olio d'oliva

Crisi climatica: l’olio d’oliva diventerà un prodotto stagionale?

Terra d’olio a tutto tondo l’Italia.

Eppure tra gli oliveti nostrani si sta consumando la profonda crisi di uno dei prodotti simbolo del made in Italy.

Uno scenario a tinte fosche ha infatti accompagnato l’ultima campagna, che ha sperimentato difficoltà in tutte le fasi produttive, dalla raccolta, alla presso-pigiatura fino all’imbottigliamento.

Un insieme di problemi e fattori che sta spingendo il settore a un passo fino solo a qualche anno fa impensabile: trasformare l’olio in un prodotto stagionale.

A certificare questo nuovo inedito scenario sono gli ultimi dati di una ricerca prodotta da una recente indagine di Istituto Piepoli, secondo il quale molti italiani (un consumatore di olio su 3) hanno cambiato abitudini di acquisto e di utilizzo a seguito dell’aumento dei prezzi dell’olio verificatesi nel corso dell’ultimo anno il consumo di olio extravergine di oliva.

Una crisi dei consumi che si accompagna alla crisi climatica, i cui effetti sono sempre più diretti e marcati per i produttori.

Una “depressione ciclonica, risultato di molteplicità causali convergenti”, come avrebbe detto lo scrittore Carlo Emilio Gadda nel romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, che sta inducendo la filiera a un profondo ripensamento dei modi e paradigmi di produzione e distribuzione.

Consumo di olio ridotto del 40% nei prossimi anni

Una tempesta perfetta non circoscritta ai confini della penisola.

olio extravergine d'olivaTra le ‘causali convergenti’ è opportuno citare anche lo scenario, altrettanto difficile, che sta interessando la filiera spagnola dell’olio, fino al recente passato in grado di inondare il mercato con prezzi competitivi, se non addirittura sotto costo.

Tutto questo non si è ripetuto nell’annata 2023-24, portando al raddoppio del costo medio a litro sugli scaffali della GDO (grande distribuzione organizzata) e all’allontanamento dei consumatori.

Secondo lo studio Piepoli, infatti, l’aumento del prezzo da 4 a 9 euro a bottiglia ha cambiato le abitudini d’acquisto di circa il 30% dei consumatori: in particolare il 47% ha diminuito acquisto e consumo del 30% e il 40% lo ha dimezzato; e il 45% ha cambiato le proprie abitudini alimentari, utilizzando per la cottura e il condimento olio di semi (o economici).

La ricerca di Piepoli evidenzia che quasi il 50% degli intervistati individua il prezzo giusto per una buona bottiglia di olio extravergine italiano in 7 euro.

Una fuga dall’olio che, già nei prossimi anni, potrebbe portare a ridurre i consumi del 40%. Numeri che spingono il sistema produttivo a considerare l’idea di trasformare l’olio d’oliva in un prodotto stagionale, al pari di altri prodotti dell’ortofrutta.

Consumatori sempre più attenti: cottura o condimento?

“L’olio è da sempre, in Italia, un prodotto largamente consumato dai cittadini e la riduzione dei consumi da un lato, unita alla trasformazione delle abitudini dall’altro, inciderà su lungo periodo su un comparto che rappresenta una vera eccellenza italiana. Da un lato, i consumatori sono sempre più attenti: il 47% degli intervistati afferma di diversificare l’utilizzo dell’olio preferendo quello italiano o IGP per il condimento e scegliendo di utilizzare l’olio di provenienza comunitaria per la cottura. D’altro canto, però 1 consumatore su 3 ha ridotto il consumo di olio a causa dell’aumento di prezzo e di questo 30%, poco più della metà acquista meno del 50% di olio che acquistava una volta. È opportuno trovare nuove soluzioni operative da mettere in atto”, conclude Sara Merigo, amministratore delegato dell’Istituto Piepoli.

 

Copertina Foto di Pixabay: https://www.pexels.com/it-it/foto/ciotola-che-viene-versata-con-liquido-giallo-33783/

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