
Infermità mentale: quando una persona non è in grado di intendere e di volere?
Seguendo i fatti di cronaca nera, a molti può essere capitato di sentire il termine ‘infermità mentale‘, la condizione che incide sulla capacità di intendere e volere di un soggetto.
Non solo. Molti potrebbero pensare che si tratti di un semplice mezzo per strappare uno sconto di pena quando l’imputato è ormai alle strette.
Ma è davvero così? Cerchiamo di capire insieme.
Che cos’è l’infermità mentale?
L’infermità mentale è uno stato mentale patologico che incide sulla capacità di intendere e di volere dell’individuo, e quindi sul suo comportamento e sulle sue azioni.
Infatti, il termine ‘infermo’, nel mondo forense (cioè dell’attività giudiziaria) indica il malato.
Tuttavia, è opportuno fare alcune distinzioni.
Un disturbo mentale può riguardare un semplice attacco di panico, o una forma molto più grave come la schizofrenia. Ma non è detto che un disturbo mentale possa causare infermità mentale parziale o completa.
Nel caso della schizofrenia, patologia che altera la percezione della realtà da parte dell’individuo, possono manifestarsi psicosi, deliri, persino allucinazioni. Per esempio, un delirio di tipo paranoide può far pensare al soggetto che le altre persone siano ostili nei suoi confronti; ne consegue un atteggiamento che può sfociare in aggressione volta a difendere la propria incolumità.

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Le erbe aromatiche sono essenziali per profumare l’ambiente e la nostra tavola, dato che ci consentono…Come si arriva a dichiarare l’infermità mentale in ambito giudiziario?

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“È complessa la procedura ed è fondamentale che tali valutazioni vengano affidate a professionisti specializzati nel campo psichiatrico-forense. L’iter prevede che in fase d’indagine il Pubblico Ministero può richiedere una consulenza tecnica psichiatrica per valutare la capacità di intendere e volere del reo/imputato al momento del fatto. L’obiettivo è quello di valutare la condizione psicopatologica dell’imputato nel momento dei fatti e nella situazione attuale. Individuata l’infermità mentale, si deve comprendere se questa ha escluso o grandemente scemato la capacità di intendere e volere del soggetto al momento dei fatti”, spiega Enrico Zanalda, Presidente della Società di Psichiatria Forense.
In poche parole, non solo gli esperti devono evidenziare un disturbo mentale nel soggetto (cosa non sempre scontata), ma si deve dimostrare che quel dato disturbo ha influito sulle azioni del soggetto per il crimine a lui imputato.
Se ciò viene dimostrato, possono verificarsi due situazioni: il soggetto viene ritenuto non imputabile (articolo 88); se invece la capacità di intendere e volere è grandemente scemata, si applica l’art. 89 che determina una riduzione di 1/3 della pena.
Una questione molto complessa
“La richiesta di un approfondimento psicopatologico spesso porta a escludere l’infermità mentale. È molto complesso dimostrare che una determinata psicopatologia, in un certo soggetto, in un preciso momento, abbia determinato una certa azione”, aggiunge Gianluca Castelnuovo, Ordinario di Psicologia Clinica all’Università Cattolica di Milano e Direttore del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia all’Auxologico.
Se anche dovesse essere diagnosticata una grave schizofrenia, come si può dimostrare, con certezza, che tale patologia abbia influito nel momento di un delitto?
In molti potranno pensare che sia scontato, o comunque molto probabile se il soggetto soffre di tali disturbi: ma per la Legge questo non basta.
Quindi non dobbiamo pensare che una perizia per valutare un’infermità mentale (spesso chiesta dalla difesa dell’imputato), sia un modo semplice per ‘ridurre la pena’.
E non solo. Un team di psicologi e psichiatri può concordare sulla presunta infermità mentale di un soggetto, ma la decisione finale spetta comunque al giudice.
Molto facile trovare una psicopatologia, più difficile un’infermità
Abbiamo chiarito che un’infermità mentale riguarda non solo il disturbo, ma anche l’azione a esso legata.
Esistono molti tipi di test che, tuttavia, a maggior ragione se effettuati singolarmente, non possono garantire un’infermità mentale.
Per esempio il Test di Rorschach, una valutazione di personalità a partire da alcune immagini. Questo spesso si accompagna all’ MMPI ( acronimo di Minnesota Multiphasic Personality Inventory), uno strumento psicologico di valutazione della personalità e della salute mentale.
Ma non è tutto. Il test WAIS-R che permette il calcolo del quoziente intellettivo (per esempio un soggetto con QI molto basso è difficile che possa organizzare nei dettagli un delitto, escludendo quindi la premeditazione dal caso).
Se pensiamo a questi, e molti altri test, capiamo che sia semplice trovare una psicopatologia, ma difficilissimo un’infermità mentale.
Se si dimostra che il soggetto è ‘pazzo’, allora il gioco è fatto
Per moltissimi di noi, esterni a questo mondo, sarebbe sufficiente una prova di disturbo mentale per targare un soggetto come infermo mentale.
Ma, ancora una volta, rimarchiamo che l’azione non è scontato che avvenga, sebbene sia presente un disturbo.
Un esempio?
Ci sono molte persone che soffrono di disturbo pedofilico (attrazione verso i soggetti prepuberi) che vivono con il pensiero dell’azione, senza mai compierla, anche per una vita intera.
E ci sono soggetti che hanno abusato di minori, senza che sia stato loro diagnosticato un disturbo pedofilico.
Come si spiega ciò? Entriamo nel mare magnum della mente, e molte di queste cose non si possono spiegare.
Ciò che è certo, è che associare la pedofilia all’azione (l’abuso del minore) ci risulta più semplice come interpretazione della realtà, la rende più ‘digeribile’. Ma, come abbiamo visto, molto spesso queste situazioni non possono essere semplificate.
Copertina Foto di Daniel Reche: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-in-scala-di-grigi-dell-uomo-che-copre-il-viso-con-le-mani-3601097/
Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-coppia-persone-donna-4101164/




