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Giona Peduzzi, un viaggio in India alla ricerca di un padre e di se stessi

Giona Peduzzi, un viaggio in India alla ricerca di un padre e di se stessi

Giona Peduzzi da quasi vent’anni lavora a Roma per la televisione e oggi è uno dei più importanti autori della sua generazione.

Ha lavorato con i più grandi conduttori televisivi italiani e con le principali case di produzione per tutti i network italiani, è autore di reality e talent show, quiz, game, people show, emotainment e dating.

Dai grandi show di prima serata ai programmi sperimentali, passando dall’adattamento di grandi format alla collaborazione per la creazione di altri originali, ha saputo mostrare sempre la sua grande versatilità.

La sua più grande passione oltre alla scrittura è girare il mondo. È un coordinatore di Viaggi e Avventure nel Mondo, accompagna gruppi di viaggiatori in giro per il globo e collabora con varie riviste e blog scrivendo articoli e racconti di viaggio, forte della conoscenza diretta di quasi cinquanta nazioni.

Più sono diversi da quello abitato quotidianamente, più i mondi sembrano affascinanti, capaci di rivelare verità talvolta neppure immaginate.

E se questi restano nel cuore, non resta che scriverne, per regalare ad altri emozioni forti come quelle di chi li ha visitati.

Leggendo il romanzo “Le strade del figlio” di Giona Peduzzi è questa la sensazione che si prova costantemente lungo le trecento pagine di racconto: l’India che fa da vera protagonista con il suo caleidoscopico insieme di uomini e cose è un paese certamente amato dall’autore, che non ne coglie soltanto gli aspetti più tradizionalmente turistici, ma affonda le sue parole in un tessuto ingarbugliato e sofferto, talora semplice, più spesso complicato.

Il viaggio di Ermanno, risultato dei viaggi di Giona Peduzzi

Ermanno, la pedina umana del romanzo, ha diciannove anni, una passione per i cimiteri e la cinematografia ed è figlio a metà: di suo padre non ha mai saputo nulla, non lo ha mai visto e ha cercato di rimuovere questa assenza ingombrante in ogni contesto per tutta la sua adolescenza.

Sua madre, insegnante di storia e filosofia e sogno erotico di tutti i suoi compagni di liceo, lo considera un errore di gioventù, souvenir imprevisto di un viaggio in India fatto a vent’anni, figlio di un uomo dal nome esotico, Baba Paskuy Shtal, che all’epoca aveva 45 anni.

Un passato così ingombrante scoperto all’improvviso, la convinzione di non essere mai stato amato dalla madre, il fallimento della sua prima rudimentale produzione cinematografica, la certezza di essere una nullità, un buono a nulla, deflagrano all’improvviso in Ermanno, portandolo ad una scelta estrema, dettata dall’impulso e frenata inutilmente dalla razionalità: comprare un biglietto di sola andata per l’India e andare a cercare il padre.

A fare da propulsore un libro simbolo di un’intera generazione, Siddharta di Herman Hesse, regalato con tanto di dedica e autografo da suo padre a sua madre, unica testimonianza della loro breve passione, motivo per cui lui stesso si chiama Ermanno, come l’autore.

Uno zaino, una telecamera, pochi soldi e l’incoscienza di chi non sa esattamente quale piega potrebbe prendere la sua vita: è così che inizia l’avventura che non sarà un viaggio da turista per caso, bensì un viaggio interiore, il viaggio che si sovrappone alla vita stessa, quello che ti porta a scoprire chi sei veramente, quante bugie ti sei raccontato su te stesso, quali orizzonti puoi sperare che si aprano di fronte a te.

Un viaggio di formazione, senza dubbio alcuno.

Come un ago in un pagliaio

Cercare un padre di cui si sa soltanto un nome indiano, sostituito a quello italiano, e la possibile collocazione geografica risalente a vent’anni prima è un’impresa che scoraggerebbe chiunque prima ancora di essere messa in atto.

Ma non Ermanno.

Sbarcato a New Delhi viene fagocitato da un universo che nulla ha da spartire col mondo occidentale da cui proviene, dove l’unità degli opposti è sotto gli occhi di tutti, dalle misere baraccopoli periferiche ai ricchi hotel per turisti.

