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Voci dal futuro per Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente

Voci dal futuro per Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente

Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente sono gli autori di “Elbrus”, un romanzo di fantascienza che rispetta i canoni della tradizione di genere senza dimenticare di rivolgere lo sguardo ai problemi più toccanti della scienza contemporanea.

Nato nel XIX secolo con Jules Verne e i suoi viaggi sotto i mari, al centro della terra o verso la luna, il genere si è affermato come tale nei primi decenni del Novecento, ufficializzato da Hugo Gernsback, anche se in Italia si devono attendere gli anni ’50.

Il termine stesso con cui viene designato sgombra il campo da ogni imprecisione: esso è il risultato della fusione di due mondi, uno fantastico e l’altro scientifico, per cui chi si cimenta in questa scrittura non può improvvisare giustificandosi soltanto con la fantasia.

Per altro è evidente come sia possibile la degenerazione verso il trash, con la creazione di esseri disgustosi e il sommarsi di vicende violente e talora anche ripugnanti, con l’unico scopo dello stupore da effetto speciale.

E’ dunque molto piacevole la lettura di un romanzo come “Elbrus”, lontano da tutto questo e figlio dei romanzi della serie Urania che portarono la fantascienza nelle case degli italiani.

Marco Capocasa, antropologo molecolare dell’Istituto Italiano di Antropologia con interesse per la diversità genetica umana e le problematiche etiche della ricerca antropologica e biomedica, e Giuseppe Di Clemente, appassionato fin da ragazzo di astronomia e fantascienza, sono autori di un romanzo in cui la scienza ha un ruolo fondamentale per spalancare le porte ad un futuro non troppo lontano nel tempo.

Niente alieni squamosi e verdi, niente guerre interstellari, bensì un pianeta, il nostro, messo in sofferenza dai suoi stessi abitanti e sull’orlo di un collasso ecologico, in cui l’umanità cerca soluzioni per la sua sopravvivenza senza aver purtroppo mai dimenticato una delle sue caratteristiche principali: homo homini lupus.

A.D. 2155, l’anno della svolta

E’ il 2155 l’anno da cui prendono il via le vicende, ma si tratta del punto di arrivo di una serie di accadimenti raccontati dagli autori in successive analessi, dei flahback che ci permettono di ricostruire le vicende dei diversi protagonisti.

Il contesto da cui si parte è tragico: il riscaldamento globale sta producendo ormai effetti devastanti, tanto da compromettere seriamente la sopravvivenza dell’umanità e di tutte le specie animali e vegetali del pianeta Terra.

Le regioni nordiche sono prescelte per lo stanziamento, dato che quelle più meridionali dell’Europa sono ormai invivibili.

Anche le risorse cominciano a scarseggiare e la necessità di trovare una soluzione sta mettendo a dura prova gli scienziati, dal momento che il progetto di colonie autosufficienti su altri pianeti si è rivelato al momento fallimentare.

La crisi economica americana ha trascinato la NASA in un baratro finanziario dal quale non riesce più a risalire, l’EASA, la European and Asian Space Agency, è divenuta la più importante agenzia spaziale del mondo.

La frontiera da superare si trova ormai molto lontano dal pianeta Terra, in uno spazio sconfinato all’interno del quale da sempre si tenta di captare un segnale che testimoni la presenza di altri esseri viventi nell’universo.

E’ proprio su un segnale del passato, che ha determinato conseguenze straordinarie, che i più eminenti scienziati del tempo lavorano senza posa, in luoghi del tutto sconosciuti agli uomini comuni.

Nessuno può immaginare cosa stia succedendo nel Caucaso, sotto il monte Elbrus, paradossalmente (ma per specifica volontà degli scienziati) neppure chi ci vive e si prepara per la colonizzazione dello spazio.

Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente affidano a due uomini che non si conoscono ma che scopriranno di avere una storia in comune il compito di dare inizio a un succedersi di fatti su cui ha posato il suo occhio clinico il giornalista Nigul Leppik, il cui fiuto lo porta a pensare di essere di fronte ad uno scoop unico nella sua carriera.

Andrus Sokolov, stilista di fama internazionale, e “Lubo” Lubomir Karo, un programmatore che lavora per la Drama, una software house che produce videogiochi in Realtà Virtuale, sono all’improvviso vittime di apparenti disturbi psichiatrici.

