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Ambiente-New York, la neve e i camosci

Come avrete sentito dai media e dai bollettini Meteo, Manhattan sta soffrendo uno degli inverni nevosi peggiori, tra temperature che toccano i meno venti gradi e nevicate estenuanti che non ci danno tregua. Mezzo metro di neve nell’ultima settimana, a più riprese, sfiancherebbe chiunque, anche una metropoli pronta a tutto come la Grande Mela, però la mia odierna riflessione èmolto più pragmatica e concreta, nasce dal mio cercare di raggiungere l’ufficio in Manhattan, ossia: come riuscire ad attraversare la strada nei giorni successivi le grandi nevicate.

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Gli spazzaneve tirano su muri di neve invalicabili, soprattutto a Brooklyn, muri che costeggiano tutta la carreggiata fino ai semafori. Se dunque vi è la necessità di attraversare la strada (o di prendere un taxi) senza esser prossimi ad un incrocio tocca armarsi di picozza e scarponi chiodati e scalare la montagna che separa dall’asfalto. Montagne di neve createsi per stratificazione sui ghiacci che hanno intrappolato anche le auto incapaci ormai di uscire dai posti parcheggio. Il peggio è il giorno dopo la nevicata, se la neve inizia a sciogliersi (e il gelo non la ghiaccia) perché a noi tocca affrontare gli angoli delle strade, dove in teoria il valico pedonale d’attraversamento sarebbe aperto.

012 billcunningham-videoSixteenByNine540 Agli angoli delle strade, il marciapiede dovrebbe incontrare la strada ma quasi sempre vi sono laghi di acqua gelida e neve, profondi anche 20cm, che paiono a filo d’asfalto e invece son trappole artiche (causa dislivello) che inghiottono le scarpe fin sopra la caviglia almeno. Osservavo noi pedoni indaffarati, e notavo la grade prontezza di spirito delle donne newyorkesi, con ai piedi scarponi o stivali alti quasi fino al ginocchio, impermeabili e pronti a tutti, che, in barba a qualunque look permettono la sopravvivenza bipede nella metropoli. Noi uomini invece nel 90% dei casi facciamo come se nulla fosse, usiamo le solite scapre di sempre, invernali si’ ma senza pretese, e messo il piede in fallo nella pozza che sembrava inesistente, affondiamo inghiottiti fino al polpaccio per poi esibici in balzi urlanti da camosci di montagna.

Bill Conningham
Bill Conningham

L’effetto ilare, è stato immortalato da Bill Cunningham, che non ha perso l’occasione. Cunningham e’ un fotografo ottantaquattrenne che decine di anni fa, prima dell’evento del web e di qualunque blog, già fotografava la gente di New York, senza seguire le celebritào le mode, bensì prestando attenzione ai modi e all’abbigliamento delle persone in strada. Un gentiluomo free lance, da sempre collaboratore del New York Times, persona modesta ed eccezionale, di grandissimo talento. Su di lui, nel 2011, è uscito un romantico documentario, Cunningham è l’occhio di New York da sessant’anni e la scorsa settimana ha postato una raccolta di immagini di uomini newyorkesi sulla 5th Avenue, intenti in questa specialita’ (non olimpica) ma strettamente invernale che e’ il salto della pozza innevata: il successo, manco a dirlo, è stato immediato.

Quelle che vedete sono una selezione degli scatti di Cunningham. Ecco quelli che mi hanno divertito di più.

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Eminio Paschetto, New York

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