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Una valle magica dove l’auto è bandita: la Val Codera

Una valle magica dove l’auto è bandita: la Val Codera

Una delle peculiarità della Val Codera, in provincia di Sondrio, al confine con la Val Masino e Val Bondasca, è la scarsa accessibilità; infatti è raggiungibile in auto solo per una strada sterrata fino a Codera, poi solo a piedi, in mountain bike o in elicottero, usato per lo più per le emergenze; pochissimi gli abitanti che ancora popolano i piccoli villaggi di questa valle.

Circondata dal Pizzo Badile e Pizzo Cengalo, la valletta è piena di sentieri e mulattiere frequentate da secoli, che danno l’accesso ai piccolissimi borghi e ai rifugi, collegandoli fra di loro: itinerari percorribili in ogni periodo dell’anno per la bellezza e la varietà del paesaggio; in particolare nelle stagioni intermedie il clima e i colori delle montagne e del fondovalle rappresentano uno scenario incantato e magico.

Un’antica leggenda, con due differenti versioni, racconta che la selvaggia Val Codera sia stata la prima ad essere creata dal buon Dio, ancora inesperto nella sistemazione di fiumi, monti e valli; l’altra, al contrario, che sia stata l’ultima creazione di un Dio piuttosto stanco del suoi lavoro, che avrebbe scaraventato un po’ svogliatamente sulla terra questi massi formando i dirupi scoscesi che anche Leonardo da Vinci descriverà poi in modo terrificante, ma ammirato, nel suo Codice Atlantico.

Una valle magica dove l’auto è bandita: la Val CoderaLa sua posizione strategica è stata comunque il viatico per il passaggio di tante popolazioni tra il Nord e il Sud; dalla valle sono transitati Celti, Romani, barbari del nord, francesi, svizzeri, grigioni, spagnoli ed austroungarici.

In epoca fascista la Val Codera divenne il rifugio delle Aquile Randagie, un gruppo scout clandestino e da allora ha sempre rappresentato un punto di riferimento per molti esponenti di questo corpo volontario che sale in valle per ritiri spirituali, escursioni e vacanze nella natura incontaminata.

In alcuni punti della vallata sono stati creati vari decenni addietro dei terrazzamenti sui fianchi delle montagne, per permettere un’agricoltura di sussistenza, dove si ricavava prevalentemente canapa e lino per i tessuti, orzo, segale, granturco e patate; oggi di questi luoghi ne è rimasta una minima parte, che fornisce ai pochi abitanti patate, fagioli ed ortaggi ed un po’ di granoturco ottobrino, oltre a castagne e funghi dei boschi.

Val Codera, le capre qui sono una ricchezza

L’allevamento dei bovini è sempre stato di scarso rilievo, al contrario di quello delle capre; gli animali in estate vengono condotti al pascolo semibrado sugli alpeggi; qui si possono trovare saporiti formaggi d’alpe, tra cui l’esclusivo “mascarpìn”, un formaggio grasso di latte di capra dalla caratteristica forma affusolata, simile ad un dirigibile, che può essere gustato fresco come una ricottina o salato e lievemente affumicato, spesso usato come condimento di verdure e di primi piatti.

Un altro prodotto caratteristico della vallata è il “granito sanfedelino”, una pietra locale con la quale, da sempre, si sono costruiti nella valle muri, tetti, stipiti, reggigronda, soglie e davanzali, scale e terrazze, panchine, i tavoli all’aperto delle abitazioni e dei crotti, vasche, lavatoi, le mangiatoie per il bestiame; materiale faticoso da estrarre e lavorare, ma che veniva portato anche in città lontane, soprattutto per fare rivestimenti murali, pavé e cordoli da marciapiede.

Una valle magica dove l’auto è bandita: la Val Codera

Val Codera è anche musei

Del sanfedelino, oggi, rimangono vecchie cave e alcuni abili artigiani della pietra, che, assieme al materiale raccolto nel Museo Storico Etnografico Naturalistico e nel Museo Mineralogico e della Castagna fortemente voluti e gestiti dall’Associazione Amici della Val Codera, che organizzano anche diversi eventi nei rifugi in quota per i volenterosi escursionisti, sono la testimonianza di una presenza che ha reso speciale questo territorio.

Tra gli appuntamenti che vengono solitamente organizzati in valle per attirare turisti e visitatori, ci sono le quattro processioni annuali che si svolgono a Codera nei giorni di S. Marco, S. Giovanni Battista, Assunzione di Maria e S. Rocco, quando le sacre effigie vengono trasportate per le vie del paese dai confratelli dalla tunica scarlatta; a metà ottobre, invece, la patata di valle è la protagonista di “Spirito di patata”, con piatti e degustazioni di menù tradizionali a base del prezioso tubero. Nelle ricorrenze novembrine dei morti e dei Santi e per San Martino, la festa si rinnova ogni anno con le castagne ed i frutti del bosco e sottobosco, mentre il periodo natalizio, nel silenzio e nella pace della valle imbiancata, l’incanto attira varie persone.

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Massimo Tommasini
Massimo Tommasini, esperto in editoria aziendale e ambiente

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