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Art & Show – National September 11 Memorial Museum,

emilioIl National September 11 Memorial Museum ha appena aperto le sue porte nella zona dove crollarono le torri gemelle a Manhattan. Con l’apertura del Museo vale la pena fare una riflessione attenta su ciò che il museo sarà. Il museo eserciterà un potere catartico sulla memoria, ma rischierà di convertirsi altresì in una pessima versione di parco-attrazione turistica, di fronte al quale, orde di turisti dagli orrendi cappellini si ammasseranno. Svolgerà il ruolo di documento storico, oltre a monumento ai caduti, ma ciò su cui val la pena riflettere è l’opinione di chi veramente c’era, nel 2001, quel giorno di settembre, in prossimità delle torri gemelle.

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     La stra-grande maggioranza degli intervistati che sono sopravvissuti all’aggressione terroristica trovandosi sul luogo dell’attacco, non solo hanno dichiarato che non ci pensano minimamente di visitare il museo, ma manifestano dubbi, chiedendosi legittimamente cosa dovrebbe indurre la visita a siffatto museo: dovrebbe risvegliare le memorie da incubo?

Un vigile del fuoco ha risposto chiaramente: “sono incapace di pensare la sensazione che proverei nel museo… Pianto e dolore? Rabbia? Silenzio attonito?”.

La stra-grande maggioranza dei familiari dei caduti nell’attacco dell’11 settembre èconcorde nel non voler rivisitare le memorie da incubo di quel giorno, di quei mesi, perché non necessitano una pubblica esibizione (o peggio “un pro-memoria”) della loro tragedia familiare e privata. Altri semplicemente asseriscono che non porti alcun sollievo una visita a tale museo. E’ una valenza complicata di sensazioni miste tra l’orgoglio di chi c’era (e non vuole certo rivedere quello che ha già visto) e la fatica emozionale di chi cerca di superare quell’orrore (e dal museo ne viene richiamato).

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“Attenzione: non stiamo parlando del Natural History Museum”, ha detto Jim Riches, un capo dei pompieri in pensione che ha perso il figlio quel giorno. “Conosco moltissime persone che non andranno mai a vedere il museo, perché loro laggiù, nell’inferno di Dante ci sono stati per davvero da quel fatidico giorno… per mesi: le memorie sono troppo, troppo drammatiche…”.

Bill Grueskin, che quell’11 settembre era vicinissimo al luogo del disastro e si considera un miracolato, esprime il suo dubbio: “Mi piacerebbe visitare il museo, ma proprio non ci riuscirei, circondato da una massa di turisti sprovveduti, gente che non è passata attraverso la mia, atroce, esperienza. Non dico che il museo dovrebbe aprire solo per me, né dico che i visitatori dovrebbero esser passati per quell’incubo, ma non posso sopportare l’idea di essere nel museo attorniato da centinaia di turisti imbelli e orrendamente vestiti che prendono la visita alla stregua del giro in un gift shop”.

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Il presidente Obama, per l’evento, ha tenuto un discorso d’inaugurazione molto sobrio e conciso, sicuramente consapevole delle emozioni contrastanti sul museo.

Emilio Paschetto, New York

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