi, per chi emigra per lavoro, sono semmai legati alla praticità: come scrivere un curriculum, aprire un conto corrente, quali visti occorrono, quali sono le normative.
Il curriculum Europass” scrive Aldo Mencaraglia su Italiansinfuga “o comunque scritto secondo i canoni italiani non funziona nel mercato del lavoro di stampo anglosassone. I datori di lavoro e le agenzie di collocamento sono abituati ad un certo tipo di formato e deviare da questo vuol dire con molta probabilità essere scartati immediatamente”.
Niente paura, in rete prolificano siti che danno suggerimenti e consigli, ovunque si trovano gruppi di supporto per gli emigranti high tech ma non solo. C’è solo l’imbarazzo della scelta e, per chi ama leggere, anche molti libri che raccontano le esperienze di chi è già partito.
Condivisione: questa la parola d’ordine dei nuovi “nomadi”, digitali e non!

La prossima settimana parleremo degli emigranti over 50, ovvero emigranti in pensione. Con buona pace dello spread.

Se volete raccontarmi le vostre esperienze di emigranti, scrivetemi: redazione@ilfont.it

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