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Leila Baiardo, piccola saga familiare d’altri tempi

Leila Baiardo, piccola saga familiare d’altri tempi

Leila Baiardo, scrittrice di origine sarda scomparsa nel maggio 2020 all’età di 93 anni, ha attraversato la vita letteraria e culturale in punta di piedi, senza fare troppo rumore.

Benchè molto apprezzata dal ristretto cerchio dei suoi amici e dei suoi lettori, non ha spiccato il volo verso una celebrità che ora, post mortem, viene rivendicata dalla critica.

Scrisse di lei Elio Pecora, nell’introduzione al suo libro “Incontri” : “La scrittura è stata per lei, fin dalla prima giovinezza, un grande amore. Ha collaborato a giornali e settimanali e ha scritto molti racconti e romanzi, dei quali solo una minima parte è stata finora pubblicata. Leila continua a dedicarsi interamente alle sue scritture, ignorando del tutto i traffici sempre più estesi anche nell’universo editoriale.” (2010)

Si deve alla casa editrice Le Commari, di recente fondazione, la scelta di riproporre due titoli di Leila Baiardo in una nuova veste, il citato “Incontri” e “Dies Illa”: il primo contiene un insieme di schizzi relativi a personaggi del calibro di Federico Fellini, Franca Valeri e Sandro Penna, che hanno condiviso con la scrittrice uno scorcio di vita, il secondo è un romanzo in parte autobiografico, che tratteggia la storia di una famiglia sarda nel secolo scorso.

E’ sempre difficile evitare le trappole agiografiche parlando di chi non c’è più, ma a questa donna sorridente e ironica, capace di raccontare momenti clou della sua giovinezza con assoluta leggerezza ( ad esempio il fatto che una notte d’amore tanto desiderata con Fred Buscaglione finì in un nulla di fatto perché lui si addormentò dopo averla spogliata), bisogna restituire ciò che le sarebbe spettato, un ruolo preciso nella storia della narrativa novecentesca.

L’autobiografia romanzata di Leila Baiardo

“Dies Illa” è la storia di una famiglia, i Genovesi, le cui origini si perdono nel Medioevo, al tempo in cui i Saraceni infestavano le coste e spadroneggiavano sulla Sardegna, cosicchè proprio i genovesi, insieme ai pisani, mossero loro guerra.

Mito, leggenda o verità poco importa, a Castelsardo, negli anni Trenta del ‘900,  la famiglia Genovesi si può definire benestante come poche altre, possiede una bella casa e terre nell’interno o sul mare, conduce una dorata esistenza lontano dalla miseria che in quegli anni ancora domina nell’isola.

Il padre Enea è medico, la madre Beatrice lavora a uncinetto e ascolta l’opera lirica, sua passione, il figlio Julius attende di ereditare le sostanze paterne, mentre le figlie Mirìce detta Mira ed Electa detta Ela sono pronte ad interpretare il senso di modernità che sfiorerà l’isola durante la loro giovinezza.

Su tutti veglia la nonna paterna Giuseppina detta Peppina: è lei che custodisce i segreti preziosi della famiglia Genovesi, uno dei quali sarà parzialmente svelato con grande sconcerto di tutti, ovverosia come cucinare il ragù come quello del Continente, con la carne anziché col pesce.

Come da tradizione dei primi decenni del secolo scorso, attorno a questo nucleo ruotano tutti gli altri parenti, come le tre sorelle di Beatrice, Leonora, Brunilde e Adelina, definite dal dottor Enea le tre Grazie, ammirate da Ela che vede in loro un modello da seguire nella vita adulta.

Le vicende narrate sono filtrate attraverso gli occhi di Ela, nella quale si identifica la stessa Leila Baiardo, che assiste alle trasformazioni che investono, col passare dei decenni, la sua famiglia, il suo paese, la sua isola.

I Genovesi non resistono ai cambiamenti che incalzano mantenendo intatta la loro pretesa di superiorità, di artefatta aristocrazia, così come Castelsardo cessa di essere un borgo arroccato sulle pendici del Bastione e diventa luogo di villeggiatura e di turismo e la Sardegna tutta apre le porte alla ricchezza e al lusso portati da chi ha saputo sfruttare le bellezze del suo mare e le asperità della sua costa.

