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Franco Cordelli, ricostruire i fili sottili della vita

Franco Cordelli, ricostruire i fili sottili della vita

Scrittore, saggista e critico teatrale del Corriere della Sera, uomo di straordinaria cultura e capace di una scrittura oggi ormai rara, Franco Cordelli occupa la scena della letteratura e della critica letteraria italiana da molti decenni.

Il teatro è il suo naturale contesto, ma anche sul romanzo si è esercitata in modo critico la sua capacità di osservazione, di denudamento dei reali meccanismi ad esso sottesi.

Non si parla qui di pura tecnica, di riflessioni su teorie ormai segnate dal trascorrere di più di un secolo con cui i formalisti russi diedero le chiavi di costruzione e decostruzione del testo narrativo.

Con Franco Cordelli si va molto oltre, il suo è un percorso che entra nel testo, nel racconto, nel ricordo, nella narrazione, nella trascrizione e ne dà ragione, ne illustra la veridicità, ne annulla il delirio di onnipotenza che a volte si attribuisce.

I suoi innumerevoli saggi sono il percorso più evidente in questa direzione critica, come lo sono le più recenti raccolte di articoli, testi di conferenze, interventi e saggi brevi, ma è nel romanzo “Una sostanza sottile” che lo scrittore è diventato anche narratore, colui che costruisce una storia nella quale emergono ad ogni pagina il suo pensiero critico, le sue convinzioni, il suo farsi materia narrata.

Padre e figlia, parole, memorie, brandelli di vita

Un padre e una figlia si ritrovano in Provenza, in un’estate destinata a trasformarsi in momento di rinascita, pronti a passare e ricevere il testimone di una memoria che sa di vita vissuta e sofferta, gioita e rinnegata.

Che validità ha, la memoria?   Fin dove è testimonianza reale del vissuto e quando comincia a distorcersi nell’immaginario di chi la tiene in vita?

Il passato è incorruttibile proprio in quanto tale o è soggetto alla medesima trasformazione che investe l’oggi, che rende magmatico tutto ciò che non è sfuggito all’oblio?

Dilemma non risolvibile da una figlia che si trova improvvisamente a rileggere la vita del padre, ad assegnare a eventi e persone il ruolo che lui desidera esse abbiano, ma che non ha nulla di oggettivo in sé.

Ad Avignone, al centro geografico del romanzo, viene affidato un ruolo simbolico, legato al XIV secolo, quando a questa città toccò trasformarsi completamente, diventare ombelico del mondo cristiano per un pontefice troppo timoroso del mondo romano.

Ma Avignone, anzi, i suoi remoti dintorni, furono anche il luogo d’elezione di Petrarca, un poeta richiamato più volte dal padre come punto di riferimento, elemento di confronto per la sua propensione alla solitudine esistenziale.

Si corre tra i ricordi, quali reali quali mistificati non è dato sapere; alla figlia Irène il compito di accumularli per poi scriverne, trasformarli in materia letteraria, una materia che sfugge però a qualsivoglia griglia definitoria.

Circa un mese è il tempo a loro disposizione, trascorso girovagando in Provenza, richiamando tempi lontani o meno distanti, aprendo porte sempre rimaste chiuse, muovendo da un argomento che sembra assorbire l’attenzione di François, il padre: la malattia, il suo dover essere relegata negli ospedali o nelle cliniche, la paura che ne accompagna il decorso, il sollievo al momento della guarigione.

E’ un cardine su cui si innesta tutto il resto, la memoria dei propri genitori, i nonni di Irène, i loro comportamenti nel tempo, il sovrapporsi delle donne conosciute e di quelle amate, i lampi improvvisi di ricordi che non dicono nulla, non spiegano nulla, ma non si spengono.

La sostanza sottile è forse quella che lega le stagioni della nostra vita, che trasforma una insieme disomogeneo di memorie in un insieme compiuto, significativo, costruttivo forse.

Alla figlia tocca raccogliere un’eredità intellettuale ed esistenziale, non può sottrarsi a questo compito: allora la sostanza sottile può essere ciò che invisibilmente lega chi già è legato, come un padre e una figlia, reciprocamente necessari, come lo sono il presente e il passato.

Franco Cordelli narratore, romanziere e scrittore

Franco Cordelli muove con sapienza e ricercatezza i ruoli all’interno del romanzo, ma si pone innanzitutto come scrittore “democratico”, lasciando più chiavi di lettura a disposizione, rimanendo estraneo agli altri ruoli e chiuso nella sua solitudine.

Quanta parte di Cordelli ci sia in François non è dato sapere al lettore comune, ma è in fondo un quesito da non porsi.

I generi narrativi di autobiografia e memoria si fanno fluidi, si interscambiano con la possibile invenzione, lasciano spazio interpretativo.

Anche la stessa Irène rimane a volte costernata a fronte di ipotetiche confidenze del padre, della cui fondatezza non si dice certa; il padre si interroga e si risponde su una realtà effimera, ritenendo nessuna domanda possibile,  qualunque risposta menzognera e indecente.

L’autore si muove tra specchi che riflettono le immagini dei due interlocutori e del loro io più profondo con una prosa non facile, lirica, a volte sovrapponibile a una forma poetica in cui gli elementi della frase si rincorrono, si distendono, si richiudono su se stessi prima di arrivare alla fine.

Chi narra e chi è narrato si fondono, la voce di Irène a volte sfuma in quella di François e tocca al lettore ritrovare la logica delle parole e del loro mescolarsi.

Il pensiero individuale, i grandi temi e i grandi quesiti della filosofia scorrono attraverso gli ottantuno capitoli che si rincorrono simmetrici: tutti o quasi costituiti di tre pagine, tutti identificati da una tripla denominazione.

Ognuno di essi racchiude in sé un ricordo particolare, il nocciolo di una questione importante, il balenare nella memoria di un individuo, come uno dei tanti medici conosciuti, di un artista amato, come Van Gogh, di un momento particolare della propria vita, come spesso accade anonimo ed irrilevante per chiunque altro.

Il tempo che scorre dal prima al dopo vale soltanto per il tempo che i due interlocutori trascorrono in Provenza, per il resto non c’è sviluppo diacronico, i fatti non sono recuperati in ordine cronologico, ma secondo il pretesto necessario in uno specifico momento per la messa in gioco del confronto.

Del passato molto dimentichiamo, ci restano briciole da raccogliere perchè tutto non vada perso: ed è per queste briciole che Irène lo ha raggiunto in Provenza, dopo il suo accorato richiamo: “Devi essere più buona di sempre, più innocente di quanto tu non sia; e come non sei, né inconsapevole né ignara. Ti chiedo di ascoltare ciò che non ti ho  raccontato, eri troppo giovane, troppo figlia, non potevo, non ero capace”.

Franco Cordelli, ricostruire i fili sottili della vitaAUTORE : Franco Cordelli

TITOLO : Una sostanza sottile

EDITORE : Einaudi

PAGG. 264   EURO 21,00  (disponibile versione eBook euro 9,99)

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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