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Giorgio Maggioni, come tornare al lavoro manuale e vivere felici

Giorgio Maggioni, come tornare al lavoro manuale e vivere felici

“Più badili meno tastiere”.

Sotto questo titolo, ironico e in parte enigmatico, si cela un breve saggio di Giorgio Maggioni, autore già noto per la pubblicazione di un breviario semplice di Web Media Marketing, volto a rendere semplice ciò che abbiamo noi stessi complicato.

Alla sua seconda prova d’autore sceglie di rimanere ancora entro i confini del mondo digitale, il suo contesto specifico essendo egli esperto e sviluppatore di modelli di business on-line, nonché docente di Web marketing per l’internazionalizzazione d’impresa.

In realtà i due anni intercorrenti tra le due pubblicazioni ( SEO MEO PEO è del 2019) contemplano una differenza di fondo, di carattere ideologico, una riflessione fatta da Giorgio Maggioni sul mondo che pratica da sempre, probabilmente in modo compulsivo, rincorrendo il tempo come capita a tutti coloro che vivono quel contesto (non appena un dato, uno strumento, una procedura appaiono acquisiti, il mercato già offre qualcosa di nuovo, che rende obsoleto il precedente).

Il mondo della tecnologia, in cui abbiamo investito fede e speranza, è davvero il migliore dei mondi possibili, come gli ultimi decenni hanno indotto a pensare? Coloro che vi trascorrono con successo il loro tempo lavorativo e non, insieme a coloro che lo osservano da lontano senza possedere la chiave d’accesso, hanno forse trasformato in un feticcio, in un totem propiziatorio e salvifico un qualcosa che non meritava tanto?

Giorgio Maggioni ha lasciato che questo dubbio prendesse forma e in “Più badili meno tastiere” ha ragionato sulla dicotomia lavoro manuale/lavoro digitale, indagando scritti e riflessioni di esperti del settore, mettendo a confronto ipotesi e tesi, concludendo con un finale aperto, con la saggezza di chi sa che ciò che oggi è dogma domani potrebbe non esserlo più.

I mondi indagati da Giorgio Maggioni

Corredato di un’adeguata bibliografia da intendere come un possibile percorso di approfondimento, il testo si presenta al lettore come agile e fruibile, perché questo è esattamente ciò che vuole essere: gli specialisti hanno forum e piazze virtuali su cui incontrarsi e scontrarsi, l’uomo comune si sente spesso in inferiorità a fronte di un linguaggio settoriale e specialistico e abbandona il desiderio di comprendere.

L’autore sceglie quindi di dialogare col suo lettore in modo semplice e pacato, offrendogli esempi storici e contemporanei atti ad avallare il suo ragionamento, come potrebbero fare due amici di fronte ad un buon caffè.

La parola chiave di tutto è comunicazione: è il punto di partenza del lavoro dell’autore ma anche della storia dell’uomo, perché ha generato l’impulso alla socializzazione, alla condivisione, fin dalla preistoria.

Purtroppo noi l’abbiamo in parte smarrito, chiusi nelle nostre stanze di fronte a un pc, al quale deleghiamo la funzione di creare legami molteplici.

Insieme è un avverbio che non ci fa più innamorare, stiamo bene anche e forse più da soli, soprattutto nell’ultimo anno, che ha annientato la socialità.

Giorgio Maggioni plana radente su molti contesti quotidiani su cui è bene riflettere, dalla scuola al lavoro, dalla medicina al sesso, all’interno dei quali si evidenzia in particolar modo il conflitto tra un mondo reale e uno virtuale.

Il primo è quello che può essere percepito dai nostri cinque sensi e prevede che ci siano sempre un emittente e un ricevente che si scambiano gesti, parole, mimica facciale e corporea nel momento in cui comunicano; il secondo è il mondo del possibile, quello che si può riprodurre facendo uso di strumenti elettronici e informatici, come un computer o uno smartphone.

Separati da uno schermo diamo il meglio o il peggio di noi stessi?

Dipende dalle situazioni: l’autore attraverso il suo saggio ci dimostra che non è tutto o bianco o nero, ma che esistono zone  d’ombra dove il grigio domina.

Un ragazzino timido ed introverso, con difficoltà relazionali, può probabilmente acquistare sicurezza ponendo un ostacolo insormontabile tra sé e il suo interlocutore, sapendo che con un semplice click può chiudere un contatto che non lo mette a suo agio; un narcisista che cerca appagamento sessuale ad ogni costo può trasformarsi in uno stalker logorroico protetto dall’anonimato del virtuale.

