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Carlo Boumis, il naufragio esistenziale dell’uomo contemporaneo

Carlo Boumis, il naufragio esistenziale dell’uomo contemporaneo

Di quanti luoghi non-luoghi è popolata la letteratura?

Di tanti, sia che essi appartengano all’età antica sia che si rinvengano tra pagine più moderne.

Da Narnia, luogo fantastico che fa da sfondo alle Cronache di C. S. Lewis, al paese dell’Eldorado meta del Candide di Voltaire sino allUtopia di T. More è tutto un prolificare letterario di una geografia che alcuni critici si ostinano caparbiamente a non voler  considerare soltanto simbolica, come ha da essere.

Lo sa bene Carlo Boumis, professore di lettere antiche e moderne in un liceo romano, scrittore di saggistica e ora anche romanziere, da poco in libreria con “Scheria”.

Scheria è uno di questi luoghi, celebrato nell’Odissea omerica come la terra dei Feaci, popolo benedetto dagli dei, lontano dalle guerre e destinato a vivere in perenne prosperità, nel rispetto delle regole di ospitalità molto care agli antichi Greci.

E’ una terra di approdo, è la terra che raggiunge Ulisse naufrago e assume le sembianze della salvezza, della possibilità del ritorno in patria, non prima di aver narrato le sue vicissitudini di eroe senza ritorno al re Alcinoo e alla sua corte.

Da Itaca è partito e a Itaca ritornerà, ma solo dopo dieci lunghi anni, in cui ha dovuto sperimentare ogni sua abilità, essendo incorso nelle trappole degli uomini e degli dei.

Per il romanzo di Carlo Boumis, che prende le mosse proprio da quest’isola, non è tanto importante il fatto che essa abbia una presumibile reale collocazione nel Mediterraneo (potrebbe essere identificata con Corfù, essere collocata in Sardegna o in Calabria, se non addirittura nelle acque dei mari del nord), quanto la forza della metafora che essa sottende: anche per l’uomo moderno lasciare i luoghi a lungo ritenuti sicuri non implica di necessità il farvi ritorno, finale possibile, certo, ma solo a prezzo di un lungo e faticoso cammino.

La storia ruota attorno a Giulio, uomo naufrago, e ne narra il percorso attraverso una lingua ricca e colta, raffinata e profonda, di cui l’autore non disdegna di evidenziare la potenza e la bellezza.

Scheria, l’approdo dei personaggi letterari di Carlo Boumis

Alcinoo, Arete e la loro figlia Nausicaa, tanto cari agli dei lasciano il posto, nel romanzo, ad una realtà molto meno accogliente, in cui il vivere è un’impresa quotidiana: la Scheria del titolo è un istituto dove approdano adolescenti problematici, con un difficile rapporto col mondo, molti dei quali afasici.

Il grande complesso, dalla geografia minuziosamente descritta, ha un passato da istituto agrario risalente a inizio Novecento, si trova in Sicilia, non lontano da Catania, dato che, guardando a nord, appare “sul fondo il profilo del vulcano, bianco ora, sotto una grande porzione di cielo che gli arrivava fin sulla testa, limpido o carico di ammassi luminescenti o di nuvole stracciate in movimento veloce.

Linee di colombi, di merli e di cornacchie correvano parallele o trasversali alle strisce del paesaggio e le infrangevano coi loro suoni.”

E’ già tutto in questo incipit: a guardare verso nord è Giulio, insegnante di letteratura in crisi, che é naufragato nel suo mondo di presunte certezze, non riesce più a capire se ciò che dovrebbe insegnare abbia un senso oppure no, se le sue parole possono plasmare la mente dei suoi studenti come fa la goccia col sasso, lentamente ma in modo irreversibile.

Ha provato a lasciarsi il passato alle spalle per trovare qui le risposte che gli mancano.

Scheria è un luogo dove sono convogliati gli afasici, coloro che non sanno più comprendere o comporre le parole, che hanno perso la padronanza dell’espressione verbale.