E’ forse questo il senso implicito del titolo del romanzo?

Dies illa richiama il Dies irae, il Giorno del Giudizio, quello in cui Dio separerà i buoni dai cattivi, i salvati dai dannati, riducendo in cenere il mondo terreno.

E’ il progresso, a cui in verità nessuno si oppone con convinzione, a rappresentare la fine di un tempo per spalancare le porte a una società nuova, ma più dannata perché succube del denaro e dello sfruttamento ad ogni costo?

Così potrebbe essere, anche se Ela non lo trova tanto alienante quanto piuttosto fastidioso, di certo troppo rumoroso.

In fondo, sin da bambina ha ignorato le barriere sociali, ha cercato l’amicizia di coetanee che giocavano scalze perché non possedevano un paio di scarpe, che la sostenevano nelle sue fughe dalla bella casa per partecipare alla tavolata assai povera di chi si nutriva per lo più di legumi e di pesce, quando la pesca andava a buon fine.

Ela appare un’attenta osservatrice anche se il suo ruolo nella storia è marginale, in quanto a rubare la scena è la sorella Mira, più grande e protagonista di una combattuta storia d’amore.

I divari sociali nella Sardegna del Novecento

Non è facile, per Ela e Mira, sottrarsi alle regole sociali dettate dal tempo in cui vivono: se la prima è più ribelle sin da piccola, la seconda tende ad essere più come la madre, distaccata e riservata nei confronti dei poveri, indifferente al loro essere tali.

Leila Baiardo racconta i Genovesi come una famiglia colta, attenta ai cambiamenti del tempo, aperta alle novità come la scrittura degli autori neorealisti dopo la guerra, anche se i suoi componenti sono molto asciutti e aridi nell’esprimere i loro sentimenti e le loro idee.

Il padre, il medico rispettato e amato a Castelsardo sino a quando non verrà soppiantato da uno più giovane e saccente, non rifiuta le cure a chi ne ha bisogno, ai  bambini che crescono troppo deboli per la scarsa alimentazione, mostrando così un’empatia che sarà ereditata proprio da Ela.

Eppure è Mira a scardinare le certezze sociali della famiglia quando si innamora ricambiata di Ignazio, un pastore pronto a tutto per lei, anche a sfidare le convenzioni che gli imporrebbero di stare al suo posto.

Mira è pronta a combattere per realizzare il suo desiderio, ma lo è altrettanto per ottenere la laurea a cui tanto ambisce per passione, intraprendendo studi che alla fine la metteranno di fronte alla necessità di scegliere tra due realtà troppo diverse tra loro per poter convivere.

Anno dopo anno cambiano i personaggi e i luoghi, i primi condizionati dalla trasformazione dei secondi: a fianco di casupole misere a Castelsardo cominciano ad essere costruite case vicine al mare, nascono i primi ristoranti, arrivano gli autobus che scaricano gruppi di turisti italiani e stranieri, attirati dal Bastione, dal mare, dal pesce cucinato, dagli spettacoli della natura come la roccia dell’elefante.

Le tradizioni lasciano il posto alle novità in arrivo dalla Costa Smeralda, la famiglia si assottiglia per la morte dei suoi componenti, senza che vi sia più nessuno disposto a difendere un passato che ormai si sta estinguendo.

Le donne che intrecciavano cestini sulla porta di casa lasciano il posto a piccole imprese attente al guadagno facile, qualcuno lascia l’isola al seguito dei villeggianti che tornano nel Continente portando con sé una nuova domestica.

Anche Castelsardo cade nelle maglie degli abusi edilizi, i nuovi ricchi sembrano non avere il senso della misura mentre le famigli storiche, come quella dei Genovesi, si estinguono lentamente e naturalmente.

Restano case vuote, come la loro, in cui Julius, Mira ed Ela tornano ogni estate, mescolandosi ai turisti e arrendendosi al progresso e a ciò che comporta, consapevoli di essere tra i pochi testimoni di un passato che essi hanno vissuto ma che sembra ormai lontano non decenni, bensì secoli.

 Leila Baiardo, piccola saga familiare d’altri tempiAUTORE : Leila Baiardo

TITOLO : Dies Illa

EDITORE : Le Commari

PAGG. 208,   EURO 18,00

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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