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Salute-Il C.R.C. Casalino aiuta chi ha subito un'amputazione

Sei storie di campioni dello sport e della vita, testimoniano il loro percorso di riabilitazione post-amputazione, problema sottovalutato, se si pensa che in Italia ci sono 4.000 amputazioni trans-femorali all’anno.

Le esperienze delle atlete paralimpiche Beatrice Vio  e Martina Caironi, quella di Roberto Bruzzone, il camminatore con la gamba in spalla e le storie uniche e a lieto fine di Roberto Camelia e Luigi Valietti, per non parlare della vita di Alex Zanardi; sono le loro testimonianze a sottolineare come solo grazie ad un percorso di riabilitazione corretto e strutturato, alla base dell’approccio sviluppato al Centro di Riabilitazione al Cammino Casalino di Loiano (Bologna), si possa tornare alla “normalità” dopo un evento traumatico come un’amputazione.

casalino 1Il Centro di Riabilitazione al Cammino Casalino di Loiano (Bologna) – dichiara Alessandro Coppi, A.D. di Ottobock Italia e Presidente del C.R.C. Casalinoè una struttura dove ogni intervento è pensato intorno al paziente, dove la forza è rappresentata dall’esperienza del personale che lavora da anni e conosce i limiti delle risposte offerte fino ad oggi dal sistema. Un luogo dove l’alta tecnologia si adatta all’uomo e ai suoi bisogni attraverso il lavoro specializzato dei tecnici dell’Officina ortopedica, dove l’obiettivo è la presa in carico strutturata della persona amputata, a partire dal post chirurgico fino ad arrivare ad una riduzione consistente dei tempi di recupero.”

Al C.R.C. Casalino – dichiara Moreno Marchesini, tecnico ortopedico, responsabile protesi e ausili del C.R.C – il paziente è sottoposto a 10-12 giorni di fisioterapia intensiva per riattivare tono muscolare, propriocezione e funzionalità dell’arto danneggiato e del resto del corpo. Successivamente vengono eseguiti i rilievi per preparare la protesi su misura. Seguirà la prima prova dell’arto a cui segue la fase di finitura. Particolarmente importante è il controllo dell’invasatura, cioè la parte di collegamento tra il moncone e la protesi: deve calzare perfettamente per garantire un supporto ottimale libero da dolore e, nel caso della gamba, sorreggere il peso del corpo e dare fluidità al movimento. Proprio per questo viene realizzata ad hoc per ogni paziente in base a forma e stato del moncone. Una volta terminata la “messa a punto” dell’invaso e delle componenti (scelte in base alle caratteristiche fisiche e alle esigenze di vita della persona) all’assistito non viene unicamente insegnato come mettere e togliere la protesi, come pulirla e fare manutenzione, ma lo stesso viene inserito in un percorso riabilitativo globale e personalizzato volto al recupero completo delle attività sociali, lavorative e sportive. In ogni fase è affiancato un supporto psicologico che è indispensabile per accettare l’arto artificiale.”

Le storie dei testimonial e le interviste: Nello sport avevo già sperimentato la stanchezza, la sofferenza, ma non avevo ancora provato la tristezza. Così ho chiuso gli occhi, ho stretto i denti e sono arrivato davanti io, nelle gare sportive come nella lotta con le difficoltà della vita.” È quanto ammette Alex Zanardi, campione automobilistico, oro paralimpico di handbike, fresco partecipante della Hawaiian IRON MAN Triathlon che, in riferimento al percorso da seguire dopo l’amputazione, ha aggiunto “Portare i pazienti velocemente dall’ospedale al laboratorio ortopedico e a confrontarsi con persone che hanno lo stesso problema, è una tattica, a mio parere, assolutamente vincente!”

Videointervista integrale: http://bit.ly/1rxrMy5

Martina Caironi, oro alle paralimpiadi di Londra 2012: “Ho avuto la fortuna di subire una disarticolazione; grazie a questa tecnica ho una migliore qualità della vita rispetto ad un amputato transfemorale, l’ho visto con i miei occhi! Sicuramente per superare un trauma è necessaria molta sicurezza in se stessi. Spesso questa arriva dal contesto familiare e dall’ambiente nel quale si è inseriti al momento della riabilitazione dove si ha a che fare con tecnici e  fisioterapisti che ti seguono e ti aiutano ad usare la protesi. Avere un centro che racchiuda tutte queste figure è il TOP!”
Videointervista integrale: http://bit.ly/1nN2vVh    casalino 3

