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Valentina Durante, chiudere il dolore in barattoli di vetro

Valentina Durante, chiudere il dolore in barattoli di vetro

Valentina Durante è copywriter, si occupa di storytelling e di strategic planning e scrive romanzi e racconti.

A ben vedere, è la parola che permea di sé la sua vita, sia che ne faccia un uso mirato per lavoro –  utilizzandola per quello che può essere, una potentissima arma di comunicazione – sia che lasci spazio alla sua vena narrativa, concretizzatasi in storie brevi o lunghe.

Nella pagina di apertura del suo blog Valentina Durante ricorda ai lettori che le parole sono pietre, macigni quasi impossibili da rimuovere, ma sono anche il miglior modo per viaggiare, liberi da imposizioni vincolanti e inutili bagagli.

Le parole sono anche salvezza, raccontare una storia, meglio ancora scriverla, può essere curativo, alleviare il dolore, riportare la pace in animi sofferenti e tormentati.

Ed è proprio affidandosi al potere terapeutico della parola scritta che il protagonista del suo ultimo romanzo, “Enne”, sembra trovare finalmente uno sguardo nuovo sul mondo, uno spiraglio di luce per ritornare a vivere, senza limitarsi ad una sterile e ripetitiva sopravvivenza.

Storia di un uomo senza quiete

Quale impatto può avere, a lungo termine e non solo nell’immediato, il rimorso per eventi a cui non si può porre rimedio?

Esiste un modo, un farmaco, una terapia che abbiano come effetto primo il perdonarsi per una colpa di cui ci si sente assoluti responsabili?

Parte da una vicenda  di questo tipo la storia di un uomo che rimane a lungo senza identità, svelata en passant solo nel finale, la cui esistenza viene da lui stesso messa completamente a  nudo attraverso una lunga e sofferta confessione.

Non sappiamo il suo nome ma possiamo ricostruire la sua vita attraverso i tasselli che vengono seminati pagina dopo pagina: manager affermato, Responsabile Marketing di una multinazionale, ha condotto una vita brillante tra viaggi, cene, amici facoltosi, guadagni facili e cospicui, sino a quando ha lasciato tutto e cambiato radicalmente la propria esistenza.

La frenesia della vita precedente si è trasformata in immobilismo, la ricerca di sempre nuove soddisfazioni legate a traguardi raggiunti ha lasciato il posto ad una vita vuota, senza slanci e senza pretesa alcuna.

Il protagonista di Valentina Durante, colpito da un lutto per lui devastante, è uscito dalla vita adrenalinica da sempre condotta per chiudersi in un mutismo cercato, in una solitudine dolorosa per coltivare il suo dolore, il suo schiacciante senso di responsabilità nel lutto medesimo.

A tutto nella vita si può forse trovare un riparo, tranne che alla morte: non si può riavvolgere il nastro e rigirare la scena, ci si può soltanto nutrire di tutti i se condizionali che a nulla servono, se non ad acuire il proprio dolore e il proprio senso di ineluttabile sconfitta: se avessi detto…, se solo avessi fatto…, se non avessi permesso che….

Quest’uomo, consapevole infine dell’importanza che assume il tempo nella vita degli individui, ha scelto per mantenersi un’occupazione per lo meno bizzarra, il codista: mettendosi in coda all’ufficio postale e al CUP al posto di coloro che devono effettuare spedizioni o prenotazioni, impedisce loro di sprecare del tempo, facendolo al posto loro.

Da ciò e dal lavoro di custode e giardiniere di Villa Zuccareda Binetti ricava uno stipendio che gli permette di sopravvivere, per quanto irrisorio esso sia – a maggior ragione se paragonato a quanto guadagnato in precedenza.

La sua vita è tutta qui, riassunta in due attività banali, prive di soddisfazioni e di cambiamenti apparenti, senza che vi compaia più alcun desiderio.

Scandita da orari rigorosi e da gesti ripetitivi, la sua giornata si conclude alla sera con un’operazione dai caratteri ossessivi: da una mensola di ciliegio, alle ventuno e trenta, vengono tirati giù dieci barattoli di vetro assolutamente identici,  che poi vengono riposizionati a distanza precisa al millimetro.

