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Lifestyle-Non mi sento bene. Vado dal dottor Web

La salute è da sempre uno dei valori più importanti per la nostra società, un interesse cresciuto in modo esponenziale a partire dagli anni ’80 quando i media si sono molto concentrati sui temi del benessere e della qualità di vita:  medici, case farmaceutiche e ricercatori hanno iniziato a dispensare consigli utili e a informarci sui modi e sulle novità per mantenerci sani il più a lungo possibile. Con l’avvento di internet e dei social media, però, le cose sono cambiate radicalmente. L’interesse del pubblico verso la salute rimane altissimo, ma non ci si accontenta più di leggere passivamente: oggi vogliamo interagire, raccontare le nostre esperienze e conoscere quelle di altri utenti.

22572_284525372391_5225340_n“Il web è diventato un crocevia narrativo”, dice Cristina Cenci di Eikon Strategic. “Nei discorsi che ruotano intorno alla salute è sempre più importante l’ascolto delle storie nelle quali è facile identificarsi”.

Una cosa è certa: autorità sanitarie, medici e media tradizionali non hanno più un ruolo dominante nell’informazione. Da una recente ricerca è emerso, infatti, che il 93% degli utenti internet ha cercato informazioni online su farmaci e malattie (spesso per se ma anche per altri), rivolgendosi al web prima (44%) o dopo (40%) la visita dal medico, o anche (30%) durante il periodo di cura. In questo contesto anche il medico, tra perplessità e apertura sui nuovi media, si confronta con il web, ritenendolo uno  strumento oggi essenziale per la propria professione (74%), stimolando tuttavia un ripensamento dell’intera relazione con il paziente.

Federico Capeci_informale“Nel mondo della comunicazione sono emersi nuovi opinion leader”, commenta Federico Capeci, autore del libro #Genetazione 2.0 (Franco Angeli Editore). “I blogger, per esempio che continuano ad acquisire rilevanza rispetto ai media tradizionali. Ma anche i semplici consumatori, persone comuni che, raccontando la propria esperienza, guidano i processi di scelta tra prodotti e influiscono sulla reputazione delle aziende”.

Di base è cambiata la relazione tra media e pubblico. Da semplice utente divento attore.  Non mi accontento più di leggere un articolo: voglio sapere che cosa è successo, voglio commentare, voglio raccontare la mia storia, dare la mia versione. E poi condividere.

Certo è d’obbligo una domanda: questa libera circolazione delle informazioni, la condivisione di contenuti non controllati da “esperti” non può generare dei danni?

“E’ inutile pensare al web come il luogo della disinformazione”, risponde Cristina Cenci. “E’ molto più utile rendersi conto delle dimensioni del fenomeno e della reale influenza che gli utenti della rete hanno sulle nostre scelte”.

Insomma: che ci piaccia o no, indietro non si torna. Quindi è meglio conoscere il web per imparare a utilizzarlo come una opportunità. Certo che il rischio di diffondere e alimentare notizie prive di fondamento esiste.

Antonio Tosco_1Riuscire a diffondere temi tecnico-scientifici con un linguaggio accessibile a tutti utilizzando i nuovi strumenti rigurada tutti i soggetti coinvolti nel settore salute.

” L’attenzione al mondo digitale è imprescindibile anche in un settore fortemente regolamentato come quello dell’industria farmaceutica”, dice Antonio Tosco di Merck Serono Spa. “Crediamo davvero i canali social possano essere degli straordinari amplificatori di messaggi positivi e di informazioni utili”.

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