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La cena delle beffe di Herman Koch

La cena delle beffe di Herman Koch

Ci sono cene e cene: a quella rappresentata dallo scrittore olandese Herman Koch nel suo omonimo romanzo, “La cena”, non viene il desiderio di partecipare, dal momento che nessuno dei commensali può vivere gioiosamente questo momento, ma ne è bensì un tragico attore.

Come nelle tragedie antiche, Herman Koch rispetta le tre unità fondamentali per la realizzazione di un testo senza pecche: quella di luogo, di tempo e di azione.

E’ infatti il tempo necessario a consumare un pasto in un ristorante di lusso a scandire il racconto di una vicenda che sta sconvolgendo le vite dei quattro protagonisti e che emerge lentamente, pagina dopo pagina.

Due ore sono sufficienti per delineare i diversi caratteri, i singoli problemi, i vissuti inquietanti, gli ordini morali di ciascuno di loro: ciò che si scopre infine non è rasserenante, lo scrittore non scioglie la tensione e lascia al lettore il compito di decidere chi siano gli eroi e chi gli antagonisti, ammesso che in una vicenda come questa qualcuno possa dichiararsi vincente.

Un menu raffinato e tragico per i personaggi di Herman Koch

Sedute a tavola in un raffinato ristorante, due coppie giocano una partita a quattro al termine della quale si deciderà il loro futuro: Paul e Serge, due fratelli, con le rispettive mogli Claire e Babette hanno ottenuto un tavolo in un locale destinato ai raffinati cultori del cibo, adeguatamente benestanti per potersi permettere un simile capriccio.

Ciascuno di loro è consapevole di quello che dovrebbe essere e sarà il vero motivo del loro incontro, ma tenta di nasconderlo e di eluderlo, imbastendo un gioco della finzione che all’inizio convince anche il lettore, sebbene sia evidente che le neanche troppo amabili chiacchiere scambiate preludono a una successiva deflagrazione.

Serge è un politico affermato, in corsa per una carica di primo ministro, mentre Paul è stato professore di storia, poi allontanato dall’insegnamento per motivi di ordine psichico, capace di nascondere sotto un’anonima superficie un’indole molto violenta.

Non è per se stessi che si sono incontrati, ma per i rispettivi figli adolescenti, Michael e Rick, ai quali Herman Koch ha consegnato un ruolo estremamente difficile nel contesto narrativo: è su di loro che si regge tutto l’impianto narrativo, sebbene essi non compaiano mai in prima persona, ma soltanto nelle parole dei genitori.

Ribelli come tutti gli adolescenti, hanno spinto le loro bravate al di là del consentito: al momento di prelevare dei soldi in un Bancomat, si sono imbattuti in una senzatetto che aveva trovato rifugio presso lo sportello e l’hanno picchiata prima di ucciderla. Le telecamere esterne hanno ripreso la scena e le televisioni la stanno trasmettendo nella speranza che qualcuno riconosca i ragazzi colpevoli dell’omicidio. E’ solo questione di tempo, i genitori lo sanno, e prima o poi qualcuno riconoscerà i loro figli nei filmati.

E’ questo il piatto forte della cena, il motivo per cui Serge, Paul, Claire e Babette sono seduti al tavolo del ristorante, non la degustazione di cibi di alta cucina o di vini da intenditori.

Che cosa devono fare dei genitori in un simile frangente? Tacere e proteggere o denunciare?

Herman Koch affida in prima battuta a Paul il compito di raccontare la vicenda dal suo esclusivo punto di vista, prima di passare a una narrazione corale, in cui ciascuno si rivela per ciò che veramente è, una volta caduti gli stereotipi sociali.

La posta è troppo alta per cedere, ognuno elabora il proprio percorso di accettazione o rifiuto del gesto, individua le proprie personali giustificazioni, decide se porsi dalla parte del figlio, qualunque colpa egli abbia commesso, per difenderlo ad oltranza, nonostante l’orrore per la violenza gratuita, o seguire l’imperativo morale che gli intima di consegnarlo al suo destino, in un ultimo drammatico tentativo di educazione.

Portata dopo portata, sino al dessert finale e alla mancia per gli inappuntabili , se non stucchevoli, camerieri, il vissuto dei ragazzi viene discusso e rivisitato, ma è un discorso tra persone che non vogliono sentire ciò che gli altri hanno da dire, per cui tendono soltanto a ribadire le proprie convinzioni, il proprio cinismo o egoismo, la propria genetica incapacità di affrontare la quotidianità senza far uso della violenza.

Tutto dura il tempo della cena, nella claustrofobica realtà del ristorante, con un susseguirsi di interpretazioni soggettive del proprio ruolo di genitori, ora accorti e presenti ora anaffettivi e violenti.

Il passato emerge nelle pagine di Herman Koch attraverso le analessi sempre più incalzanti, che tratteggiano due famiglie molto diverse tra loro, il cui legame di sangue è stato forzatamente rinsaldato dalla colpevolezza dei figli.

Due ore non basteranno a chiudere questa pagina di vita, ma sono sufficienti per denunciare un’identità genitoriale molto confusa, combattuta dal desiderio di essere assurta a modello, incapace di identificare i limiti che non vanno mai superati.

Genitori e figli nella distorta normalità descritta da Herman Koch

Tra un padre deciso a denunciare il proprio figlio pensando di ricavarne un vantaggio elettorale ed un altro convinto sostenitore dell’innocenza del proprio, spinto alla violenza da una tara ereditaria, si collocano le madri, anch’esse su fronti opposti, ma più subdole nel dichiarare i loro reali intenti.

La cena è dunque il pretesto per liberare la propria coscienza, per sentirsi alleggeriti dall’atto del condividere, ma è anche il luogo dove si consuma un ultimo atto, un legame famigliare spezzato dalla sua stessa inconsistenza.

Fin troppo realistico, purtroppo, il racconto della morte della donna vissuta come un’ennesima bravata dagli esecutori materiali ci riporta alla nostra realtà, a un vivere nel mondo reale in cui questi episodi di violenza generano un senso di rabbia e di impotenza in tutti noi, incapaci non solo di evitarli ma anche di spiegarli, di comprenderli nella loro genesi accollandoci le dovute responsabilità.

Il romanzo di Koch e i due film da esso ricavati, uno italiano ed uno americano, colpiscono duro, ci inducono a sederci al tavolo del ristorante e a prendere una posizione sul nostro tempo, sulla nostra società e sul nostro futuro, scegliendo se essere genitori come Paul e Claire o come Serge e Babette.

Quello che conta, sembra suggerirci Herman Koch, è non nascondersi dietro l’ipocrisia, affrontare i momenti difficili con la certezza che un comportamento etico non sia sempre facile da attuare, ma abbia comunque e sempre una sua ragion d’essere.

La cena delle beffe di Herman Koch

 

AUTORE : Herman Koch

TITOLO : La cena

EDITORE : Neri Pozza

PAGG. 286,  EURO 16,00

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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