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Patrizia Emilitri, storia di un mondo piccolo come un guscio di noce

Patrizia Emilitri, storia di un mondo piccolo come un guscio di noce

Patrizia Emilitri, scrittrice tradatese, sembrava aver avuto in dono dalla sorte i numeri, essendo una ragioniera occupata nella contabilità: ma poi si sono fatte avanti le parole, più misteriose e affascinanti, mai certe e definite inequivocabilmente per trasformarla in una scrittrice.

Al suo attivo racconti e romanzi, l’ultimo dei quali è “Nient’altro che nebbia”.

Nelle sue pagine ci si imbatte in una vita vissuta e raccontata da personaggi qualunque, spesso legati ad un mondo di paese e poco avvezzi a riflessioni sui massimi sistemi, attraversati dal brivido del pettegolezzo più che dall’ardore della verità.

Sono esistenze semplici, le loro, nelle quali talvolta prende forma un mistero, un passato lontano mai scordato, un avvenimento che desta scalpore nei compaesani, una storia di morte avvenuta per caso o per scelta, di quelle che segnano un paese per decenni.

A Perzeghetto Olona, paese con poche migliaia di abitanti vicino al lago Maggiore, succede proprio così: una mattina d’inverno, quando il gelo domina incontrastato e la nebbia confonde ogni cosa, viene ritrovato il corpo senza vita di una diciottenne, Nadia Bignami, con il capo fracassato.

E’ il 14 novembre 1988, l’inizio della vicenda.

Il microcosmo di Patrizia Emilitri

Perzeghetto Olona è un paese che potrebbe essere uscito da un libro del secolo scorso, un luogo in cui trovare il negozio di commestibili, la merceria (le generazioni Y e Z non sanno neppure cosa siano, le mercerie), pochi bar i cui avventori sono felicemente o tristemente noti a tutto il paese, la maestra elementare e pochi giovani, che vivono il luogo natio più che altro come un dormitorio.

Non può certo mancare un’efficiente custode del cimitero, una donna che conosce i segreti di tutti e riesce ad assumere, al bisogno, il ruolo di deus ex machina (come insegna Valérie Perrin, è una figura molto amata dai lettori, in questo momento narrativo).

Le famiglie caratterizzanti il contesto non sono molte, si conoscono assai bene tra di loro, vedono i loro figli stringere amicizie indissolubili o innamorarsi e sposarsi, nella letizia generale.

Le prime pagine del romanzo di Patrizia Emilitri investono il lettore e lo confondono con una lista di nomi, di mestieri, di storie reali o presunte che si chiariranno solo strada facendo, quando assumeranno un ruolo nella vicenda specifica.

Nella descrizione che l’autrice fa della vita di paese si avverte come un deja vu, si ha la sensazione di qualcosa di già conosciuto: un lago, un piccolo paese, gli intrecci che lo attraversano richiamano prepotentemente le storie di Andrea Vitali, i suoi protagonisti, le beffe del destino con cui egli si diletta, sebbene le sue storie si affaccino su un altro lago e su tempi più remoti.

Nel guscio di noce che si rivela essere Perzeghetto Olona un omicidio ha una risonanza straordinaria, perché di questo si tratta: la povera Nadia ha sbattuto violentemente la testa contro un lavatoio in pietra, anch’esso memoria storica di un passato tramontato ma qui assurto a «bene d’importanza e valore storico», e di certo non lo ha fatto da sola.

L’ipotesi di essere al cospetto di un poliziesco frana in breve tempo: in poche decine di pagine alla vittima si affianca il colpevole, Andrea Costa, il miglior amico di Guido, fratello di Nadia.

Sì, dichiara sin dall’inizio, è stato lui, ma non voleva ucciderla, la ragazza è scivolata a causa di una sua spinta, determinata da una discussione.

Il “caso poliziesco” è tutto qui: le restanti circa trecento pagine scavano sui possibili perché del gesto analizzati e giudicati da numerosi punti di vista, dal momento che Andrea rifiuta di spiegare la causa della lite, preferendo affrontare il processo e il carcere che ne deriverà.

