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Luísa Marinho Antunes e il mito della donna maliziosa, infida e malvagia

Luísa Marinho Antunes e il mito della donna maliziosa, infida e malvagia

Luísa Marinho Antunes, specialista di letteratura comparata, è docente all’Università di Madeira, in Portogallo, e membro del Centro de Literaturas e Culturas Lusófonas e Europeias dell’Università di Lisbona.

Il suo saggio “As malícias das mulheres. Discursos sobre poderes e artes das mulheres na cultura portuguesa e europeia”, uscito a Lisbona nel 2014, è stato ora riscritto per il pubblico italiano in una versione più agile e snella, che nulla toglie alla ricchezza di citazioni e testimonianze su uno dei miti più difficili da abbattere, quello della donna regina di malizie: “Le malizie delle donneArte e potere della seduzione”.

L’autrice, studiosa e critica della letteratura, dà ampia visione storica e testimonianza di testi e documenti non sempre noti, ricercati con cura minuziosa tra le varie letterature europee dal Medioevo ad oggi, senza tralasciare gli opportuni riferimenti alla letteratura greca e latina.

Colpisce il fatto che attraversando decine di secoli il mito abbia ripetutamente trovato conferme basate sull’ipse dixit, sulla visione offerta dalla Chiesa, sull’osservazione empirica e mai sistematica di fatti e situazioni, su dichiarazioni delle stesse donne successive a inimmaginabili torture fisiche e psicologiche.

In un excursus diacronico che rimanda ad una ricca bibliografia per un adeguato approfondimento – impossibile, per ovvie ragioni, in un’opera dal carattere divulgativo – Luísa Marinho Antunes richiama le opere che, in ambito europeo, si sono apertamente schierate a favore di un’immagine subordinata della donna, essere imperfetto per sua stessa origine e natura, capace di affinare le sue arti solo per procurare danno all’uomo, rendendolo succube dei suoi poteri di origine demoniaca.

La sua ricerca delle fonti ci permette di capire come sia andata formandosi un’accesa misoginia, sfociata nel sessismo e, in tempi moderni, nell’elaborazione di teorie pseudoscientifiche che in fondo non facevano altro che richiamare i pregiudizi medievali.

Un’altra prova, il saggio di Luísa Marinho Antunes, che la condizione femminile è stata il risultato di un processo culturale e sociale messo in atto dagli uomini per garantirsi posizioni di potere e di controllo che solo negli ultimi decenni sono state scardinate nella loro assurdità.

La malizia delle donne ha origini antiche

La malizia, ovverosia l’arte dell’inganno rivolto tout court agli uomini, accompagna la donna nel tempo e nello spazio, come dimostrano antiche raccolte di novelle provenienti dall’Oriente, come Il libro dei sette savi, in cui la perversa arte femminile viene messa a confronto con la saggezza dell’uomo, capace di togliere il velo alla finzione.

Per restare nel contesto europeo, drammatica rilevanza ha avuto il Malleus Maleficarum (1487), testo in cui due frati domenicani sostengono che sia insita nella donna una diabolica malvagità, infusa nelle discendenti di Eva da una relazione privilegiata con le forze del male, o da un patto con Satana, capace di assumere le sembianze femminili per ottenere i suoi scopi.

Ma è facile risalire ancora molto più indietro nei secoli per trovare, accanto all’immagine di una donna onesta e virtuosa, quella di una figura di secondo piano, malvagia per natura, addirittura riconducibile a un corpo da identificare come “luogo” di trasmigrazione di anime degradate: rinascere donna è la condanna riservata all’uomo vile e ingiusto.

Che sia greco o latino, ad esempio, il teatro mette in scena donne chiacchierone e linguacciute, dedite al pettegolezzo e all’invidia, pronte a dilapidare le ricchezze dei mariti per migliorare il loro aspetto e capaci di preparare veleni, l’arma femminile per eccellenza.

La massima attenzione viene da loro posta nel tramandare di generazione in generazione le proprie malizie, che trovano nella tradizione orale il mezzo per riproporsi con un solo fine, quello di garantire vantaggi attraverso stratagemmi: la donna è stata dotati di armi come il fascino ed è tutto suo vantaggio usarle, dimenticando onestà e castità.

Luísa Marinho Antunes individua nel Medioevo un’epoca fondamentale

Il mondo greco-latino era estraneo al tipo di religiosità che si venne affermando col Cristianesimo, con la sua ortodossia e con le sue frange eretiche, col Tribunale dell’Inquisizione.

