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Salute- Arriva il primo sole: attenti al fotoaging

Si invecchia a causa del tempo che passa, ma si “invecchia” di più, e più radicalmente, per l’esposizione a fattori ambientali – primo fra tutti il sole – che non solo accelerano, ma modificano il processo di invecchiamento della pelle, danneggiandola (fotoaging) ed esponendola a inestetismi e patologie. Il concetto, ben noto ai dermatologi, ma non ancora completamente assimilato dai pazienti, è stato approfondito recentemente presso l’Auditorium Partenone di Fidia Farmaceutici ad Abano Terme, (PD).

L’azione dannosa dei raggi UV sulla pelle del viso è tanto potente, e ha effetti scientificamente così definiti, che parlare soltanto di “invecchiamento” potrebbe essere quasi fuorviante: “Dal punto di vista clinico”, dice il dottor Giulio Ferranti, dermatologo, anatomopatologo, responsabile del Servizio di Istopatologia dell’IRCCS IDI (Istituto Dermopatico dell’Immacolata) di Roma, il cronoaging, cioè l’invecchiamento dovuto al trascorrere del tempo, non determina un definitivo mutamento del colorito della cute, né dà luogo a rughe troppo profonde e irregolari, non altera le fibre collagene né le fibre elastiche: si può affermare che il trascorrere del tempo, in sé, causerebbe la comparsa sul volto unicamente di quelle che sono comunemente definite ‘rughe d’espressione’”.

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Tutt’altro discorso va fatto per il fotoaging, cioè l’invecchiamento dovuto all’azione del sole: i raggi ultravioletti danno luogo a una definitiva modificazione del colorito della pelle, che tende a divenire bruno-giallastra perdendo luminosità, e alla comparsa di rughe molto più profonde e irregolari. “Sul piano microscopico”, continua Ferranti  ” Il fotoaging consiste in un vero e proprio danno, che può manifestarsi non solo nell’accentuazione di diversi inestetismi a carico dell’epidermide, strato più esterno della pelle, ma anche nello stimolo verso un’evoluzione neoplastica (tumorale), che anche nei casi meno gravi rende comunque necessari interventi terapeutici. Per quanto riguarda i danni a carico del derma, lo strato sotto l’epidermide, che come detto subisce una ‘ingiuria’ piuttosto limitata da parte del tempo, il fotoaging procura invece un danneggiamento marcato, con una modificazione addirittura chimica delle fibre elastiche, che possono risultare degenerate, del tutto private della loro naturale funzionalità elastica, e anche in questo caso esposte a rischi di degenerazione neoplastica”. Le dinamiche molecolari dell’aging rivelano quindi che gli stili di vita incidono in modo decisivo sui processi d’invecchiamento. Molte ricerche dimostrano che entro i 18 anni d’età riceviamo la maggior parte dei raggi UV ai quali siamo esposti nell’intero arco della nostra vita: quindi maturando si fanno scelte più responsabili, ma i genitori potrebbero vigilare maggiormente sulla salute dermatologica dei propri figli.

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