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Flaminia Mancinelli, una storia noir con “parenti serpenti”

Flaminia Mancinelli, una storia noir con “parenti serpenti”

Leggere l’ultimo romanzo di Flaminia Mancinelli, “Nido di vipere”, e andare col pensiero ad un film di Mario Monicelli del 1992, “Parenti serpenti”, è un tutt’uno.

Impossibile dimenticare la famiglia di Saverio e Trieste, gli anziani coniugi che hanno deciso di lasciare in eredità la loro casa e quanto in essa contenuto a quello dei quattro figli che si farà carico di loro, li porterà a vivere con sé nei loro ormai non molti ultimi anni.

La deflagrazione che questa proposta produce in seno alle famiglie dei figli il giorno di Natale si manifesta in tutta la sua tragicità la notte di Capodanno, dopo che sono emerse tutte le ipocrisie e le verità taciute a vantaggio di una parvenza rassicurante.

Flaminia Mancinelli ha dato vita nel suo romanzo poliziesco –  che ha qualche virata verso il noir – ad una famiglia profondamente diversa all’apparenza, ma minata dalle stesse criticità di base nella sostanza: i legami di sangue non sono una garanzia sufficiente ad evitare il nascere, tra i diversi individui, dei peggiori sentimenti, dall’invidia all’avidità alla gelosia.

La famiglia di Annibale Lotti e della moglie Michèle Fabri viene definita dalla cognata Letizia Gori-Lotti un nido di vipere, nel quale mai si deve tendere una mano fiduciosa perché si mette a repentaglio la stessa propria esistenza.

Una difficile notte di Natale dà il via alla vicenda

Anche Flaminia Mancinelli, che si definisce nel suo blog giornalista di professione e scrittrice nella pratica quotidiana, ha scelto i giorni che vanno da Natale a Capodanno come sfondo della storia narrata, giorni nei quali chi ha una famiglia lavora a malincuore pensando a quanto va perdendo, ma chi non ce l’ha, o l’ha persa da poco, non esita a tuffarsi nel lavoro, per non cadere vittima di inevitabili malinconici pensieri.

Sono le 3 e 45 del mattino di Natale quando il commissario Giulia Magnani viene svegliata dall’ispettore Beppe Rinaldi a causa di un devastante incendio che si è sviluppato in via dei Coronari a Roma, nel negozio di un antiquario: i vigili del fuoco, domate a stento le fiamme identificate come di possibile origine dolosa, hanno rinvenuto due cadaveri carbonizzati, affidati ai rilevamenti di Luca Rizzo, il patologo incaricato del caso.

Giulia Magnani non ha dovuto avvertire nessuno del suo allontanamento da casa: quarantasei anni e molti dubbi sulla propria identità, soprattutto sessuale, si è trasferita a Roma da Milano, divorziando da un marito sposato nella ricerca di una  normalità che poca attinenza aveva con i suoi reali desideri.

Flaminia Mancinelli ci racconta una donna irrisolta, più capace di capire cosa non vuole piuttosto che di individuare un riferimento certo nella sua vita, una donna che è stata una bambina molto provata da un padre violento e da una mare troppo silente, che ha maturato un forte senso della giustizia, comprendendo che non sempre coincide con la legge astratta dei codici scritti.

Trascorrere il Natale su un caso non le crea dunque particolari rimpianti, anche perché il caso che le si è presentato è il primo di grande portata che abbia dovuto affrontare da quando è tornata a Roma, i precedenti erano in fondo solo normale amministrazione.

Stabilito che i due cadaveri appartengono all’antiquario Annibale Lotti e a un suo cliente turco, Kamil Kaya, a Giulia Magnani non resta che muovere i primi passi all’interno di quel ginepraio che si rivelerà essere la famiglia della prima vittima.

La famiglia imperfetta di Flaminia Mancinelli

Che la famiglia Lotti non sia una di quelle da mulini bianchi è evidente sin da subito: a chiamare i vigili è stato Michelangelo, fratello di Annibale, che puntualizza come non lavorasse con lui, ma sotto di lui, trattato come uno schiavo, incapace di fare mistero del rancore e del risentimento che albergano in lui.