C’è un principio così semplice da apparire banale e scontato, ogni volta in cui ci si appresta a scandagliare questo universo parallelo del virtuale, e cioè che gli strumenti tecnologici non sono di per sé il diavolo o l’acqua santa, è l’uso che noi ne facciamo a renderli pericolosi o utili, se non indispensabili, nelle nostre giornate.

Giorgio Maggioni richiama in alcune occasioni il pensiero di Z. Bauman, uno dei più eminenti filosofi del secolo scorso, per definire il mondo contemporaneo come una società liquida, in cui i confini si disperdono l’uno nell’altro e frenesia, incertezza e insicurezza hanno il sopravvento.

Da qui la spiegazione del sottotitolo scelto dall’autore, “Realtà, realtà mista, realtà virtuale – convivenza possibile solo in equilibrio”: è in fondo la formula magica per attraversare indenni la nostra quotidiana realtà.

Dai bambini agli anziani, dagli adolescenti alla mezza età: tutti presenti nelle pagine di Giorgio Maggioni

Se c’è un aspetto consolatorio nella lettura del saggio è che siamo tutti soggetto e oggetto, anche se in modo diverso, del mondo indagato dall’autore.

I bambini, ad esempio, sono coinvolti per quanto riguarda la scuola e il gioco.

Il lockdown li ha letteralmente chiusi in casa, rendendoli protagonisti della DAD, la didattica a distanza che ha sostituito, obtorto collo, quella in presenza.

Si sono ritrovati di fronte a insegnanti che non hanno un reale contatto con loro, che non percepiscono le loro difficoltà, che li vogliono immobili per tre/quattro ore di fronte a uno schermo, che non possono più regalare loro la magia dell’intervallo, col panino o la brioche e le chiacchiere sul loro mondo.

Di fronte a un pc essi stavano già fin troppo tempo, a giocare, a vedere video, a postare foto e a commentare quelle altrui: il successo di applicazioni come TikTok, che si rivolge proprio ai giovanissimi, non è un segnale positivo, lo sarebbe di più una loro voglia incontenibile di correre su un campetto da calcio o di fare una gita in bicicletta con le amiche.

Distogliere i bambini dallo schermo è utile e necessario per evitare che ne diventino dipendenti da adolescenti, catturati come mosche dalla rete.

Oltre a maturare l’asocialità, essi talora si associano in gruppi, vere  e proprie gang virtuali, per deridere coetanei e coetanee, distruggendo la loro forza identitaria, spingendoli a volte verso folli esperienze estreme o verso l’annullamento definitivo di sé.

Vivere una vita digitale sembra al principio più facile, soddisfa anche i genitori che sanno il proprio figlio protetto in casa, allontana le paure proprie dell’età, ma è solo un abbaglio, in realtà nasconde la difficoltà del vivere una vita in presenza, dell’accettarsi per come si è.

Lo strumento tecnologico non trasforma ogni adolescente in un soggetto a rischio, ma aiuta qualora sfugga al controllo adulto e alla regola del danno creato dall’eccedenza.

Anche gli adulti rivelano le loro mancanze o debolezze: invece di costruire relazioni reali si rifugiano nei siti di incontri, si identificano con degli improbabili avatar, ipotizzano ruoli inesistenti nel reale, fuggono dalla realtà servendosi di una tastiera: questo si può definire un vivere soddisfacente?

Gli anziani, invece, analfabeti digitali, sono coloro ai quali si rivolge un nuovo settore, quello della medicina filtrata attraverso una Intelligenza Artificiale: può diventare un aiuto straordinario, a patto che non sostituisca l’umanità del medico che non nega mai un sorriso o una stretta di mano calorosa ad un suo anziano paziente in fase di criticità.

In conclusione  delle sue riflessioni Giorgio Maggioni propone la necessità del lavoro manuale come medicina del corpo e dello spirito, rifacendosi anche a teorie illustri in proposito: se non ci piace il badile per rivoltare la terra dell’orto abbiamo a disposizione il lavoro a maglia, il bricolage, l’uncinetto o qualsivoglia altra simile attività, purché venga abbandonata per un po’ la tastiera del pc.

In medio stat virtus: cercatelo, come ci esorta a fare l’autore, questo equilibrio tra gli estremi, anche se non è facile, ma una vita più serena vale bene il faticoso tentativo.

 Giorgio Maggioni, come tornare al lavoro manuale e vivere feliciAUTORE : Giorgio Maggioni

TITOLO : Più badili meno tastiere

EDITORE : FdBoooks

PAGG: 170,   EURO 14,90  (disponibile versione Ebook euro 2,99)

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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