
Montisola: un viaggio tra sapori e ricordi
Ci sono luoghi che ti entrano nel cuore. Ogni volta che li frequenti sanno stupirti.
Monte Isola (Montisola per i locali), la più grande isola lacustre d’Europa, al centro del lago d’Iseo, per me è uno di questi.
Mercoledì con Resi (signora Pazzaglia e cuoca sopraffina ndr) ci siamo andati, la scusa è la mostra dell’amico pittore Oscar Domenighini a Peschiera Maraglio, uno dei borghi isolani.
L’isola, nonostante la giornata bigia, non si è smentita.
Le nuvole coprivano i monti tutt’intorno e s’infilavano in valle nascondendo le cime camune che nelle giornate di sole svettano imponenti. Il lago ondeggiava cupo. Qualche goccia di pioggia ci accoglie, dopo la breve traversata, allo sbarco. In questa veste autunnale Montisola appare più bella che mai.
Poche persone passeggiano, le anatre e gli svassi, con il loro caratteristico ciuffo, al bagno. Questi ultimi s’infilavano in acqua, come siluri, alla ricerca di qualche aolina o sarda.
Montisola: un locale che interpreta la cucina del territorio con passione e semplicità
È l’ora di pranzo così decidiamo di rifocillarci prima della visita alla mostra. Il nostro obiettivo è sempre la cucina tipica del territorio, quindi pesce di lago.
Non andiamo lontano e a due passi dall’attracco scegliamo l’Hostaria Milago.
Ci accomodiamo in un tavolino nel piccolo plateatico fronte lago. Davanti a noi le montagne punteggiate d’abitazioni dei comuni di Sulzano e Sale Marasino con la nuova superstrada che taglia il crinale.
L’isola incanta e godiamo del panorama e della cucina. Un antipasto con polpettine di coregone, aoline (molto probabilmente latterini) marinate, salmerino e l’immancabile filetto di agone essiccato sulla potentina alla griglia.
Nella scelta del vino mi colpisce un metodo classico della zona, con vigne site sopra l’abitato di Carzano, ci spiegano, della signora Turla Carolina. Chardonnay e pinot nero di buona freschezza che mostra un naso un po’ spigoloso ma nel complesso gradevole.
Prendiamo poi due secondi con il salmerino alla griglia per Resi e il coregone ripieno al forno con polenta per me.
Ottimi, bravi signori continuate così. Quando trovo locali che interpretano il territorio con semplicità e cura l’animo si rallegra.
Mentre gustiamo il pranzo attracca un natante da cui sbarca un gruppo variegato di turisti che s’infila nel ristorante.
Una famigliola di anatre viene a farci visita certa di una condivisione del pranzo, convinzione che ovviamente non deludiamo.
Montisola è sempre bella, anche in questa veste post-Christo e relativa passerella arancione. Dall’evento dell’artista bulgaro l’isola è cambiata, qualche pizzeria di troppo, ma resta un incanto.
Ho memorie dei tempi in cui circa 50 anni or sono, ero un ragazzino, con i miei genitori si arrivava con una barchetta coperta da un telo e guidata da una signora con foulard. Il ristorante delle sorelle Archetti (ahimé chiuso da decenni) allo sbarco a Peschiera ci attendeva.
Il santuario della Madonna della Ceriola sulla cima dell’isola vigila, pare dal V secolo, con i tanti ex voto per grazie ricevute e pericoli miracolosamente scampati.
C’incamminiamo verso la bella mostra pittorica di Oscar Domenighini e quindi riprendiamo il natante per la terraferma con un altro indelebile ricordo.
Arrivederci Montisola.
Montisola
I borghi, i muri a secco
il beccheggio dei naècc nei porticcioli,
anatre, folaghe, cigni e svassi,
Il nibbio bruno spiana l’ali
e il coniglio selvatico si rintana,
i lucci e i coregoni guizzano
e le tinche là in fondo diffidenti.
Le acque severe, cangianti
riflettono il sole e le nuvole,
Il cielo e il bosco.
Ogni giardino, orto e viottolo
racconta un tempo migliore.
Le reti da pesca piane e cilindriche
ricamo di case e vie,
le rastrelliere con gli agoni infilati
spuntano dalle logge.
Profumo d’acque dolci
di pensieri semplici
e pesci sulle braci.
Biciclette e ciclomotori
appoggiati ovunque
che attendono il ritorno di qualcuno.
Il tempo lento
e lassù la Ceriola
che aspetta…
Antica trattoria Piè del Dòs
“Qui la parola chiave è tradizione. Il fil rouge della cucina corre sulla scia della Franciacorta e del suo territorio. La filosofia è trattare gli ingredienti con cura, rispettandone le caratteristiche”, spiega Stefano Pazzaglia, chef e patron dell’Antica Trattoria Piè del Dòs.
Un luogo che ha il gusto delle antiche trattorie, quelle di una volta, in cui i veri protagonisti erano una fetta di pane, un bel bicchiere di vino rosso e una sana risata.
Copertina Foto di Nihat: https://www.pexels.com/it-it/foto/panca-sotto-agli-alberi-durante-il-giorno-accanto-al-corpo-d-acqua-235242/