Due ore di inutile lavoro, agli occhi di chiunque, una maniacalità finalizzata alla sopravvivenza, per il protagonista.

Tre anni sono passati dalla tragedia, tre anni che non significano più nulla per l’uomo dal punto di vista del tempo, che ha assunto per lui i caratteri della non rilevanza.

La forza del cambiamento per Valentina Durante

Il romanzo di Valentina Durante si presenta sotto la veste di un romanzo epistolare: dall’11 gennaio al 15 marzo 2016 il protagonista scrive dieci lettere indirizzate a un misterioso Enne, parlandogli di sé dopo tre anni di lungo silenzio.

Sono lettere nelle quali racconta di ciò che è diventato, dello stato di pacifico equilibrio che ha raggiunto, delle sue code negli uffici pubblici, dei tanti personaggi che incontra nelle diverse occasioni e delle loro ipotetiche esistenze.

In realtà le altre persone lo interessano poco, ama la superficialità dei dialoghi con gli sconosciuti, il vuoto che essi sottendono, la certezza che non creano alcuna corrispondenza nelle stanze impersonali in cui si attende il proprio turno.

I suo stessi clienti apprezzano la sua totale discrezione: ritira i pacchi, viene pagato, ritorna la settimana successiva per altre spedizioni.

Nel nulla di queste giornate il dolore e il passato sembrano stemperarsi, come se rimanessero rinchiusi ermeticamente nei dieci barattoli di vetro: ma poiché la colpa non va dimenticata, ecco che ogni sera si ripresentano all’atto dell’occupazione del tutto irrazionale che gli è necessaria.

Nel racconto di Valentina Durante la curiosità del lettore deve essere tenuta a freno: al momento opportuno sarà chiaro chi sia Enne, perché sia il destinatario delle sue lettere, perché il protagonista sia pronto a svelare ogni anfratto di sé proprio a lui.

Costruito come una scatola cinese, il romanzo è una storia che contiene altre storie, che a loro volta possono intrecciarsi con altre ancora, creando la certezza che la banalità in fondo non esista, che anche la vita apparentemente più vuota possa celare delle sorprese.

La sorpresa, per il protagonista, assume l’aspetto della curiosità: settimanalmente, ogni lunedì, ritira da una sua cliente un pacco destinato ad un uomo che risiede in un paese non lontano, che sarà spedito il martedì dall’ufficio postale.

E’ un rito che procede senza intoppi sino a quando in lui si fa largo il desiderio (finalmente un desiderio!) di sapere cosa contengano questi pacchi, per cui compie un gesto del tutto anomalo nella sua grigia quotidianità: decide di aprirne uno per scoprirlo.

Il gioco all’improvviso lo intriga, lo coinvolge, per cui prosegue nelle settimane successive: nei pacchi solo oggetti anonimi, ma  a cui riesce a dare una forte connotazione simbolica, identificandoli in messaggi d’amore.

Per questo inizia a costruire quella che per lui è e deve essere la storia d’amore dell’uomo e della donna, lasciando che l’immaginazione prenda piede e gli faccia addirittura mettere da parte la mensola di ciliegio coi suoi dieci vasi.

In dieci lettere a Enne racconta la sua solitudine, la sua disperazione ma anche la sua lenta trasformazione, quella che lo porta infine a voler troncare i rapporti con la sua cliente, cercando di tornare all’indifferenza e all’apatia precedenti.

Ogni sera, nei mesi precedenti al 15 marzo, con un autoscatto ha immortalato il suo viso, la sua espressione, o meglio la sua assenza di espressione.

Le foto sono tutte uguali, sembra che nulla sia cambiato, nel corso dei due mesi, nonostante lo scalfirsi della sua monotonia: ma forse qualcosa ha eroso la sua corazza di indifferenza e di dolore devastante, come appare dall’ultimo autoscatto, forse il Caso, che era stato così malevolo nei suoi confronti, gli ha regalato uno spiraglio.

Non è luce, ma forse, chissà, le ombre appaiono ora meno cupe.

Valentina Durante, chiudere il dolore in barattoli di vetro

 

AUTORE : Valentina Durante

TITOLO : Enne

EDITORE : Voland

PAGG. 170      EURO : 16,00 (disponibile versione eBook euro 6,49)

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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