Nessuna sorpresa, su questo: si tranquillizzi il lettore, il colpo di scena – per altro da lui intuibile nello scorrere delle pagine e intuito dalle madri di vittima e colpevole – arriverà in conclusione, a partita ormai conclusa.

Ciò che Patrizia Emilitri fa è sezionare al microscopio la vita dei suoi personaggi cercando di assumere via via il loro personale ed esclusivo punto di vista, mentre tutti si dibattono tra sentimenti contrastanti, dall’odio all’amore al disprezzo.

I paesi erano tutti indistintamente così, un tempo, pronti a trasformare gli eventi da privati in collettivi, con un’abbondanza di giudizi e pregiudizi da far invidia al moderno gossip.

Non che questo manchi da Perzeghetto Olona, dove arrivano i giornali locali con i loro pettegoli inviati, coinvolti tanto dalle lacrime di chi soffre quanto dalla mania di protagonismo di chi vive il proprio quarto d’ora di celebrità: la Irma Gregorio, che ha trovato il corpo di Nadia si sente ormai tale e ne gongola.

Il caleidoscopico mondo degli abitanti di Perzeghetto Olona

La storia si snoda sino a concludersi nel 2002, quando tutti i debiti saranno saldati ma nessuno potrà restituire a due madri ciò che hanno perso per sempre.

Filippa ha perso una figlia, morta a soli diciotto anni, ma ha perso anche un marito, talmente legato alla figlia da aver perso l’uso della ragione giorno dopo giorno, nonché la felicità di un figlio, Guido, che non è riuscito a superare tutto il dolore per la sorella e per l’amico fraterno Andrea.

A lei restano una tomba, l’affetto di Bianca, la custode del cimitero, i fiori da portare alla figlia sotto lo sguardo severo dell’angelo di pietra.

Giovanna ha perso gli anni della gioventù di suo figlio chiuso in carcere, ha portato il peso di giudizi e condanne a priori senza mai venir meno alla promessa fattagli di non rivelare quanto successo quella lontana sera al lavatoio, ma ha avuto al suo fianco il marito.

«Il dolore non ha peso né misura» è il suo pensiero, per lei ci sono stati per anni il cancello di un carcere e pochi istanti trascorsi a parlare col figlio che ha lasciato infine credere di essere un assassino, e lo ha fatto per il sentimento più potente che ci sia, l’amore.

Nadia, la vittima, non era certo stata un’adolescente irreprensibile: ribelle e irriverente verso la madre, sopportava a fatica le briglie e cercava nel padre l’accondiscendenza che non trovava  dall’altra parte, ma nessuno può morire a diciotto anni senza suscitare profonda empatia.

Melissa, invece, la sorella di Andrea, aveva fatto seguire alla ribellione tipica di chi vive in un paese piccolo e gretto una nuova vita in città, sposata con un uomo capace di amarla e di garantirle un’esistenza serena, riportandola alla tranquillità.

Ma c’è un motivo ulteriore per cui la voce corale di Perzeghetto Olona stigmatizza Andrea: sua nonna Manuela, la madre di Giovanna, è una slandra, una che ha partorito a quindici anni una figlia senza mai dire chi fosse il padre, che non si è fatta mancare nulla nella vita in fatto di uomini e che di certo avrà passato al nipote la tara della cattiveria, con buona pace di Lombroso.

Insomma, gli intrecci di vite vissute non mancano, il passato non si può certo cancellare ma si può superare col tempo, quando ciascuno ha espiato la sua colpa e maturato il suo dolore.

Quello che resta immutabile è Perzeghetto Olona, con la sua nebbia spessa come un budino, i suoi abitanti non sempre malevoli ma troppo curiosi e pettegoli, incapaci di soffermarsi a riflettere, chiusi in un guscio di noce che ha avuto la sua incredibile drammatica storia.

Patrizia Emilitri, storia di un mondo piccolo come un guscio di noceAUTORE : Patrizia Emilitri

TITOLO : Nient’altro che nebbia

EDITORE : TEA 

PAGG. 352     EURO : 15,00   (disponibile versione eBook euro 6,99)

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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