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Che cos’hanno in comune salute, benessere, bellezza, turismo e arte? Il clima

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E sì, gli argomenti trattati da ilfont.it: turismo, benesser, arte, un certo stile di vita sono tutti strettamente legati alle vicende del tempo e del clima. E’ per questa ragione che noi di www.meteogiuliacci.it abbiamo scelto proprio questa testata giornalistica per varare una nuova partnership. Non ci credete? Ecco quante cose abbiamo in comune.

Iniziamo dalla salute e dal benessere. Tutti abbiamo sperimentato sulla nostra pelle che il confort o il “disconfort” procuratoci dall’ambiente è strettamente legato alla “triplice” alleanza  temperatura-umidità-vento.  Ecco perché soffriamo quando  il caldo o il freddo sono troppo umidi ed ecco perché  godiamo del refrigerio apportato da una gradevole brezza estiva ma battiamo i denti quando invece in inverno il freddo viene amplificato dal vento (effetto wind chill). E  che dire poi della luce solare, il tonico della mente? La scarsità di luce captata dalla nostra retina nelle giornate grigie e piovose oppure nelle corte giornate  invernali scatena malinconia e anche depressione perché la luce ha la virtù di stimolare nel cervello la produzione di serotonina, “l’ormone del buon umore” .  Ecco perché i moderni antidepressivi sono stimolanti della produzione di serotonina o inibitori della sua “ricaptazione” da parte del cervello medesimo.

Anche la bellezza del corpo è influenzata dalle vicende del tempo e del clima. Basti pensare che la pelle e i capelli, il nostro “guscio esterno”,  sono costantemente a contatto con l’aria e quindi ne subiscono gli influssi ed i mutamenti, benefici o malefici che siano. In particolare quando  il tempo è “troppo” – troppo caldo, troppo freddo, troppo umido, troppo secco, troppo ventoso, troppo soleggiato –  la nostra pelle ne soffre, si arrossa o si screpola o diviene ruvida mentre i nostri capelli si sfibrano e perdono la loro lucentezza. Per non parlare poi dei danni permanenti arrecati alla pelle (rughe) da selvagge esposizioni ai raggi solari nel corso di molti anni.

E veniamo al turismo.  E’ lecito pensare  che i turisti saggi e previdenti, prima di scegliere  dove e quando passare un meritato periodo di riposo, si accertino del clima  che potranno trovare sulla meta prescelta, onde non incappare nella stagione delle piogge o in un clima afoso insopportabile per la razza bianca (vedi India in estate) o  peggio che mai, in un temibile ciclone tropicale.

E che dire del rapporto tra arte, tempo e clima? Una buona parte delle opere più belle (poesie, pitture) sono state ispirate dai fenomeni del  tempo (la pioggia, i temporali, il tuono, i tramonti, le albe, le nuvole, e così via). Ma vi è di più. In certe forme d’arte è possibile rintracciare i segni lasciati dal tempo o dal clima, tanto che una delle più simpatiche metodiche per ricostruire il clima del passato  è quello di esaminare nelle pitture dell’epoca  i vestiti più o meno pesanti indossati, cieli più o meno luminosi o grigi, un più frequente richiamo a paesaggi innevati piuttosto che soleggati. Una originale e affascinante ricerca svolta alla fine degli anni ’60 dal meteorologo tedesco Hans Neuberger ha messo a confronto circa 12000 dipinti realizzati fra il 1400 e il 1967 e conservati in una quarantina di musei sparsi tra Europa e Nord America. Nel suo studio, pubblicato nel 1970 con il titolo di “Climate in Art”, lo studioso tedesco ha analizzato la copertura nuvolosa riprodotta dagli artisti del passato e presente in ben 6500 di questi quadri, individuando così grazie a quanto osservato nei dipinti tre periodi principali: uno che va dal 1400 al 1550 circa, uno compreso tra il 1550 e il 1850, e infine uno che copre la fase dal 1850 al 1967, data in cui è stato realizzato il più recente dei quadri da lui presi in considerazione.

a cura di Mario Giuliacci

 

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