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Piramidi ed energie di campo: dal mito alla scienza

Piramidi ed energie di campo: dal mito alla scienza

Parlando di piramidi, il pensiero corre inevitabilmente all’antico Egitto, ma in realtà l’intero pianeta ne è disseminato.

Questo fatto ha indotto gli studiosi in materia a sviluppare scenari interpretativi spesso al di là dei limiti che il metodo galileiano imporrebbe, con il risolutivo apporto, oggi, degli strumenti valutativi che le nuove acquisizioni fisico-quantistiche offrono.

Oltre mille piramidi in America centrale, centinaia in Cina e in Africa, dal Sudan all’Egitto, ma soprattutto recenti scoperte in Crimea e nel Donbas, sono testimonianza evidente di qualcosa di unitario, che merita di essere indagato.

Di piramidi ne ha parlato Halyna Kornivenko, componente del Comitato scientifico di ND, pubblicando un approfondimento anche sul numero di ottobre delle rivista scientifica “Natura Docet: la natura insegna”.

Piramidi ed “energie di campo”

Da anni sono in corso ricerche sulle cosiddette “Energie di campo” e sui loro effetti nell’organismo umano e nei sistemi biologici in generale: tutti i viventi presentano un “biocampo” (HEF: Human Energy Field), ma anche il mondo inanimato possiede un proprio campo (CEV: Campo Energo Vibrazionale).

Ogni oggetto “materiale” risulta così caratterizzato da “vibrazioni, la cui energia dipende essenzialmente dalla costituzione atomica.

Le vibrazioni possono essere di varia natura:

  • meccanica,
  • elettrica,
  • elettromagnetica,
  • ottica,
  • nucleare,

e possono indurre “risonanza” dovuta a moti vibrazionali, rotazionali, transizioni elettroniche all’interno dell’atomo e alla cosiddetta “agitazione termica” di atomi e molecole.

“Sono molti gli studi condotti a proposito dell’energia correlata alla forma degli oggetti, con particolare riferimento alla struttura piramidale, con risultati spesso sorprendenti e di difficile interpretazione convenzionale”, spiega Halyna Kornivenko.

“Ciò che appare certo è che ogni oggetto possiede una propria vibrazione e che è in grado di emanare energia con frequenza propria, come conseguenza del materiale che lo compone ma anche in virtù della sua conformazione strutturale: la “forma” ubiquitaria delle antiche piramidi doveva in tal senso essere certamente legata a qualche scopo bioenergetico”.

Dal mito alla scienza

Inspiegabile appare la datazione della piramide che scienziati russi, alla ricerca di minerali e acqua, hanno scoperto anni fa in Crimea (la “Tauride” dei Greci antichi), di cui traspaiono ancora informazioni limitate.

Si tratterebbe di una struttura sotterranea alta 45 metri e larga 72, esternamente simile ad un tempio Maya e internamente paragonabile a una piramide egizia, risalente però a periodi molto antecedenti.

In una stanza interna pare si sia identificata, con metodi di risonanza messi a punto per rilevazioni sotterranee di sorgenti d’acqua, la mummia coronata di una creatura alta meno di un metro e mezzo, come riferito dallo scienziato Vitalij Anatoljevic Gokh, al canale televisivo ucraino ICTV.

I ricercatori impegnati nello scavo si erano imbattuti in una vasta superficie di pietra calcarea levigata, superata la quale e penetrati nell’interno, pare abbiano evidenziato la presenza di strutture a cupola e di inusuali lastre triangolari.

Ulteriori scoperte

In seguito, vennero ispezionate le zone circostanti per una cinquantina di chilometri, tra Foros e Khersones, presso Sebastopoli, che consentirono di verificare l’esistenza di altre piramidi sepolte in linea, come quelle egizie e centramericane, disposte lungo la costa del Mar Nero, a definire, con la prima, un rombo regolare.

A differenza delle piramidi “classiche”, queste sono però a base triangolare e non quadrilatera, con altezza variabile fra 35 a 45 metri, e base di 72 metri di lato.

“Queste piramidi sono localizzate in corrispondenza dei due focolai magnetici che caratterizzano il clima della Crimea”, dice Halyna Kornivenko.

