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Art & Show-Un albero di settemila anni e l’uomo che lo ha salvato

Potrebbe sembrare una fiaba, ma questa è la storia di un albero di settemila anni e dell’uomo che lo ha salvato, diventando uno degli artigiani più richiesti della Val D’Ega.

Petersberg è uno di quei paesi che si incontrano sulle strade dolomitiche in cui i cartelli cominciano a suggerire una sorta di doppio passaporto dei luoghi, come se la geografia combattesse con la storia una lotta pacifica che prende forma negli accenti e nella fisionomia delle persone che li abitano. E’ proprio qui, in quella che in italiano si chiama Monte San Pietro, a pochi chilometri da Nova Ponente, in Val D’Ega, che nell’autunno del 2011 – nel corso di una bonifica di un territorio paludoso – è stato riportato alla luce un tronco di larice lungo 16 metri, per un diametro di 110 cm, nel punto più largo.

albero vecchio 3Deve essere scattato qualcosa, allora, nel cuore di Toni Santa, una di quelle scintille dal sapore quasi mistico che uniscono nel profondo uomini ed alberi e che gli ha suggerito di comprare il tronco, sottraendolo ad un destino che – nel migliore dei casi – lo avrebbe visto fatto a pezzi e bruciato dentro una caratteristica stufa altoatesina.

Doveva sembrare un pazzo, Toni, alle persone che lo guardavano girare inquieto intorno al larice, sdraiato ed inerme in mezzo al prato, alla ricerca di qualcosa che neanche lui sembrava sapere. Fino a quando, ad un tratto, Toni ha notato qualcosa di speciale nella sezione del tronco, qualcosa di completamente diverso da qualsiasi cosa avesse mai visto prima, come se l’albero stesse cercando di dirgli qualcosa, di parlare di sé, in un linguaggio sconosciuto.

Spinto dal desiderio di capire di più, Toni si è rivolto alle Università di Innsbruck e Groningen, i cui studi – che deve aver atteso con lo spirito di un futuro padre che passeggia nervosamente fuori dalla sala parto – hanno dato risultati sorprendenti e capaci di giustificare finalmente quella sensazione di inquietudine e di rivelare come quella che sembrava l’improvvisa follia di un uomo innamorato di un pezzo di legno fosse invece la manifestazione di un istinto di sopravvivenza e di conservazione che mette nello stesso schieramento il piede che calpesta la terra e quella che dalla terra sorge: il larice in questione era in effetti straordinariamente antico, più vecchio di addirittura di Ötzi, la mummia del Similaun, che da queste parti è considerato una sorta di monumento. Alla veneranda età di 7.600 anni, il Larice ha ancora qualcosa da dire, tanto che Toni Santa ha deciso di portare avanti le indagini scientifiche, che potrebbero dare informazioni rilevanti sull’inquinamento ambientale, sulla conformazione del territorio, sul clima, e così via. Un’operazione che comprende anche il sogno della creazione di un piccolo Museo di Storia Naturale a cielo aperto ma che prevede anche costi non indifferenti.

albero vecchio 2Il Larice ha allora suggerito a Toni la soluzione, sussurrandogliela forse nell’orecchio, in quel linguaggio che ora è capace di tradurre. Una piccola parte del legno dell’albero, comparabile per valore al più prezioso dei materiali, è diventata la fonte di autosostentamento delle ricerche e lo spunto per il lancio di una nuova impresa di artigianato locale, concentrato sulla produzione in edizione limitata di piccoli oggetti e sculture, strumenti di scrittura, gioielli ed altri articoli che restituiscono al legno quell’aura quasi sacra che gareggia con l’oro e l’argento. Quest’attività contemporanea che nasce grazie ad una pianta che abita su questa terra da più di 7mila anni offre lavoro ad una decina di persone, tra artigiani, intagliatori, fotografi, scultori ed artisti, si rivolge ai collezionisti e non funzionerà mai su larga scala ma solo su prenotazione e a seconda della disponibilità dell’acquirente ad imparare a parlare una lingua antica.

Ecco la storia di un albero di settemila anni e dell’uomo che lo ha salvato. Perché, in fin dei conti, a decidere e a scrivere questa storia è stato un albero.

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