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Vito Mancuso, cogito ergo sum

Vito Mancuso, cogito ergo sum

Filosofo, teologo, docente universitario, giornalista per grandi testate nazionali, Vito Mancuso esercita da vent’anni la professione dello scrittore, finalizzata alla diffusione del suo pensiero, non sempre in linea con le riflessioni della teologia ufficiale.

Che fosse un uomo dall’animo ribelle fu evidente sin dalla giovinezza: a ventitré anni venne  ordinato sacerdote dal Cardinale Carlo Maria Martini, ma a distanza di una anno chiese ed ottenne la dispensa papale per potersi occupare in modo esclusivo dei suoi studi teologici; in un secondo momento chiederà anche la dispensa dal celibato nella prospettiva di diventare marito e padre.

Figura complessa, nel corso del tempo ha posato non solo l’abito esteriore, ma anche quello interiore, maturando riflessioni sui principi della fede che lo hanno condotto a porsi criticamente nei confronti di alcuni dogmi propri del cattolicesimo, ad esempio quello della creazione dell’anima, o del ruolo rivestito dal peccato originale o ancora quello della valenza di un giudizio universale a cui si lega un’idea di Inferno.

Avvicinarsi alle opere di Vito Mancuso comporta essere pronti a mettere in discussione i propri principi etico-morali, oltrechè religiosi, perché lo scrittore, lungi dal rivestire il ruolo del cattedratico, si pone al fianco del lettore per sostenerlo nel suo percorso di lettura delle pagine e di rilettura di se stesso, come appare evidente ,nel suo ultimo saggio, “Il bisogno di PENSARE”.

Vito Mancuso, trovare in se stessi lo scopo dell’esistere

“Se pensate che la filosofia non serva a nulla per la vita quotidiana… se pensate di non aver bisogno di ponderare, discernere, connettere, ringraziare… se pensate di aver sempre ragione senza mai ragionare… O anche più semplicemente, se pensate e basta, allora l’ultimo libro di Vito Mancuso vi sarà utilissimo.”(Enzo Bianchi)

Le parole del Priore di Bose sono un invito prepotente ad immergersi in pagine che a volte, troppe probabilmente, siamo portati ad accantonare giustificandoci col ritenerle difficili, lontane da noi, impenetrabili.

In verità, in quanto esseri pensanti dovremmo invece immergerci in esse, per trovare la forza di cambiare il nostro modo di vivere, troppo egocentrico ed autoreferenziale: come detto da Vito Mancuso, noi abbiamo sostituito nella gerarchia dei valori Dio con Io, illudendoci forse di dare una risposta ai dubbi esistenziali semplicemente lasciando cadere una consonante dentale.

Indipendentemente da quello che può essere il credo religioso, l’uomo possiede la capacità di migliorarsi, sente il bisogno di sollevarsi da terra e proiettarsi verso l’alto, sviluppando le sue abilità cognitive mediante l’esercizio del pensare.

Non è certo un caso se la classificazione tassonomica dei gradi di sviluppo dell’essere umano pone come punto d’inizio della specie umana moderna l’homo sapiens: molte furono le conquiste dell’habilis e dell’erectus, ma determinante fu il passaggio dal concreto all’astratto, dallo strumento al concetto, dal lasciarsi vivere al conquistarsi la vita.

Vivere, chiedersi perché si vive e desiderare sempre una vita diversa e migliore sono la nostra specificità, ciò che ci distingue dagli altri esseri viventi, incapaci di ragionare su se stessi.

E allora esercitiamola, la facoltà di pensare, trasformiamola in un bisogno che sia svincolato dai desideri che si accumulano nella nostra mente a causa dello stimolo ad avere sempre di più, a non essere mai felici dell’attimo presente, neanche quando questo rappresenta un obiettivo raggiunto, perché subito spostiamo l’asticella un po’ più in alto, senza godere di ciò che abbiamo ottenuto.

Le pagine del saggio di Vito Mancuso sono costellate di domande, a volte incalzanti, alle quali lo scrittore prova a rispondere facendo riferimento solo a se stesso, senza pretendere di aver individuato principi universalmente validi.

Vito Mancuso, una vita da equilibrista

La prima di copertina del saggio da poco nelle librerie ci colpisce per due motivi: l’uso della maiuscola per il verbo “PENSARE” e l’immagine che lo accompagna.

Da quando viviamo parte della nostra vita sui social abbiamo perso la comunicazione orale e le sfumature di tono che l’accompagnano, sostituendole con vari artifici, uno dei quali è proprio l’uso della maiuscola: attenzione, sembra voler dire Vito Mancuso, è questo il termine che devi comprendere a fondo, tutto il resto è contorno, concentrati e pensa a pensare.

Allora ti sentirai come l’equilibrista sulla fune che vedi ritratto: ogni tuo passo sarà accompagnato dal rischio di cadere nel vuoto, ma è un rischio che vale la pena di affrontare, se ne uscirai più consapevole e responsabile.

C’è un’arma a disposizione per non soccombere ai mali ed alla negatività del mondo: l’amore.

E’ una forza seducente e costruttiva, la più potente che ci sia.

L’amore regge gli assalti dell’odio e del male, infonde vita duratura, non ha bisogno di nulla per esserci, in quanto nasce da sé.

Vito Mancuso li chiama amori celesti, sono forze interiori, slegate dal pensiero ordinario, un territorio misterioso che determina il nostro essere, che ci permette di avere una personalità così spiccata da essere unica, in senso assoluto.

Imparare a pensare non solo con la mente ma anche e soprattutto con il cuore: solo in questo modo, dice l’autore, sapremo orientarci nel mare della vita quotidiana, trovare la nostra Itaca per un approdo rasserenante, dopo aver scelto di resistere strenuamente non abbandonandoci alle correnti e alle tempeste.

“L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante…Sforziamoci dunque di pensare bene”. (Blaise Pascal, dall’introduzione al saggio).

 

Vito Mancuso, cogito ergo sum

 

AUTORE : Vito Mancuso

TITOLO : Il bisogno di pensare

EDITORE : Garzanti

PAGG. 192, EURO 16,00

 

 

 

 

 

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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