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Turismo-Da Chianciano Terme all’Amiata, tra sapori e vecchie miniere

Da Chianciano Terme al Monte Amiata, il percorso è abbastanza breve e molto bello sotto l’aspetto paesaggistico. In una mezza giornata, si può compiere un vero e proprio percorso tra i sapori e i saperi di una cultura antica. A Chianciano Terme, tappa di partenza, una sosta obbligatoria è nella Pasticceria Centro Storico, situata all’interno delle storiche mura, dove si potranno assaporare antichi sapori rivisitati dal pasticcere Marco e proposti da Lucia, sempre di corsa per accontentare i molti clienti. Si fa colazione con dolcetti fragranti  sulla piccola ma deliziosa terrazza che domina l’ampio e suggestivo panorama sulle colline circostanti.

Sfoglie, bomboloni, cornetti farciti, un'atmosfera fragrante di zucchero e vaniglia
Sfoglie, bomboloni, cornetti farciti, un’atmosfera fragrante di zucchero e vaniglia

Per i più freddolosi c’è una graziosa e accogliente saletta da tè pronta ad ospitarli. Impossibile andarsene senza portar via almeno un assaggio delleloro specialità, la Torta Etrusca, visto che qui gli etruschi erano di casa, il Panforte dell’Antico Monastero e tutte le specialità senesi.

Dalla famosa torta Chianciano alle maliziose palle degli etruschi...
Dalla famosa torta Chianciano alle maliziose palle degli etruschi…

Poi, via verso il Monte Amiata. Attraversata parte della Val d’Orcia ci si inerpica fino ad Abbadia San Salvatore, luogo di funghi, di castagne e… di vecchie miniere. Una visita al Museo Minerario e ad una delle gallerie, a bordo del vecchio trenino e sotto la guida esperta di un ex minatore come Paolo, sarà un’esperienza che rimarrà per sempre tra i ricordi più emozionanti.

Paolo Contorni, ha più di 80 anni, è stato minatore e oggi è guida del museo
Paolo Contorni, ha più di 80 anni, è stato minatore e oggi è guida del museo

Durante i suoi racconti, sembrerà di rivivere certi momenti emozionanti, certe disavventure pericolosissime e al tempo stesso coinvolgenti. Un’esperienza che ci sentiamo di raccomandare a tutti, ma in special modo ai bambini e ai ragazzi.

 

L'immagine di Santa Barbara, protettrice dei minatori
L’immagine di Santa Barbara, protettrice dei minatori

 

Al termine, non potrà mancare una visita al centro storico di Abbadia San Salvatore, che in qualche modo rappresenta il capoluogo del Monte Amiata. Qui, sugli stipiti di pietra delle case e delle cantine, si potranno ancora vedere scolpiti i simboli di coloro che, in epoca medievale, avevano lì la loro bottega, come sarti, fabbri e altri artigiani. Una puntatina deve essere fatta anche all’antico Monastero. E in special modo alla Cripta sottostante l’altare maggiore della Chiesa, che farà rivivere le epoche lontane del primo cristianesimo.

Dopo alcuni acquisti, che consigliamo di rivolgere ai sapori amiatini, come castagne, funghi e altri prodotti del bosco, si raggiunge, a circa venti minuti di macchina, Radicofani.

Siamo nella patria dell’antico brigante Ghino di Tacco, il Robin Hood della Val d’Orcia, che ancora è ricordato nell’imponente Rocca (visitabile) e in una bella statua posizionata nel giardino pubblico.

Ma noi siamo qui per la nostra voglia di sapori, oltre che di saperi. E la nostra meta è il Ristorante La Grotta (tel. 0578 55890 – 55866) . Vi consigliamo vivamente di prenotare, perché altrimenti si rischia di rimanere digiuni, mentre invece non possiamo perderci i loro meravigliosi pici (spaghettoni fatti a mano) conditi in varie maniere, le zuppe, le tagliatelle; e poi i secondi a base di arrosti, di cinghiale e altri manicaretti in puro stile toscano. Le porzioni sono un vero attentato alla linea, ma la vostra anima ne resterà contenta. L’ambiente e il servizio sono alla buona, come deve essere per una tipica (tipica ma assolutamente autentica) trattoria; tutte le portate, però, sono a 5 stelle.

Zuppa

 

I pici col ragù di chianina, di cinghiale, all'aglione, con e briciole...
I pici col ragù di chianina, di cinghiale, all’aglione, con e briciole…
Il cinghiale in umido è uno dei secondi piatti più succulenti della tradizione
Il cinghiale in umido è uno dei secondi piatti più succulenti della tradizione

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