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Il runner Miglietti sempre in sfida con se stesso

Lunedì 19 novembre, il runner bresciano Stefano Miglietti ha portato a termine un’altra delle sue imprese ai limiti: l’attraversamento, a piedi, del deserto del Qattara (250 chilometri) in 38 ore, senza acqua e cibo.
Per festeggiare l’impresa, ripropongo l’intervista fatta lo scorso anno.

Al di là dei confini della mente, ben oltre, stanno i confini del cuore. Ed è in questa terra di mezzo che albergano i sogni, nascono le grandi idee e prendono vita le imprese impossibili. Lo sa bene Stefano Miglietti il runner bresciano protagonista di imprese sportive al limite delle possibilità fisiche, anche per un uomo come lui, da sempre allenato a correre tra i ghiacci, con temperature che toccano i meno 40° o nei deserti egiziani: 422 chilometri, senza mai fermarsi. Due volte alle Yucon artic ultra in Canada, nel 2005 e nel 2007 in compagnia dell’amico Chicco Ghidoni stabilendo il record assoluto, ancora imbattuto.

Penso sia cominciato tutto quando uscivo in passeggiata con mio padre, ero bambino” inizia Stefano “e lui mi ha insegnato ad amare i nostri boschi, le nostre montagne, ma soprattutto a tessere quel legame profondo con la natura che ancora oggi non mi abbandona. Forse per questo quando sono solo, immerso in quei suoni, in quei colori, non importa se le condizioni climatiche sono estreme e la fatica mi piaga i piedi dolorosamente, io mi sento finalmente felice e completo. L’allenamento costante, anche 10 ore per notte, non basta per affrontare le sfide più estreme, è la mente che mi aiuta ad andare avanti. Penso ai miei affetti più cari, a volte ci parlo pure mentre corro, alle belle emozioni che la vita mi ha dato, come un film che mi scorre nella mente e mi aiuta a non sentire la fatica. Certo c’è la voglia di misurare i propri limiti ma anche la fuga dalle delusioni che ho patito e da un mondo, quello di tutti i giorni, che fatico ad accettare”.

La sofferenza come momento catartico, lo sapevano bene gli antichi, ma anche una modalità per provare esperienze ai limiti dell’umana comprensione.

È accaduto due volte, in Canada, e il ricordo è ancora vivo “ho vissuto un episodio di pre-allucinazione” racconta Stefano “vedevo soldati e bambini sulle slitte venirmi incontro tra gli alberi, ne sentivo chiare le voci e a parlarne provo ancora fastidio. Diversa, quasi piacevole, la volta che, durante una congestione ho avuto quella che uno sciamano mi ha poi detto essere un’esperienza extracorporea. Ancora oggi se penso a quei momenti è come se mi vedessi dall’alto, spettatore di me stesso”.

Governare la paura e le emozioni: questo è forse il suo segreto, quello che lo fa andare avanti, quando il sonno prende il sopravvento. Si appoggia ai bastoncini, in silenzio, finchè non sente il corpo scivolare giù, allora riprende la marcia perché le voci interiori lo spronano ad andare avanti. E la corsa riprende.

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