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Una vita in miniera

Avevo dodici anni quando mio padre, ormai troppo malato per continuare, mi passò in eredità l’acetilene che era già stata di suo padre. Ebbi paura quando mi calai nel buio e per farmi forza mi aggrappai al braccio del mio compagno. Poi venne il momento del mio battesimo e la paura diventò terrore: mi denudarono e mentre le loro mani mi tenevano ferme, il capo gruppo si imbrattò le mani di fango e mi cosparse il corpo con quella terra rosso cinabro che da quel momento sarebbe diventata parte di me. Ero diventato minatore”.

Paolo Contorni racconta ed è difficile trattenere l’emozione.

Un gruppo di minatori a fine '800, tra loro c'era anche il nonno di Paolo
Un gruppo di minatori a fine ‘800, tra loro c’era anche il nonno di Paolo

E’ la storia di un bambino di Abbadia San Salvatore (Siena) che come tanti nella prima metà del novecento, ha dovuto calarsi nelle viscere della terra per guadagnarsi il pane in una delle miniere di mercurio più importanti d’Europa. Chiusa definitivamente negli anni ’70, dal 2002 tutta l’area si è trasformata nel Parco Nazionale Museo delle Miniere dell’Amiata.
La visita al parco e al museo, guidati proprio da Paolo Contori o da un altro ex minatore, permette di conoscere la storia della miniera e comprendere le fasi tecniche che dal cinabro portavano all’estrazione del mercurio.

Oltre a essere un sito di archeologia industriale, il parco è soprattutto il luogo della memoria di un intero territorio. Racconta la storia di una miniera che, a partire dalla fine dell’800, tanto ha dato in termini di ricchezza al Comune di Abbadia San Salvatore, ma altrettanto ha preteso in termini di vite umane.

Intervista a Paolo Contorni

 

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