Sarà proprio sua moglie Letizia a sciogliere ogni dubbio sui sentimenti familiari, scegliendo come metafora il nido di vipere.

E lo confermano i tasselli che si vanno man mano aggiungendo: la vedova Lotti, Michèle Fabri, vive in Svizzera per conto proprio ed è la seconda volta che ciò accade, dato che aveva lasciato il marito anni prima, per poi fare ritorno forse per le figlie.

Queste ultime sono tre, a cui si aggiunge l’ultimo nato, il fratello Daniel, che appare il più fragile di tutti, un ragazzo che sembra incapace di affrontare la vita e preferisce rifugiarsi in mondi creati dalle droghe e dall’alcol.

Amélie, Mélanie e Cécile, le tre sorelle, non sfuggono al torbido clima familiare e benché ormai indipendenti dimostrano di non aver sopito sentimenti astiosi e rancorosi, tra loro stesse e verso il padre.

Questa prima impressione a seguito della loro convocazione in commissariato viene confermata nei giorni immediatamente successivi, quando nuovi e tragici fatti creano in Giulia Magnani la convinzione che la morte di Annibale Lotti sia forse maturata proprio in ambito familiare, poichè è stato accertato che al momento dello scoppio dell’incendio sia lui che Kaya erano già deceduti, dunque si tratta di duplice omicidio.

Come se non bastasse, a rendere ancora più  sgradevole la figura dell’antiquario ucciso, dalla cui morte nessuno sembra aver ricavato sincero e profondo dolore, emergono fatti ormai sepolti da tempo, legati alla sua prima famiglia, ad una moglie ed una figlia sottoposte ad un destino infelice.

Nei giorni che seguono l’incendio l’indagine incalza per trovare un pluriomicida che sembra essere svanito nel nulla, tra lo sconcerto e la maturazione di una forte disistima di sé da parte di Giulia.

Flaminia Mancinelli non ha fatto sconti alla vittima, dipinto come un essere abietto, prepotente e violento, avido in modo esasperante, pronto a fare affari con la malavita e incapace di sentimenti positivi: ma è stato ucciso e la verità deve emergere.

Tante domande senza risposta prima della verità

L’anno nuovo porterà con sé la soluzione del caso, non senza che prima sia stato necessario comprendere una serie di meccanismi perversi.

Non può essere battuta solo la strada dell’odio familiare, perché anche la malavita, viste le scoperte fatte nella parte del magazzino non andata a fuoco, avrebbe potuto avere conti in sospeso non solo con Annibale Lotti, ma anche col trafficante turco ucciso insieme a lui: un colpevole e un innocente morto per caso? Due vittime predestinate?

E in caso contrario, chi della famiglia avrebbe potuto, non solo voluto, portare a termine l’azione delittuosa?

Tutti avevano almeno un buon motivo per condannare Annibale, ma questo non fa di loro degli assassini a prescindere, come ben sa il commissario.

Nemmeno un festoso Capodanno, con incontri interessanti dopo molto tempo, rasserena Giulia, che non trova risposte definitive, dal momento che continuano ad accavallarsi nuovi indizi e nuove motivazioni: a scombinare le carte ci sono un testamento cambiato e un presunto Caravaggio, della droga e la fuga di alcuni indiziati, una serie  di scatole cinesi che sembrano non avere fine.

Trovato il bandolo della matassa, però, al commissario non resterà che srotolarla, rimanendo lei stessa turbata dalla verità: risolti i dubbi, chiarite le zone d’ombra, comprese le motivazioni, alla legge non resterà che fare il suo corso, quando esso non sia già stato tracciato dalla vita stessa.

Alla risoluzione del caso non subentrano sentimenti di soddisfazione euforica e di gratificazione: resta una malinconia di fondo, la conferma che a volte le vipere sono meno infide di quanto sembri e che nulla, nel bene e nel male, deve essere dato per scontato.

 Flaminia Mancinelli, una storia noir con “parenti serpenti”AUTORE : Flaminia Mancinelli

TITOLO : Nido di vipere

EDITORE : Independently published

PAGG. 342,   EURO 13,00  (disponibile versione eBook euro 0,99)

 

 

 

 

 

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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