Voci che arrivano da lontano, volti tutti uguali che popolano il loro inconscio, una Dama che sembra reggere i fili del loro destino, un’empatia improvvisa e travolgente che li accomuna: qual è la causa di tutto ciò? Chi sono gli uomini che si assomigliano in tutto e per tutto? Chi è e cosa vuole la Dama che popola i loro incubi e che ruolo avrà il Viaggiatore?

Domande difficili, che presuppongono la conoscenza di una verità che si perde in lontani decenni, in scelte operate in nome della scienza e destinate a calpestare gli uomini e la loro coscienza, in una ricerca che ha stravolto l’esistenza non solo delle vittime ma anche degli scienziati che l’hanno sostenuta, come David Dunn.

La caparbietà di Lubo lo porta a indagare e a smuovere vicende sepolte nella memoria, ma è proprio dal risveglio di quest’ultima, dai brandelli di ricordi che si accumulano che trova nutrimento la sua forza, nel tentativo di sfuggire alla pazzia che ha portato Andrus sull’orlo del suicidio.

Una ricerca testarda, dolorosa e spesso sconcertante gli permette di sopravvivere ad una realtà davvero fantascientifica, ad un accavallarsi di ostacoli incapaci di arrestare la sua ricerca sino alla scoperta finale, la più incredibile tra quelle che avrebbe potuto immaginare.

 La scienza al servizio di Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente

Per ipotizzare lo scenario su cui far muovere i loro protagonisti nell’anno 2155, Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente si sono avvalsi degli studi di climatologia  di Patricia Nayna Schwerdtle (et al.) e di Chang-Eui Park (et al.).

La trama del romanzo è invece legata a doppio filo ai progressi della genetica e della genomica umana, allo sviluppo delle biotecnologie e dei più moderni metodi di manipolazione genetica ( con riferimento agli studi di Emanuelle Charpentier e  Jennifer Doudna).

Nulla, in questo ambito, è lasciato al caso: anche se con sconcerto, il lettore si rende conto di ciò che potrebbe accadere in un futuro non così lontano alla specie umana.

Con la rapidità di sviluppo attuale, fra un secolo potremmo forse dover fare i conti con quanto succede nei laboratori celati sotto il monte Elbrus, con la manipolazione genetica che potrebbe rendere artificiale la vita umana prima ancora del concepimento, laddove spermatozoi e ovuli potrebbero essere maneggiati con disinvoltura, dimenticando qualsiasi remora etica.

Gli autori abbondano nei particolari scientifici e ci lasciano pensare a quale ricaduta potrà avere uno scriteriato progresso scientifico sull’umanità.

Nel loro romanzo l’incontro tra umani e alieni, straordinariamente simili all’uomo fatta eccezione per pochi particolari, avviene in una situazione di emergenza, lontano da scenari di guerre, colonizzazioni, distruzioni di generi viventi, in un contesto in cui l’aiuto al prossimo, qualunque sia la sua origine, è ancora un valore.

Certo gli scienziati non si lasciano sfuggire l’occasione di trasformare in cavie gli alieni recuperati nello spazio dopo che la loro astronave è stata distrutta da una pioggia di meteoriti, ma questo rientra nella curiosità scientifica che ha portato al progresso.

E’ quando si vuole andare oltre, ci si vuole sostituire al Grande Architetto del mondo o al Caos primigenio, che si palesa la propria piccolezza.

A Lubo e Andrus sono riservati destini diversi, così come ai team di scienziati e al prodotto dei loro mostruosi esperimenti: l’esito dell’arrogante ambizione dell’uomo non può che essere la distruzione, di se stesso e di tutti coloro che ne sono stati vittime, un messaggio finale su cui riflettere a fianco dei ciechi entusiasmi di chi pensa che alla scienza tutto sia lecito.

Voci dal futuro per Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente

AUTORI :  Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente

TITOLO : ELBRUS

EDITORE : Armando Curcio

PAGG. 314,    EURO 16,00

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

One comment

  1. Io e Giuseppe ringraziamo la redazione del Font per lo spazio dedicato al nostro Elbrus e l’autrice di questa curata recensione.
    Auguriamo una buona lettura a chi volesse scoprirlo e, per chiunque lo desiderasse, proponiamo di discuterne insieme direttamente qui oppure sulla pagina Goodreads del romanzo.

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