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Eleonora Marangoni, un raggio di luce per ribaltare il Destino

Eleonora Marangoni, un raggio di luce per ribaltare il Destino

La luce è vita, è dinamismo, è gioia: chissà se sono questi i pensieri che hanno animato Eleonora Marangoni nello scrivere il suo primo testo narrativo, il romanzo “Lux”.

Romana di origine, francese di adozione a seguito di una laurea in letteratura comparata conseguita a Parigi, la scrittrice è quello che oggi si definisce una creativa, una giovane donna di successo  che lascia una forte impronta di sé anche nel mondo del lavoro.

Eleonora Marangoni è innamorata, di un amore assoluto e puro per un uomo che, conoscendola, l’avrebbe probabilmente ritratta tra le sue fanciulle in fiore, nel lontano 1918: è questo infatti l’anno in cui fu pubblicato il romanzo di Marcel Proust “À l’ombre des jeunes filles en fleurs”.

Sulla Recherche proustiana Eleonora Marangoni aveva già costruito la sua tesi di laurea, supportata in seguito da saggi aventi come punto di riferimento l’autore francese coi i suoi romanzi.

“Lux” è la prima prova narrativa, un esordio che le è valso nel 2017 il Premio Neri Pozza e l’ha portata oggi ad essere una delle candidate al Premio Strega.

Di questa scrittrice colpisce l’attenzione sensibilissima alle sfumature che i nostri sensi possono captare, senza fermarsi alla superficie indistinta di colori, suoni, profumi, che tendono spesso ad essere oggettivati con una ed una sola parola. A lei non sfugge invece il loro caleidoscopico rifrangersi in mille declinazioni, come le ha insegnato Proust attraverso la Recherche: non per nulla uno dei saggi dell’autrice è dedicato ai colori del tempo proustiano, così come compaiono nelle pagine attentamente lette e fatte proprie (per inciso, il colore dominante è il blu).

Ma c’è un altro straordinario spunto di analisi che Marcel Proust ci ha lasciato e che permea di sé il romanzo di Eleonora Marangoni: si tratta del tempo e della sua fidata ancella, la memoria, che di esso si fa testimone e cuce brandelli sfilacciati di eventi o sentimenti legati a un passato che si può preservare dall’oblio.

Proustiana è la organizzazione dei ricordi in volontari, quelli che riusciamo a richiamare alla mente senza difficoltà, e involontari, quelli che abitano il tempo perduto, che sembrano aver lasciato per sempre la stanza dei ricordi, ma che invece possono essere richiamati precipitosamente da un profumo, un suono, un gusto.

Su questi Eleonora Marangoni esce allo scoperto in “Lux”, in quella che può essere letta come una dichiarazione d’amore per il grande scrittore francese e la sua volontà di restituire valore a un tempo caratterizzato da ciò che è stato di-menticato ( allontanato dalla mente) e s-cordato (allontanato dal cuore).

Una luce che affascina nel romanzo di Elisabetta Marangoni

La luce abbagliante che accende il racconto è quella che permea di sé un’isola del sud Italia, piccola e indefinita, ma che nella memoria di chi legge fa nascere subito l’immagine delle Eolie, di Favignana, di Lampedusa.

E’ qui che un giovane italo-inglese,Thomas Edwards, eredita un vecchio albergo, lo Zelda, appartenuto ad uno zio eccentrico e passato come una meteora nella sua infanzia.

Valentino Tilli, fratello di sua madre Cecilia, ha lasciato in eredità non solo lo Zelda, ma anche una sorgente di acqua effervescente naturale e un terreno comprensivo di un vulcano inattivo e diciotto baobab nani: unica clausola, decidendo di vendere la proprietà l’erede avrebbe dovuto firmare l’atto di vendita sull’isola stessa.

Thomas, che vive a Londra lavorando come architetto in uno studio di light design, non è entusiasta della notizia datagli dall’avvocato di famiglia, ma decide di liquidare subito l’imprevisto e recarsi sull’isola insieme alla sua compagna Ottie e a Martin, il di lei figlio di sette anni.

Colui che viene identificato come il Nuovo Proprietario è pronto a firmare l’atto d’acquisto, attratto dalla fonte dell’acqua Zelda, in cui intravede un futuro business.

