La fertilità e, in particolare, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA): temi di grande attualità nel nostro Paese, anche se si registrano scarsa conoscenza dell’argomento e l’esistenza tuttora di false credenze. I dati, usciti da una indagine, ancora inedita, della SWG rendono un’idea della confusione che ancora hanno gli italiani in merito a questa questione, di per sé piuttosto complessa. Il campione, costituito da 1.000 cittadini italiani (uomini e donne), perfettamente significativo a livello statistico, ha dato risultati abbastanza contradditori: la maggioranza ha sentito parlare di Procreazione Assistita, ma il 72% si dichiara poco e per niente informato. E inoltre c’è molta confusione riguardo alle tecniche disponibili.
Sono comunque dati che non sorprendono poiché, proprio in questi ultimi mesi, è in atto nel nostro Paese un grande cambiamento rispetto al tema, con un crescente trend che segnala apertura sia in termini legislativi, sia culturali.
“Secondo i dati Istat, In Italia nel 2013 sono nati 514.308 bambini. Di questi ben 12.187 sono venuti alla luce grazie alla Procreazione Medicalmente Assistita (2,4%) – afferma il dottor Rubens Fadini, Responsabile del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi, Istituti Clinici Zucchi – Proprio il Ministero della Salute ha presentato a maggio il Piano Nazionale per la Fertilità e, di recente, il Ministro Beatrice Lorenzin ha firmato le nuove linee guida sulla PMA, dando seguito a quello che, ormai da più di 10 anni, è stato il percorso di modifica della Legge 40/2004, unica normativa di riferimento in materia nel nostro Paese”.
Di pari passo con il cambiamento legislativo in corso, in Italia si sono avuti notevoli passi avanti anche da un punto di vista culturale. Il 68% del campione intervistato, infatti, si dichiara favorevole, in generale, alle tecniche di procreazione assistita, pensiero diffuso soprattutto nella popolazione più giovane (79%), e il 73% ritiene che sia un tema che riguarda un numero sempre maggiore di donne.
“Per l’84% degli italiani, in particolare, la Procreazione Medicalmente Assistita è percepita come un vero progresso per la coppia infertile – afferma Guja Tacchi, SWG – Un dato trasversale alle diverse regioni italiane e alle età. Si tratta comunque di un’apertura nel rispetto della tradizione italiana, che tende ad identificare la famiglia con la solidità della coppia”.
Sia, in parte, per l’eredità culturale del nostro Paese, sia anche per la disinformazione spesso esistente sull’argomento, emergono in alcuni segmenti dell’opinione pubblica dubbi e interrogativi di carattere etico e sociale rispetto alla Procreazione Medicalmente Assistita e alle tecniche che permettono di esaudire il desiderio di maternità. La metà del campione, infatti, ritiene che scegliere la PMA sia una decisione difficile da assumere, soprattutto rispetto alla famiglia e alla società in generale, percentuale che sale al 56% nel Sud Italia mentre incontra meno resistenze al centro (41%) e al Nord (48%). Inoltre, quasi la metà degli intervistati ha il timore che si tratti di tecniche che potrebbero portare ad una selezione degli embrioni contraria all’etica. Percentuale, anche quest’ultima, più alta al Sud (54%) rispetto al Centro (34%) e al Nord (47%), a conferma di una certa diffidenza verso il progresso scientifico, che – anche attraverso una maggiore informazione – potrà essere pian piano superata.
Procreazione Medicalmente Assistita: cosa sta cambiando
Nel quadro generale appena delineato, l’estero rappresenta un punto di riferimento per chi voglia affidarsi a tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita nel percorso di ricerca della maternità. I limiti di legge previsti dalla normativa italiana hanno avuto senz’altro gran peso finora sulla scelta di rivolgersi a strutture oltre confine. Sul campione generale, infatti, tra le principali motivazioni a supporto di questa scelta compaiono proprio gli aspetti di carattere legislativo accanto a quelli burocratici (il 49% ritiene che si vada all’estero per la presenza di procedure e formalità meno complicate, il 40% per minori limiti di legge). Mentre, il 36% degli intervistati ritiene che in Italia siano poche le strutture con un’esperienza già consolidata in tema di PMA.
Del 68% favorevole alla PMA, ben il 40% prenderebbe in considerazione l’ipotesi di andare all’estero e il 2% lo ha già fatto. Il 26% dei rispondenti afferma, invece, che preferirebbe rivolgersi a strutture presenti in Italia e la fase di apertura legislativa e culturale in atto nel nostro Paese offre nuove prospettive in questa direzione.