
Il QI misura davvero la nostra intelligenza?
In molti ritengono che la misurazione del QI (quoziente intellettivo) determini il grado di intelligenza di una persona.
Ma la questione è assai più complessa.
Il QI, prima di tutto, è un indicatore numerico che ci permette di tradurre il punteggio ottenuto dopo aver eseguito un test standardizzato, e di collocarlo su una scala interpretabile.
Tuttavia, il ‘numeretto’ che deriva da un test dev’essere necessariamente contestualizzato alla fascia di popolazione presa in considerazione, e soprattutto al tipo di test che viene somministrato.
Un determinato test si applica sempre a una precisa sottocategoria, quindi a meno che non si prendano in considerazione due persone dello stesso campione, non è utile paragonare i punteggi ottenuti. Non potremo dire, quindi, che se Marco ha 110 di QI è più intelligente di Giovanni che ha 100.
Anche perché, come anticipato, non solo esistono varie tipologie di intelligenza (con relativi test), ma anche numerose sottocategorie.
Come si può misurare il QI?
Le prime versioni del test del quoziente intellettivo (QI) furono sviluppate in Francia nel 1905 dagli psicologi Alfred Binet e Theodore Simon, con l’obiettivo di individuare precocemente i bambini con difficoltà di apprendimento e che avrebbero avuto bisogno di aiuto durante la formazione scolastica.
“La WAIS-IV (Wechsler, 2008) è attualmente il test di riferimento per la valutazione del funzionamento intellettivo, somministrabile ad adolescenti (dai 16 anni di età) ed adulti (fino ai 90 anni). Si compone di una serie di prove volte a misurare capacità cognitive specifiche che, nel loro complesso, contribuiscono a fornire un indice del quoziente intellettivo globale (QI). La WAIS-IV comprende 10 subtest che indagano 4 principali dimensioni: la capacità di comprensione verbale, la capacità di ragionamento visuo-percettivo, la memoria di lavoro e la velocità di elaborazione”, spiega Nadia Bolognini, direttore del Servizio di neuropsicologia clinica di Auxologico e professore ordinario di neuropsicologia e neuroscienze cognitive dell’Università di Milano-Bicocca.
I risultati ottenuti mediante la somministrazione della WAIS consentono di ottenere diversi indici, alcuni dei quali di carattere più generale (QI totale, QI verbale e QI di performance).
Semplificando, dal punto di vista del punteggio totale, che è dato dalla media dei punteggi ottenuti nelle diverse dimensioni, un QI compreso tra 90 e 109 è indicativo di un livello intellettivo medio, un QI superiore a 120 è indicativo di un livello intellettivo superiore e un QI inferiore a 70 è indicativo di ritardo mentale.

Art & Show-Il Teatro della Pergola su Google Cultural Institute
Il Teatro della Pergola di Firenze adesso ha anche un record, visto che è il primo…Un QI alto fa la differenza nella vita?

Art & Show-Il Teatro della Pergola su Google Cultural Institute
L’intelligenza è il veicolo che media la nostra capacità di apprendere, comprendere e risolvere problemi, nonché utilizzare al meglio le nostre risorse cognitive, ci supporta in tutte le attività e le situazioni di vita.
“Tuttavia, il concetto del QI è stato oggetto di critiche per vari motivi, tra cui il fatto che un singolo indice non può essere considerato sufficiente per rispecchiare l’intera complessità individuale, le diverse funzioni cognitive e le più specifiche doti umane, quali creatività, empatia, resilienza, capacità di adattarsi ai cambiamenti, nonché la cosiddetta intelligenza sociale ed emotiva, ossia la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera efficiente, costruttiva e socialmente efficace”, aggiunge Bolognini.
Non dobbiamo inoltre dimenticare che il QI è influenzato dal contesto sociale, culturale ed educativo in cui viviamo.
Se è vero che molti personaggi di successo hanno spesso un QI oltre la norma, è anche vero che personaggi meno dotati in termini di QI numerico, possono comunque rivelarsi geniali. Tra questi troviamo esempi illustri: Albert Einstein, l’inventore Thomas Edison, il teorico Charles Darwin.
Chi può valutare il Quoziente Intellettivo?
La valutazione del Quoziente Intellettivo viene condotta da uno psicologo qualificato e con esperienza nella somministrazione di test standardizzati e nell’interpretazione dei risultati. Infatti, lo psicologo indaga anche la motivazione che si cela dietro a una determinata risposta.
Una buona regola, quindi, è quella di diffidare dei test online ‘fai da te’, a meno che non li si prenda come un gioco.
Perché fare una valutazione del QI?
Vediamo insieme un elenco di situazioni nelle quali può essere utile.
Diagnosticare disturbi dell’apprendimento e disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD): le cui diagnosi sono di competenza del Neuropsichiatra infantile.
Diagnosticare un ritardo nello sviluppo intellettivo.
Pianificare interventi educativi o riabilitativi: i risultati della valutazione possono guidare la pianificazione di interventi personalizzati per migliorare le strategie di adattamento e il rendimento scolastico o lavorativo.
La valutazione del QI può essere richiesta inoltre in contesti legali, per esempio in alcuni casi per la certificazione dell’invalidità civile.
Copertina Foto di Andrea Piacquadio: https://www.pexels.com/it-it/foto/insegnante-femminile-rigoroso-con-il-libro-che-indica-alla-lavagna-scarabocchiato-3771074/
Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-coppia-persone-ufficio-4101143/