Dimenticando l’uguaglianza di tutti davanti a Dio, ben presto gli uomini tornarono a classificare le donne sulla base di due riferimenti, Maria ed Eva, l’obbedienza e la disobbedienza elevate a persona.

Da Agostino a Gregorio Magno la tesi è solo una, che il demonio agisca attraverso la donna per portare l’uomo alla dannazione.

Lo testimoniano, nel XIV secolo, anche uomini di cultura della levatura di Francesco Petrarca: la Beatrice di Dante, capace di elevare l’uomo a Dio lascia il posto a Laura, che distoglie il poeta dal bene e si rivela essere colei che il demonio ha designato per allontanarlo da Dio.

L’autrice tratteggia l’immagine di un’epoca quale emerge dalla lettura dei tanti testi presi in considerazione per comparare i diversi stati dell’Europa del tempo, testi attraversati tutti dalla medesima convinzione, in base alla quale furono eretti i roghi per bruciarvi le streghe, donne la cui malizia aveva raggiunto i più alti livelli.

Occorre ricordare come le testimonianze più ricche emergano nella letteratura più popolare, quella ad esempio dei libri dei proverbi o delle novelle licenziose – in Boccaccio troviamo prostitute dalla malizia affinata nel tempo, a cui non sono da meno madri badesse che si concedono i piaceri della carne – a cui vanno aggiunte le raccolte di exempla, a scopo didattico.

Attraverso l’opposizione creata tra verità/bugia, sapere positivo/sapere negativo, si smascherano gli equivoci su cui le donne fanno leva per raggirare gli uomini: “streghe, ingannevoli, superbe e arroganti, adultere, pericolose, allettanti. Il comune denominatore sembra sempre essere la propensione al raggiro, la malizia scaltra che dà alla donna, pericolosamente vicina al male e alla morte, potere sull’uomo”.

Un’età moderna solo per l’uomo, non per la donna

Ai secoli definiti moderni va collegato un cambiamento, seppur lieve: a fronte delle decine di libri dedicati alla Malizie delle donne si possono notare le prime risposte provenienti dal mondo femminile, per ribattere alla dilagante misoginia.

Sono però questi gli anni successivi al Malleus Maleficarum, della satira feroce ai danni del mondo femminile, il cui ruolo sociale dovrebbe essere marginale in ogni occasione, ma è anche il tempo in cui si alza la voce di Lucrezia Marinella Vacca, o Marinelli (1571-1653), a difendere le donne considerate instabili fisiologicamente e psicologicamente.

La sessualità femminile aveva un ruolo solo nel dar piacere all’uomo attraverso donne facili e dissolute, tutto ciò che concerneva l’apparato riproduttivo era ovviamente disdicevole e innominabile, se non dai presunti scienziati che andavano sostenendo la tesi che esso fosse un’introflessione  di quello maschile, mai sviluppatosi.

Insomma, la donna era un uomo non riuscito, che affidava la sua sopravvivenza alla sua arma più letale, la malizia.

Nemmeno il sopraggiungere di una scienza più autentica nei secoli XIX e XX porterà grandi cambiamenti e sgombrerà il campo dai pregiudizi.

Dal Positivismo a Lombroso, da Freud a Schopenhauer il catalogo degli exempla, dei topoi letterari, dei più banali luoghi comuni è infinito, nonostante i tentativi di contro-argomentazioni puntuali per la difesa delle virtù femminili che gli uomini si ostinano a trascurare.

Illuminanti le parole di Luísa Marinho Antunes a conclusione del suo saggio: “Il pregiudizio contro le donne – religioso, sociale, sessuale – si rispecchia nelle malizie a loro attribuite e si nutre di quest’immagine riflessa: le donne sono infedeli, false, ipocrite, traditrici, leali solo con le altre donne; e sono opportuniste, approfittano degli uomini per conquistare una posizione sociale più elevata e maggiore ricchezza. È ovvio che esistono nella mente degli autori anche le figure della moglie virtuosa, devota e innocente, della sorella e della madre pie e devote, ma la loro esistenza serve a dimostrare l’esistenza dell’opposto, e l’opposto è assai più significativo in termini quantitativi, perché la virtù è una qualità più rara.”

Le malizie delle donne. Arte e potere della seduzioneAUTORE  : Luísa Marinho Antunes

TITOLO :  Le malizie delle donne. Arte e potere della seduzione

EDITORE : Marietti 1820

PAGG: 216,  EURO 15,00

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Luisa Perlo, Critico Letterario

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