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Destinazione errata di Domenico Starnone, Einaudi

02/06/2026
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Destinazione errata

Destinazione errata di Domenico Starnone, Einaudi, 2025 pp. 152, € 17,50

Domenico Starnone e una premessa che promette bene Ci sono libri che partono da un’idea semplice e la trasformano in qualcosa di necessario. Destinazione errata sembrava poter essere uno di questi. Starnone è uno scrittore di razza, capace di una prosa precisa e ironica, e il punto di partenza — un messaggio d’amore inviato alla persona sbagliata — ha tutto il potenziale per diventare un’indagine acuta sulla vita di coppia, sul desiderio, sull’onestà. Il problema è ciò che Starnone sceglie di fare con quel potenziale.

Immagine di copertina
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Domenico Starnone e un protagonista che non decide mai

 Il narratore è un uomo di trentotto anni, marito e padre di tre figli, che, per un attimo di distrazione causato dai tre bambini, manda a una collega un messaggio d’amore destinato alla moglie. Lei risponde come se fosse un invito e decide di dichiararsi. Lui non chiarisce.

Da questo momento in poi, il protagonista non prende più una sola decisione vera: asseconda Claudia finché è conveniente e intrigante, la segue finché lei lo accetta, e torna dalla moglie non appena viene rimandato indietro dalla collega.

Non c’è una scelta, non c’è un momento di coraggio o di rottura. C’è solo un uomo che si lascia trasportare dagli eventi, che viene agito dalla situazione invece di agire. Starnone lo chiama fragilità umana. Una lettura meno indulgente lo chiama vigliaccheria.

Domenico Starnone e la dinamica dei veri adulti

La cosa più rivelatrice del romanzo non è il tradimento, ma lo sfondo in cui avviene. Mentre i due adulti si perdono nel loro equivoco fatto di esitazioni e mezze verità, i figli continuano la loro vita con una solidità silenziosa che mette in imbarazzo i genitori. È l’immagine più onesta del libro: i bambini come unici veri adulti della storia. Peccato che Starnone non scelga di approfondirla, preferendo restare nella testa del protagonista — il posto meno interessante in cui stare.

Domenico Starnone e un’indulgenza di troppo

Il romanzo pone domande legittime: dove finisce il caso e dove comincia la responsabilità? Quanto siamo davvero artefici delle nostre scelte? Ma le pone senza mai voler rispondere, e questo silenzio non ha il sapore dell’ambiguità letteraria — ha il sapore dell’assoluzione facile.

Un uomo che non rivela subito l’errore, che alimenta una situazione ambigua finché gli conviene, e che torna a casa senza troppe remore quando la porta si chiude, non è un personaggio tragico. È un personaggio che ha scelto di non scegliere, e lo ha fatto più volte. Trattarlo come vittima del destino è una gentilezza che il testo non ha guadagnato.

Domenico Starnone e lo stile: l’unica cosa che regge

 Va detto con onestà: la scrittura funziona. Starnone costruisce figure credibili che si evolvono emotivamente lungo la narrazione, e la qualità della prosa porta il lettore a tornare indietro su certi passaggi solo per il piacere di rileggerli. Il problema non è come è scritto il libro, ma cosa sceglie di giustificare. L’ironia elegante che attraversa ogni pagina finisce per fare da schermo: ammorbidisce i contorni morali della storia invece di illuminarli.

Destinazione errata

Domenico Starnone e un finale che non convince

 Chiudendo il libro rimane una sensazione di incompiuto — non nel senso letterario del termine, ma etico. Il protagonista esce dalla vicenda sostanzialmente indenne, riassorbito dalla vita familiare come se nulla fosse. Il romanzo lascia più interrogativi che certezze, e non riesce a coinvolgere fino in fondo chi cerca nelle storie anche una bussola morale, oltre che uno specchio.

Destinazione errata è un libro tecnicamente riuscito, scritto da un autore capace, ma che in questo caso ha scelto di stare dalla parte sbagliata — quella del personaggio meno coraggioso della storia. La vera destinazione errata, forse, è proprio quella narrativa: Starnone aveva tutti gli strumenti per un romanzo scomodo e necessario, e ha preferito scriverne uno confortevole.

Immagine di copertina di Sincerely Media via Unsplash

Paola Monselli, musica, libri, cinemaHo 25 anni e una colonna sonora costante. Sogno di lavorare nel mondo della musica, quello senza riflettori lontano dai palchi dove succede tutto davvero. L'unico momento in cui accetto il silenzio è quando leggo. Sono alla ricerca costante di qualcosa, chissà forse lo troverò in un album o tra le righe di un libro. Mi sono laureata a Parma in Comunicazione e media contemporanei per le industrie creative.