Eleonora Marangoni regala al suo protagonista un viaggio verso la luce vera, autentica, abbagliante, ben diversa da quella artificiale, giocata e studiata nei suoi progetti per creare illusioni.

Thomas se ne rende conto appena sbarcato sull’isola, quando ai suoi occhi appare la piccola struttura alberghiera con i suoi improbabili abitanti: Bembo, un ragazzino tuttofare, Gero, il custode che da anni vigila sul vecchio edificio facendosi carico dei pochissimi clienti rimasti, come Guglielmo Gandini, scrittore e storico frequentatore dell’hotel.

Insieme a Tom, Ottie e Manuel sono giunti allo Zelda anche Olivia, la ragazza con gli occhiali, in realtà una biologa venuta a studiare microorganismi propri della fonte, e Agave, una prostituta dell’Isola Grande. Ma c’è qualcun’altra, insieme a loro, una donna che abita soltanto i pensieri di Tom, che lui non riesce a scordare da ben sette anni, da quando è finita la loro storia d’amore: è Sophie Selwood, colei che impedisce a Ottie di essere appagata dal suo amore per Tom.

Nel volgere di poco tempo, tra brevi escursioni causa di esecrabili incidenti, ritorni improvvisati all’Isola Grande, esplorazioni di una realtà geografica che appare come la metafora dell’esistenza stessa, un violento nubifragio che spariglia le carte per tutti, Thomas matura una diversa percezione del mondo e di sé, del suo amare una donna ormai persa, del suo non voler perdere ciò che ama, dell’amare da sconfitti, del considerarsi un vincente per il solo suo amare, senza aspettarsi nulla in cambio.

E quando tutti faranno ritorno, nulla sarà più uguale a prima.

Il senso del tempo e della memoria in Eleonora Marangoni

A ben guardare, ciò che accade nello scorrere delle pagine è davvero poco, in gran parte quotidiano, con i contorni spesso sfumati.

Ma non è questo il pregio del romanzo di Eleonora Marangoni, la sua bellezza non sta nei fatti in sé ma nel modo in cui essi ricadono a cascata su tutti, nei loro sentimenti, nei loro pensieri, nella loro memoria.

Thomas è il primo a capire che allo Zelda i ricordi impazzano, tanto che chiede a Gero di accatastare nel ripostiglio dei ricordi tutto ciò che di probabile o improbabile sia presente nell’albergo: cianfrusaglie di forme impensabili condividono lo spazio con stoviglie di pregio e bottiglie di acqua Zelda, le ultime rimaste dal tempo dello zio Valentino.

Il tempo passato non è mai perso se qualcuno lo mantiene vivo, per cui Tom invita tutti a prendere e portare via con sé gli oggetti che preferiscono, quelli che legano un momento della loro vita all’isola dove la luce è sfolgorante e riempie di sé ogni cosa.

Il tempo reale che essi hanno vissuto sull’isola è breve, ma ognuno si è fatto padrone del tempo interiore, ha rinvenuto in un colore, in un suono, in un profumo un qualcosa che è tornato precipitosamente a farsi sentire, vivo più che mai.

Il narrare di Eleonora Marangoni si avvale di una inusuale eleganza, forse proprio riandando a Proust raccoglie suggestioni e le trasforma in parole, che penetrano le cose e le persone, scavando nel profondo e cercando di annullare le zone d’ombra.

Il rimpianto e il rimorso affiorano nei dialoghi, in verità pochi, tra i diversi personaggi, qualcuno di loro avrà il diritto ad uno spazio finale, ad una fine che è in realtà un nuovo principio, qualcun altro si perderà tra le righe, ma il cerchio sarà chiuso, ciò che era in principio troverà la sua fine.

E Thomas, catapultato da uno zio capace di stupire anche dopo la sua morte, si lascerà alle spalle la sua vita fatta di luce artificiale per essere investito, permeato e modellato dalla nuova “lux”, più profonda e vera.

Eleonora Marangoni, un raggio di luce per ribaltare il DestinoAUTORE : Eleonora Marangoni

TITOLO : Lux

EDITORE : Neri Pozza

PAGG. 254,   EURO 17,00  (disponibile in versione epub euro 9,99)

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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