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Come uscire dalla solitudine e fare il proprio ingresso nel mondo: le istruzioni per l’uso di Gail Honeyman

Come uscire dalla solitudine e fare il proprio ingresso nel mondo: le istruzioni per l’uso di Gail Honeyman

Parafrasando il titolo del suo romanzo come appare nella traduzione italiana, Gail Honeyman sta benissimo.

Come potrebbe essere altrimenti dal momento che il suo primo romanzo, “Eleanor Oliphant sta benissimo”, è uscito dagli angusti confini scozzesi per diventare un caso editoriale, un bestseller tradotto e letto in trentacinque paesi?

Qualsiasi scrittore alla prima esperienza vorrebbe trovarsi al posto di questa signora di Glasgow, impiegata negli uffìci dell’amministrazione della città, con una grande passione per la lettura e la scrittura creativa, coltivata in ogni momento libero della sua giornata.

La sua fiaba moderna (perché di ciò si tratta, come sa benissimo chiunque in Italia abbia scritto un buon romanzo e si trovi sbarrate le porte di accesso alle case editrici che contano, non una ma più e più volte) ha avuto inizio nella più grande Fiera del Libro, quella di Francoforte, dove nel volgere di pochissimo tempo si è trasformata in un caso letterario.

I social, poi, hanno fatto il resto, permettendole di mettere in fila una serie cospicua di premi e riconoscimenti.

Che cosa c’è, nel romanzo di Gail Honeyman, di così fuori  dal comune  da catapultarla del mondo degli scrittori famosi e di far sì che esso venga definito come uno degli esordi più riusciti dell’anno (New York Times) nonché un fenomeno capace di dar vita ad un nuovo genere letterario (The Guardian)?

C’è la protagonista, Eleanor, con la sua solitudine, il suo isolamento dal mondo, il suo presente fatto di memorie brucianti del passato e di nessuna aspettativa per il futuro.

Versione numero uno della Eleanor di Gail Honeyman

Trent’anni, studi classici alle spalle, un impiego in un’agenzia di graphic design da quando ne aveva ventuno, la protagonista vive un’esistenza banale ed esasperatamente ripetitiva, priva di contatti umani con chi la circonda, chiusa nel suo piccolo appartamento dove si prende cura di Polly, la sua pianta, più di quanto faccia con se stessa.

E’ questa la Eleanor che incontriamo sin dalle prime righe del romanzo, dove essa stessa dà un quadro poco edificante di sé, per quanto sostenga orgogliosamente di essersela sempre cavata da sola nella vita.

Sembra impossibile che nell’era della tecnologia, che ha abbattuto tutte le distanze reali tra gli individui, possa trovare posto una trentenne con queste caratteristiche, priva di capacità relazionali ma dotata della forza della verità, che le fa dire sempre ciò che pensa, senza filtri e senza ipocrisia, anche quando è del tutto sconveniente.

Così non si inanellano di certo successi nella vita e nel lavoro, ma di ciò Eleanor non si preoccupa: ogni giorno metodicamente svolge il suocompito, pranza in solitudine leggendo un quotidiano e risolvendo schemi di parole crociate e torna a casa alla sera, in tempo per cucinarsi un piatto di pasta al pesto e tenere il mondo fuori dalla porta: niente amici né divertimenti, solo, al mercoledì sera, una telefonata della madre pronta a sottolineare difetti ed imperfezioni della figlia, con giudizi taglienti e certo poco materni.

Nel fine settimana Eleanor si concede una o più bottiglie di vodka, cercando sempre di non superare la linea della coscienza ma regalandosi un’euforia che non saprebbe come procurarsi altrimenti.

Gail Honeyman l’ha però dotata di una straordinaria resilienza: Eleanor non ha cedimenti, pur consapevole dei mancati miglioramenti del suo esistere non demorde, vive giorni identici nella forma e nella sostanza, schiacciata da un passato di dolore fisico e di grande sofferenza psicologica.

Il suo volto è deturpato lateralmente da una profonda cicatrice, che le ricorda costantemente la sua infanzia, il suo crescere tra un istituto e una famiglia affidataria, il non avere altri contatti con la madre in carcere se non la telefonata del mercoledì.

La sua cifra distintiva è la mediocrità: sul lavoro i colleghi la deridono, il suo capo, Bob, l’apprezza perché non fa mai assenze e certo non gli fa correre il rischio di doverle concedere un congedo matrimoniale, l’assistente sociale che le fa visita sistematicamente non ha nessun trasporto nei suoi confronti. Una vita anonima, in cui si muove con goffaggine, incapace di svestirsi della corazza difensiva che si è costruita.

Eppure, ci dice Gail Honeyman, Eleanor sta bene, anzi benissimo. O per lo meno questo è quanto lei racconta a se stessa, con la sua disarmante ingenuità.

Versione numero due della Eleanor di Gail Honeyman

In realtà queste sono solo le premesse di Gail Honeyman  per la storia che si snoda tra alti e bassi, ma che ha la caratteristica costante  di una trasformazione di Eleanor, lenta quanto inesorabile.

Succede tutto quando la sua consuetudine viene scalfita da un evento all’apparenza banale, una gentilezza gratuita accompagnata da un interesse sincero nei suoi confronti.

E’ la crepa nel muro: Raymond, un collega dell’agenzia, fa capire a Eleanor quale valore possa avere l’amicizia, come siano importanti la presenza di una persona gentile, il calore di una mano appoggiata su una spalla, l’interesse fine a se stesso verso un essere umano, la disponibilità e la cura dell’altro, chiunque esso sia.

Attraverso Raymond la protagonista rompe la bolla in cui è rinchiusa e comincia a capire che la sua è stata una vita diversa, straniata e non omologabile a quella della moltitudine anonima in cui si è sempre mossa.

Eleanor si crede innamorata di un cantante e inizia a piccoli passi a prendersi cura di sé, quasi fosse un’adolescente, ma insieme a Raymond si trova a soccorrere un uomo anziano che si è sentito male per strada e ha bisogno di loro.

In questa prospettiva il romanzo di Gail Honeyman può essere visto come un romanzo di formazione, con tutti i passaggi che lo contraddistinguono: la Eleanor finale non ha più nulla da spartire con quella iniziale, ha imparato a conoscersi attraverso un’esperienza di sofferenza e di abuso di alcol, ha fatto i conti con il terribile passato che si è lasciata finalmente alle spalle, dopo averlo però recuperato dalla rimozione iniziale.

In questo percorso si è mossa senza forzature, non ha mai rinunciato alla spontaneità e all’ingenuità che le hanno procurato l’insofferenza da parte degli altri, ma ha imparato a gestirle con oculatezza.

Gail Honeyman non ha risparmiato qualche colpo di scena finale, dall’agnizione alla risoluzione di una drammatica vicenda degna di un thriller, ma ha accompagnato la protagonista senza mai abbandonarla, che fosse dalla terapeuta o nell’acquisto della vodka.

Giorni belli, giorni brutti e giorni migliori sorreggono il canovaccio della scrittrice, che ci regala un personaggio originale, avulso dal mondo reale, in corsa per il lieto fine che forse ci sarà, o forse no.

Un indizio per i lettori: attenzione all’immagine di copertina, non fatela passare inosservata!

Come uscire dalla solitudine e fare il proprio ingresso nel mondo: le istruzioni per l’uso di Gail HoneymanAUTORE : Gail Honeyman

TITOLO : Eleanor Oliphant sta benissimo

EDITORE : Garzanti

PAGG. 344,   EURO 17,90 (disponibile in versione eBook euro 9,99)

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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