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Lifestyle-Rinnovare il passaporto? A New York non è un problema

emilioVi stupirò: parole d’elogio alla macchina burocratico amministrativa consolare italiana. Tra i residenti all’estero esiste sempre una parola di critica che non aspetta altro che la scusa buona per venir espressa da noi espatriati, con gli italiani o con i nostri amici stranieri. Il caso classico è quando dobbiamo rinnovare il passaporto.Consolato NY 6

Naturalmente sappiamo di esser in tempo di “spending review”, ciò che bisognerebbe in italiano chiamare “revisione dei costi di spesa” (visto che abbiamo le parole italiane, usiamole!).

Tale revisione, dal Governo centrale italiano, tocca tutti i tentacoli della piovra statale e, a febbraio di quest’anno, chiude l’ufficio consolare del New Jersey così da spingere 20.000 connazionali circa ad aggiungersi e gravare sul consolato di New York. Il consolato di New York non riceve aumento di personale, al limite una riduzione, e l’ufficio passaporti è il primo baluardo, la prima linea a subire le aggressioni di migliaia di italiani bisognosi di servizi relazionati a tale documento.

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Sebbene esperto e previdente in tema di rinnovo di passaporto, per una sfortunata serie di coincidenze e di viaggi che devo sostenere, mi trovo estremamente prossimo alla scadenza del mio passaporto e cerco di mettermi in contatto col consolato italiano di New York spiegando tutte le mie problematiche via email, e cercando di giustificare la mia urgenza in merito al rinnovo del mio passaporto. La prima risposta fa capire che l’attesa per un appuntamento di rinnovo purtroppo consta in almeno tre mesi di attesa (sebbene io abbia un mese e mezzo disponibile) ma un cortese addetto celermente mi scrive spiegandomi tutte le inusuali regole in cui cade la mia posizione e confermandomi un appuntamento nell’ultima ora utile dell’ultimo giorno utile ante scadenza del mio documento. Ciò implica che in 40 giorni (e non 3 mesi) ottengo appuntamento al quale mi presento questa settimana con tutte le carte in regola.

In sala di attesa, mezz’ora prima dell’appuntamento, attendo il mio turno. L’addetto con l’elenco dei prenotati inizia a chiamare quei nomi di chi avrebbe confermato l’appuntamento (quel famoso appuntamento che necessita 3 mesi di attesa) e con mia enorme sorpresa nessuno è presente, se non il sottoscritto, che è l’ultimo nome della lista e come tale viene chiamato per ultimo. Essendo io il solo presente, passo immediatamente e sorrido al cordiale addetto che giustamente sostiene la gravità di questa situazione: “Tutti si prenotano spiegando quanto sia urgente la situazione e poi nessuno si presenta! Abbiamo liste d’attesa di 3 mesi e ci sono mattine come queste in cui i prenotati non hanno neppure il decoro di presentarsi all’appuntamento, precludono a chi è bisognoso di prenotarsi e, da incivili, non si degnano di cancellare la prenotazione”.

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In modo professionale e cortese la mia pratica viene sbrigata rapidamente, in un ufficio sommerso di lavoro, mentre io a difesa del mio consolato dico: se non inizia da noi in primis, il comportamento civile, come possiamo poi rivendicare pretese su chi è al nostro servizio, o aiutare chi, come noi, ha bisognio di servizio? Magari urgente…come nel mio caso

Emilio Paschetto, New York

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