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Leggere ad alta voce: quando lettura, letteratura e drammaturgia si fondono

Leggere ad alta voce: quando lettura, letteratura e drammaturgia si fondono

Leggere ad alta voce: perché soffermarsi su un’attività così semplice, a volte intuitiva a volte studiata, accessibile a chiunque in qualsiasi momento?

Perché di così semplice in realtà c’è ben poco, se leggere ad alta voce viene inteso come un processo formativo capace di dare risultati eccellenti in molti campi, da quello scolastico a quello sociale.

Leggere ad alta voce contempla in primis dei presupposti fondamentali: conoscere la letteratura per operare al suo interno scelte oculate, avere la formazione basica necessaria per saper drammatizzare la lettura, attingere a conoscenze psicologiche sufficienti per diversificare in modo efficace il pubblico destinatario della stessa.

Solo su queste basi leggere ad alta voce diventa una lettura espressiva e si diventa “lettori creativi”, capaci non solo di comprendere, ma di provare a sentire cosa c’è dietro le parole.

Leggere ad alta voce: un progetto della città di Torino

L’esposizione prolungata alla lettura ad alta voce, improntata alla bibliovarietà, favorisce lo sviluppo linguistico, le abilità di comprensione e sviluppa le competenze cognitive ed emotive di base.

La lettura quotidiana di narrativa da parte degli insegnanti, inoltre, facilita l’incontro con innumerevoli storie contribuendo alla costruzione identitaria e alla capacità di raccontare, raccontarsi e pensarsi al futuro.

Da queste convinzioni è nato il progetto di lettura ad alta voce nel quartiere torinese di Porta Palazzo, uno dei più vivaci e multiculturali della città, da cui sono nate storie di inclusione e empowerment narrativo presentate al Salone del Libro 2022 in un incontro di restituzione.

Scopo del progetto è quello di introdurre nella scuola pratiche didattiche nuove, elevare la qualità e l’efficacia del sistema educativo, individuare e facilitare l’inserimento delle migliori esperienze in termini di innovazione dei processi di apprendimento: una sperimentazione annuale centrata sulla lettura ad alta voce di storie a scuola si pone l’obiettivo dell’inclusione, del potenziamento linguistico e dell’empowerment narrativo di insegnanti e studenti.

Al Salone del Libro i protagonisti di “Ad alta voce Porta Palazzo”, il progetto coordinato dal professor Federico Batini del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione dell’Università degli Studi di Perugia, hanno spiegato in che modo la lettura ad alta voce può incidere positivamente sulla vita di alunni e alunne a cui si leggono in classe, per almeno un’ora ogni giorno, libri e storie, soprattutto in un ambito multiculturale.

Il professor Federico Batini è autore di numerosi testi sull’importanza del leggere ad alta voce, l’ultimo dei quali è “Il futuro della lettura ad alta voce. Alcuni risultati dalla ricerca educativa internazionale.”

Il libro, che nasce dall’esigenza di fare il punto sui risultati e sui metodi della ricerca empirica relativa alla lettura ad alta voce, riproduce cinque studi condotti in diverse parti del mondo, scelti in modo da essere rappresentativi di differenze e metodi di indagine , oltre che di prestigiose riviste internazionali ad accesso libero (open access) e peer review.

La diffusione in lingua italiana di questi contributi, introdotta da un saggio di Federico Batini su La lettura, i metodi di ricerca, l’importanza della condivisione (open access), la collaborazione internazionale, intende sollecitare anche nel nostro Paese insegnanti , studiosi e decisori ad attribuire un ruolo fondamentale alla didattica della lettura ad alta voce durante l’intero percorso di istruzione ed educazione, e non solo nella fascia infantile, su cui tendono a concentrarsi già da alcuni decenni le azioni educative e le attività di ricerca.

Il futuro della lettura ad alta voce, se osservato dal particolare punto di vista della ricerca internazionale, sembra promettere, in risposta a una maggiore consapevolezza degli effetti dell’esposizione alla lettura, un’intensificazione delle indagini e un ampliamento del campo di applicazione didattica alle età scolare.

Un’altra esperienza di formazione

Le numerose ricerche-intervento portate avanti dal gruppo di ricerca diretto da Federico Batini, che nella sola sede di Torino hanno coinvolto più di cinquanta insegnanti e oltre mille allievi, sono l’evidenza di quanto l’attenzione sulla lettura ad alta voce si sia affinata negli ultimi tempi.

A fianco di queste esistono però anche esperienze più contenute, ma altrettanto significative.

Si prenda ad esempio il corso di formazione “Dare voce alle storie – Laboratorio di lettura espressiva” a cura del formatore Giuseppe Porcu, conosciutissimo direttore artistico delle scuole di circo “Fuma che ‘nduma” di Savigliano (Cn).

Inserito nel progetto Libera il libro il Laboratorio, attraverso un approccio esperienziale, pratico e divertente, ha cercato di fornire ai partecipanti la possibilità di sperimentare la leggerezza del leggere e il piacere di condividerlo con gli altri, rendendolo così un dono inestimabile.

Leggere per gli altri implica delle capacità diverse dal leggere silenziosamente per se stessi, anche se in entrambi i casi fondamentale è diventare un lettore creativo: chiunque apre un libro non è solo libero di mettere se stesso dentro la storia, ma deve farlo.

La lettura ad alta voce è quel processo cognitivo nel quale la decodifica della scrittura (lettura) si compie attraverso modalità non puramente mentali, ma si accompagna alla declamazione o alla pronuncia sincrona, a voce alta e comprensibile, del testo che si va decodificando.

Nel momento in cui il lettore mette da parte la lettura silenziosa, un’azione che fa esclusivamente per se stesso, e adotta la modalità in alta voce, compie un importante processo comunicativo, esce dal suo ambito più intimo per aprirsi agli altri, dare agli altri una parte di sé.

Il laboratorio di Giuseppe Porcu insegna come drammatizzare la lettura, come dar valore alle pause e sottolineare con enfasi le parole importanti, come saper cogliere il sottotesto e riuscire a mettersi completamente in gioco, trasmettendo il valore e il potere delle storie.

Non è soltanto la scuola ad essere interessata da questa azione, pur essendone l’ambito privilegiato: si pensi ad esempio alle  strutture per anziani, i cui ospiti spesso hanno smarrito la capacità di fare un intensivo, costante e velocissimo sforzo di riconoscimento, interpretazione e memoria delle parole, ma non hanno scordato il bello delle storie.

L’importanza della drammatizzazione è facilmente individuabile: l’energia della voce e la sua varietà, accompagnate dal linguaggio del corpo, suscitano emozioni, forniscono informazioni, provocano reazioni.

Ancora, leggere ad alta voce diventa indispensabile nel momento in cui si entra nel mondo dei non vedenti, per i quali si può diventare donatori di voce, protagonisti dei libri parlati nell’ottica di migliorare la qualità di vita attraverso la valorizzazione delle diversità di tutti.

Leggere ad alta voce sviluppa la capacità di ascolto dato che si impara a leggere anche con le orecchie, è una realtà di aggregazione ad alto impatto emotivo che rafforza e sviluppa il tessuto sociale, ma soprattutto è uno strumento per far comprendere che i libri sono ponti magnifici per unire persone e per donare tempo.

Il futuro della lettura ad alta voce. Alcuni risultati dalla ricerca educativa internazionale.AUTORE : Federico Batini

TITOLO : Il futuro della lettura ad alta voce. Alcuni risultati dalla ricerca educativa internazionale.

EDITORE : FrancoAngeli Open Access

 

 

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Luisa Perlo, Critico Letterario

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