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Lifestyle -WiGreen, come pesare meno sul pianeta

Secondo la Commissione Europea, ogni anno in Europa si sprecano 89 milioni di tonnellate di cibo. Le ultime statistiche fornite dal Politecnico di Milano documentano uno spreco nazionale, lungo l’intera filiera, pari 6 milioni di tonnellate di cibo all’anno: equivalenti all’8% della spesa. Stando ai dati della FAO, ogni anno vengono sprecate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione mondiale di alimenti. E sarà proprio lo spreco alimentare (declinato secondo tre differenti chiavi di lettura: alimentare, ambientale ed economica) il protagonista della seconda edizione WiGreen, forum sulla sostenibilità ambientale, in programma il 13 e il 14 febbraio 2014 presso il Centro Congressi Fondazione Stelline a Milano.

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WiGreen rappresenta un’occasione di confronto per tutti gli attori coinvolti nelle azioni mirate alla salvaguardia dell’ambiente: ricercatori e uomini di azienda, economisti e associazioni di categoria. Protagonisti a vario titolo impegnati nella lotta agli sprechi e nella campagna di sensibilizzazione mirata ad accrescere la consapevolezza dei consumatori.
Negli ultimi anni l’attenzione nei confronti dell’argomento è aumentata notevolmente. Non è un caso che, nell’ambito del piano nazionale di prevenzione dei rifiuti, l’Italia stia lavorando per fare in modo che il 2015, in concomitanza con l’Expo di Milano, possa essere eletto come l’Anno europeo contro lo Spreco. Lo spreco delle risorse alimentari rappresenta un danno per l’economia, ma anche per l’ambiente. Il cibo che finisce nella spazzatura brucia risorse naturali e generarifiuti ed emissioni inquinanti che finiscono direttamente nell’atmosfera.
Inevitabili, di conseguenza, le ripercussioni per l’ambiente. Il WWF, in collaborazione con la Seconda Università di Napoli, ha provato a quantificarle. Soltanto in Italia, nel 2012, sono stati sprecati 706 milioni di metri cubi di acqua e 14,3 milioni di tonnellate di CO2 attraverso gli alimenti scartati dai consumatori. Il cibo, dunque, ha un costo ambientale e per ridurlo è indispensabile correggere alcune abitudini alimentari.

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