Che Giona Peduzzi conosca l’India in profondità è evidente sin dai primi passi che Ermanno muove in questo Paese, scoprendone aspetti inconsueti, drammatici o positivi, che gli fanno pensare che la sua ricerca potrà andare a buon fine.

Non è la capitale però a potergli dare le risposte che cerca sulla sua difficoltà nel vivere e nell’avere relazioni costruttive con chi gli sta intorno.

Meglio Haridwar e Rishikesh, città impregnate di spiritualità, più consone alla filosofia dell’uomo che lo ha messo al mondo.

A Rishikesh lo yoga si pratica negli Ashram, monasteri che si sono trasformati in ostelli per viaggiatori occidentali in cerca di una sistemazione originale ed economica.

Meglio ancora sarà Varanasi, la città dei morti e delle pire sulle sponde del Sacro Gange, la città dello yoga grazie al quale si può raggiungere uno stato superiore, cosa serissima per gli indiani ma non per Ermanno.

Lì potrebbe forse vivere suo padre, vale la pena tentare e per Ermanno si prospetta un’esperienza di vita incredibile: Varanasi non è soltanto il luogo reso famoso dal viaggio dei Beatles, è anche la città dei lebbrosari, dei malati che vengono amorevolmente curati e non muoiono abbandonati lungo le strade.

Proprio a loro dedicherà il suo tempo mentre continua la sua ricerca, che pare ormai priva di speranze di successo, dopo aver conosciuto la prima ragazza di cui saprà innamorarsi e aver provato lo Ashtanga Vinyasa Yoga, senza soddisfazione.

Il viaggio di Ermanno è il viaggio che in India ha fatto Giona Peduzzi, le loro orme si sovrappongono al di là di quelli che possono essere gli obiettivi dell’autore e del suo personaggio, ma il risultato è che tutte le contraddizioni di questo Paese prendono forma davanti ai nostri occhi, con una suggestione che non viene mai meno.

L’India, luogo di formazione di Giona Peduzzi

Crescere per Ermanno significa anche fare i conti per la prima volta con l’amore e con il sesso, insieme a Shanti, la bellissima italo-indiana che incrocia sul suo cammino e con cui compie un lungo tratto di strada, reale e metaforica.

Con lei conosce alcuni riti del popolo che lo ha accolto, cerca di capire, da ateo qual è, cosa trasformi la filosofia in fede per questa gente che si immerge e beve l’acqua di un fiume dalle tumultuose acque marroni, capisce che non esiste un solo modo di intendere la realtà e che per crescere bisogna non solo imparare ma soprattutto comprendere.

Ci sono momenti in cui sente con prepotenza l’assenza di un padre mai conosciuto –  non quella della madre a cui ha mentito e che non sa dunque cosa egli stia facendo – tanto da volersi avvicinare agli Aghori, la più estrema delle sette dei Sadhu, dei quali sembra abbia fatto parte Baba  Paskuy Shtal.

Ci sono ancora luoghi da raggiungere, prima di mettere la parola fine alla sua avventura: Ermanno conosce così Mumbai e gli scintillanti studi di Bollywood, dove la sua passione per il cinema sembra trovare un corrispettivo di scarso interesse.

E infine le spiagge di Goa, paradiso hippy, dove Ermanno scoprirà una serie di tasselli utili a completare il suo cammino e nuovo modo di vivere la propria esistenza e finalmente fare pace con se stesso.

A tagliare del tutto i ponti col suo mondo di prima e con il suo vivere precedente il furto dello zaino contenente i suoi pochi averi, portafoglio, documenti e telecamera.

Ancora una volta bisogna ricominciare da capo, ma alla disillusione subentra una nuova opportunità, quella finale, per chiudere il cerchio in modo consapevole, anche se deludente.

Trovare ciò che si cerca può essere importante non per trattenerlo ma per lascialo andare definitivamente, per essere davvero liberi dai dubbi e dalle paure, per abbandonare la falsa immagine di se stessi, per conoscersi e riconoscersi costantemente, per rinascere a nuova vita con una consapevolezza vincente.

Giona Peduzzi, un viaggio in India alla ricerca di un padre e di se stessiAUTORE : Giona Peduzzi

TITOLO : Le strade del figlio

EDITORE :  Polaris

PAGG. 304      EURO 17,00

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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