“Di solito in 6/8 mesi sei in piedi, io ci ho messo quattro anni.” spiega Roberto Bruzzone “Ero convinto che non avrei più camminato, ma fortunatamente la seconda amputazione mi ha liberato dal dolore che è stato mio compagno per 4 anni. Da quel momento per me la sfida sarebbe stata semplicemente riprendere a camminare, ma adesso di professione scalo montagne e attraverso paesi!” Roberto, che oggi collabora con il C.R.C. Casalino, mettendo a disposizione dei pazienti, la sua esperienza attraverso il programma di  perfezionamento al cammino “Walk Camp”, commenta così: “Ci vuole assolutamente un indirizzo verso centri specializzati per le persone che subiscono questo tipo di trauma, in modo da “chiudere il cerchio”. Noi al C.R.C. Casalino, con il programma Walk Camp, di cui stiamo preparando nuove edizioni, stiamo ottenendo ottimi risultati, anche superiori alle aspettative!”

Videointervista integrale: http://bit.ly/1wItgNO

Beatrice Vio, Campionessa del Mondo under 17 di fioretto femminile paralimpico, ha dichiarato “A volte mi chiedo come sarebbe la mia vita senza questa malattia, ma non tornerei mai indietro. Adesso giro il mondo, conosco persone, aiuto gli altri. Sarà una forma di egoismo, ma ti senti veramente bene a vedere che altre persone con il tuo stesso problema ti ringraziano perché grazie al tuo esempio hanno trovato una soluzione. È davvero gratificante!”

Videointervista integrale: http://bit.ly/1nN2JMm

Luigi Valietti descrive così la sua esperienza: “Ho subito cinque interventi e sono rimasto tre mesi in ospedale. Poi ho avuto la fortuna di andare direttamente al C.R.C. Casalino e non appena mi hanno messo la protesi ho iniziato a camminare. Quando mi chiedo perché sia successo proprio a me, capisco che tutto ha un motivo. Sembrerà un controsenso, ma da quando ho una gamba robotica sono diventato più umano, così mi dicono gli amici.”

Videointervista integrale: http://bit.ly/1tdngZH

Roberto Camelia, unico al mondo ad avere ottenuto l’abilitazione federale per arbitrare incontri di pugilato dopo il recupero dall’incidente, racconta così la sua avventura: “La vita è un’incognita, ci sono momenti in cui ti mette in un angolo, ma poi ti da la possibilità di giocare un altro round… Io ora sono tornato sul ring, anche con un pezzo in meno. Questo grazie anche al C.R.C. Casalino, dove ho trovato tutto quello che stavo cercando: affetto, competenza, professionalità, le quali mi hanno permesso di tornare alla mia vita.”

Videointervista integrale: http://bit.ly/1DWKojK

Il fenomeno delle amputazioni, in Italia, registra solo per i casi più gravi di amputazioni trans-femorali circa 4.000 interventi all’anno.

Le cause dell’amputazione dell’arto inferiore sono molteplici. Di queste fanno parte malattie dei vasi, conseguenze di ferite, tumori maligni, infezioni, malformazioni congenite e incidenti. La stragrande maggioranza delle amputazioni (80%) è, però, da ricondurre a disturbi della circolazione arteriosa: di questi fanno parte l’arteriopatia, l’insufficienza venosa cronica e altre malattie infiammatorie croniche dei vasi, o complicanze di malattie in grande espansione epidemiologica quali il diabete mellito. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità si stima, infatti, che circa il 50% delle amputazioni agli arti inferiori si riferiscono a persone con diabete.

casalino 4Secondo gli esperti, per qualsiasi amputazione i pazienti hanno bisogno di essere presi in carico da un team multidisciplinare di professionisti medici, in grado di costruire un progetto di recupero personalizzato che parta ancor prima dell’intervento chirurgico e preveda la riabilitazione post operazione,  passi alla consegna rapida di una protesi definitiva, ed arrivi ad insegnare come “usare” al meglio quella protesi, mettendola a punto in base alle personali esigenze e sensazioni del paziente. I tempi di recupero, infatti, sono un aspetto fondamentale, per la qualità di vita della persona in funzione di un suo reinserimento come soggetto attivo sia da un punto di vista sociale che lavorativo. Ad oggi in Italia spesso questo percorso si dimostra difficile e tortuoso sembra più adatto a dei supereroi. Il C.R.C. Casalino è impegnato il più possibile ad ottimizzare tutto il percorso di recupero, con l’obiettivo di riportare ad una vita normale coloro che hanno subito un’amputazione attraverso un percorso di riabilitazione specialistico e personalizzato.

 

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