Giulio porta con sé un’afasia metaforica, l’incapacità di ritrovare nelle parole, che sono il cardine dell’insegnamento delle sue discipline, un senso e un significato profondo, non un inutile e vuoto significante.

Condividere il suo bagaglio culturale gli sembra improvvisamente un futile esercizio narcisistico, il tentativo di insufflare vita in quei discorsi del tutto inutili, perché rivolti a persone che non vogliono o non possono comprenderli.

Il viaggio che l’ha portato a Scheria, lasciandolo naufrago come Ulisse sul bagnasciuga, è stato come una fuga, un ammutinamento, un’obiezione di coscienza: è stato proiettato in un mondo nuovo, dove l’espressione “far scuola” deve essere intesa in modo letterale, bisogna costruire giorno dopo giorno, con lungimirante pazienza, le basi perché i ragazzi del centro possano giocarsi la partita della vita.

I suoi rapporti con gli altri sono ridotti all’essenziale, fatta eccezione per Gregorio, il responsabile della sua sezione, ritornato  a Scheria da adulto, dopo esservi stato, quasi muto, da adolescente, pronto ora a donare le sue parole agli altri.

L’istituto è un mondo di donne, Carlo Boumis costruisce due identità maschili molto forti da contrapporvi: Gregorio appare imperativo, Giulio lo teme, gli hanno detto che è rigido con gli insegnanti, ma in realtà riesce a costruire con lui una relazione positiva all’interno del suo regno personale.

Il naufrago deve risollevarsi, trovare una ragione per tornare a casa, dopo essersi rifocillato nel luogo più lontano possibile dalla sua vita precedente

Gli adolescenti di Scheria

Sono tre gli adolescenti con cui Giulio mette in discussione la sua funzione, il suo ruolo: Jibril, Arianna e Lucia.

Il primo è arrivato dalla Nigeria in Sicilia, ha una storia complessa alle spalle che viene sfiorata ma non spiegata, è l’emblema vivente della negazione dei preconcetti, uno dei quali vede i veri naufraghi del nostro tempo sottostare al pregiudizio dell’inferiorità intellettuale.

Jibril ha frequentato i primi anni del liceo classico a Catania, vuole continuare a studiare e diplomarsi, chiede aiuto a Giulio per il greco e lui risponde con passione, da insegnante quale non vorrebbe più essere, dedicandosi a declinazioni, paradigmi e interpretazioni per un tempo fugace.

Le due ragazze sono adolescenti ribelli, più Arianna che Lucia, refrattarie all’apprendimento tradizionale, insensibili alle sollecitazioni di tipo scolastico che vengono da Giulio.

La loro ammirazione va a Gregorio, il punto fermo della loro vita in istituto, il perno su cui tutto ruota.

Provare ad accendere le loro menti incolte è impresa senza successo, sino a quando Giulio non trova un punto d’intesa con Lucia, che poi trascinerà con sé anche Arianna, dato che le due sono legate da qualcosa di più di un’anonima amicizia, forse un amore non trasgressivo, una condivisione di difficoltà, di paure, di dolore.

E’ il caso che svela una passione di Giulio, quella per il mondo della natura, per le piante , gli animali e in particolar modo gli uccelli di cui ha una profonda conoscenza.

E’ la scintilla che scocca, che gli permette di parlare di procedure che si ripetono, di meccanismi dei pensieri che abbattono il muro di resistenza delle due adolescenti.

Le parole diventano importanti, col loro significato, possono aiutare a lasciare Scheria e andare lontano, immaginando un futuro.

Qualche naufrago si salva, altri no, ma l’importante è ritrovarsi per quello che si è, tornare a dare un senso alle proprie passioni e al proprio essere nel mondo in un dato modo e con qualche perché.

Il resto sta scritto nel futuro, nel domani finalmente ritrovato, in due dorati mandarini.

Carlo Boumis, il naufragio esistenziale dell’uomo contemporaneoAUTORE : Carlo Boumis

TITOLO : Scheria

EDITORE : Le Commari edizioni

PAGG. 106,   EURO 15,00

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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