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Mese dell’allattamento al seno

Mese dell’allattamento al seno

Mese dell’allattamento al seno: manifestazioni si svolgono in tutta la Penisola. A Sassari, in Sardegna, ci sono state manifestazioni. Mamme e bambini sono stati i protagonisti del flash mob che il Centro per la nascita serena di viale Caprera ha organizzato. Erano almeno cinquanta le donne che, in contemporanea, hanno allattato i propri bambini, sulla gradinata che separa il palazzo della Provincia dalla piazza d’Italia. L’iniziativa è stata svolta simultaneamente in diverse piazze italiane.

E ancora: alle ore 10,30 di oggi, presso l’ex mercato coperto di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, il presidio locale dell’Unicef ha organizzato l’iniziativa “Insieme per l’allattamento: ospedali & comunità amici dei bambini”. L’intento era promuovere il percorso di qualificazione che vede protagonisti l’ospedale “Tiberio Evoli” e il suo consultorio, al fine di creare la “Comunità amica dei bambini per l’allattamento”. Hanno collaborato Fidapa ed il comune di Melito.

Allattamento al seno, il Position statement

Nel contesto di queste iniziative spicca la pubblicazione del Position statement sull’allattamento al seno e l’utilizzo del latte materno.

E’ necessario promuovere l’allattamento in Italia, dove manca “un sistema di monitoraggio validato e periodico sull’alimentazione infantile, che consenta di avere dati accreditabili sulla diffusione dell’avvio e della durata dell’allattamento al seno, in particolar modo di quello esclusivo”. Il sistema di monitoraggio “dovrebbe avere base regionale e usare definizioni condivise, riproducibili, precise, quali quelle proposte dall’Oms, definizioni riferite a un chiaro ‘recall period’, ossia al periodo al quale si riferisce l’informazione alla base della categorizzazione alimentare”. Un sistema di monitoraggio “è opportuno per confronto trasversale e longitudinale, anche per la valutazione di eventuali appropriati interventi di promozione dell’allattamento al seno. Il Tavolo tecnico operativo interdisciplinare sulla promozione dell’allattamento al seno (Tas) del Ministero della Salute, “ha avanzato la proposta di una raccolta dati che riguardi tutti i Punti nascita italiani e i centri di prevenzione, utilizzando appunto le definizioni sull’alimentazione infantile dell’Oms”. Il Tas “raccomanda di raccogliere i tassi di allattamento al seno alla dimissione dall’ospedale, in occasione della prima e seconda vaccinazione. In assenza di un preferibile monitoraggio universale, effettuato in occasione della prima e seconda vaccinazione, possono in alternativa risultare utili dati epidemiologici raccolti mediante progetti di ricerca strutturati sul territorio”.

In base ai dati limitati attualmente disponibili “si può stimare che nei primi giorni di vita cominci ad allattare al seno (anche se in maniera non esclusiva) oltre il 90 % delle donne italiane, ma giunga ad allattare esclusivamente al seno alla dimissione dall’ospedale il 77%, a 4 mesi il 31 % ed a 6 mesi di vita solamente il 10 % .

Allattamento al seno, che cosa avviene alle donne con basso livello economico?

“I tassi di allattamento per le donne impossibilitate a ottenere un’assistenza sanitaria di qualità a causa del basso livello economico, sociale e culturale, etnia, o regione geografica di appartenenza, possono essere più bassi, in conseguenza delle barriere ancora maggiori che queste donne incontrano nell’avviare e continuare l’allattamento al seno. Anche in Italia le differenze socioeconomiche e geografiche condizionano l’accettazione e la prosecuzione dell’allattamento al seno da parte delle madri; infatti allatta meno quella parte della popolazione nazionale con livelli di istruzione e socioeconomico inferiori e quella residente nelle regioni meridionali”. Questo dato contrasta con la tendenza al tradizionalismo che si pensa si determini nelle regioni del Sud Italia.

Allattamento al seno, commercio del latte materno

Mentre in Italia si discorre in merito a questi argomenti, in Gran Bretagna la Bbc raccoglie testimonianze in merito al commercio on line del latte materno, che è sempre più lucrativo, a dispetto dell’allarme relativo alla salute.

Secondo l’inglese Food standards agency (Fsa), vendere latte materno in internet non è illegale. Può essere, tuttavia, intrapresa un’azione civile da parte delle autorità locali se è provato che non sono stati attuati i necessari controlli: ne può scaturire una multa. Una portavoce dell’Fsa ha dichiarato che “L’Fsa sconsiglia chiaramente il consumo di latte materno (probabilmente non della propria madre, ndr), in ispecie se è stato acquistato in internet”.

About Isabella Lopardi

Isabella Lopardi
Isabella Lopardi ha lavorato come giornalista, traduttrice, correttrice di bozze, redattrice editoriale, editrice, libraia. Ha viaggiato e vissuto a L'Aquila, Roma, Milano. Ha una laurea magistrale con lode in Management e comunicazione d'impresa, è pubblicista e redattore editoriale. E' preside del corso di giornalismo della Pareto University.

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