“Ciò ha indotto qualcuno a pensare al mitico popolo di Atlantide, a proposito del quale si narrava di una potente energia proveniente dal sottosuolo e da cristalli, identificabile non lontano dalla Crimea, nella civiltà Minoica sviluppatasi fra Creta e Santorini, devastata da una eruzione vulcanica.

Le piramidi scoperte nella penisola crimeana potrebbero quindi essere state erette proprio dagli abitanti del continente scomparso, successivamente sepolte dal cataclisma che distrusse il loro mondo”.

Piramidi: accumulatori energetici?

Le piramidi sarebbero di fatto “accumulatori di energia”, in grado di sfruttare il geomagnetismo del Pianeta (lo strumento utilizzato in Crimea ha rivelato la presenza dal vertice delle strutture, di tre fasci di energia a frequenze 900 × 109 Hz, 700 × 109 Hz e 500 × 109 Hz, mentre intorno alle piramidi è stato localizzato un campo di 10 × 109 Hz).

“Secondo lo scienziato Gokh, queste piramidi potevano appartenere a un sistema globale, utilizzato per ricevere e redistribuire energia cosmica”, spiega  Halyna Kornivenko.

“Del resto lo stesso termine “piramide”, di derivazione greca (πυραμίς) significa “della forma del fuoco”, anche se alcuni studiosi lo mettono in relazione al termine egizio “per-em-us”, utilizzato nel Papiro di Rhind per indicare “ciò che va su”, cioè l’altezza della struttura (ma anche il calore del fuoco tende a salire).

Analogamente, nel 2006, la “Pravda” informò del ritrovamento di gigantesche piramidi, simili a quelle egizie, nella zona di Lugansk, nel Donbas, solo parzialmente affiorate dal terreno dopo i primi scavi.

Uno scienziato dell’Istituto di Fisica dell’Ucraina, Volodymyr Krasnoholovets, impegnato a lungo in studi sulle piramidi, indusse il governo russo, a partecipare ai suoi progetti “sperimentali”, finanziando la costruzione di una piramide alta 44 metri a Mosca.

Del resto, fin dal 1990 sul territorio ex-sovietico, dalla Bashkiria a Mosca, erano state costruite diciassette piramidi, più slanciate rispetto a quelle egiziane, alte fra undici e dodici metri, sulla base di progetti del matematico Alexander Golod, con precisi rapporti riconducibili alla classica “sezione aurea” (“Золотое сечение”)”.

Gli effetti in termini biologici

Dagli studi, tuttora in corso nella piramide di Mosca, risulta che gli effetti misurabili siano molteplici, anche in termini biologici:

  • miglioramento del sistema immunitario (composizione leucocitaria ematica),
  • miglioramento della rigenerazione tissutale di organismi superiori,
  • diminuzione della aggressività (studio su 5.000 detenuti esposti al campo energetico della piramide),
  • aumento della sopravvivenza di tessuti animali esposti a infezioni virali e batteriche,
  • in ambito vegetale: incremento fino al 100% della resa di semi immagazzinati nella piramide.

Inoltre, a seguito della costruzione della piramide, a Mosca si è potuto verificare:

  • un netto miglioramento dell’ozono sovrastante l’area,
  • riduzione dell’attività sismica locale,
  • diminuzione di intensità e gravità di eventi meteorologici.

“Studi condotti presso altre piramidi costruite in Bashkiria (Russia meridionale), evidenziano effetti positivi anche sulla produzione di petrolio: olio meno viscoso del 30% e resa dei pozzi aumentata in base a test effettuati dall’Accademia di Mosca per petrolio e gas”, spiega Halyna Kornivenko.

“Da segnalare anche diminuzione del livello di radioattività all’interno della piramide, comparsa di carica spontanea di condensatori e significative variazioni nelle soglie di temperatura della superconduttività e nelle proprietà di nanomateriali.

“Un dato assolutamente sconcertante riguarda l’acqua, che all’interno della piramide permane allo stato liquido fino a temperature di -40° C, congelando però all’istante se sottoposta a urti meccanici.

Nuove luci appaiono evidenti all’orizzonte della nuova scienza, ricollegandosi ad antiche certezze, sinora dimenticate”.

 

 

Immagine copertina di Mouad Mabrouk https://www.pexels.com/it-it/foto/grande-piramide-di-giza-sotto-il-cielo-blu-3689863/

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