sisol Dakar

Sisol: investire in Senegal, un business sicuro e solidale

Se è vero che, quando si parla di economie emergenti e flussi migratori le opinioni si dividono diametralmente, è altrettanto vero che lo sloganaiutiamoli a casa loro”, centrale nei progetti del governo Meloni, almeno in teoria, trova tutti d’accordo.

Perché, anche se non è affatto scontato che l’ambizioso Piano Mattei possa realizzarsi pienamente e nonostante le critiche dell’opposizione, l’idea di intervenire al di fuori dei confini nazionali per aiutare le popolazioni africane a sviluppare una economia che permetta anche di contenere le migrazioni verso l’Europa non lascia indifferenti.

Mentre il governo ragiona su una partnership Italia-Africa che, al momento, rimane più che altro sulla carta, tra gli imprenditori italiani c’è chi, già nella primavera del 2019, aveva siglato l’accordo tra un’azienda italiana e il governo del Senegal.

Sisol, azienda afro-bresciana

È nata così la Sisol, al 35% della Sicap (società fondata nel 1950 dal Governo di Dakar e rappresentata dallo Stato per oltre il 90%), e al 65% da una società bresciana: la Tecforall.

Umberto Capelli

Il settore di intervento è quello dell’edilizia residenziale, perché il deficit abitativo in Senegal, soprattutto nelle aree urbane, ha proporzioni enormi: supera le 300 mila unità abitative e ogni anno se ne aggiungono altre dieci, quindici mila, bisogni che oggi la Sicap, ente governativo che potremmo equiparare al nostro Iacp (Istituto autonomo case popolari) non riesce lontanamente a soddisfare.

Il Piano Senegalese Emergente punta a creare in pochi anni non meno di 100 mila case, che vuol dire anche 100 mila posti di lavoro e quindi il sostentamento di altrettante famiglie. Far partire l’edilizia significa far partire l’economia.

Su questo punto non ha dubbi Umberto Capelli, architetto milanese vicino alla joint-venture italo-africana sin dai suoi albori.

“Le necessità base delle persone sono il lavoro e la casa. Nel dopoguerra, fu così anche in Italia: l’edilizia si trasformò nel vero motore dell’economia perché creava posti di lavoro oltre che abitazioni dove vivere”, dice Capelli.

Una tecnologia tutta italiana

In concreto Sisol produrrà pannelli modulari in polistirene (EPS) che permettono di realizzare, in tempi rapidi, case solide, confortevoli, energicamente efficienti ma anche economiche; basti pensare che un appartamento di 75 metri quadri non costerà più di 25 mila euro. E non pensiamo che si tratti di castelli di sabbia: le case costruite con la tecnologia Sisol hanno una garanzia di durata, senza alcuna manutenzione, di almeno 50 anni.

La struttura produttiva di Sisol è stata costruita su un’area di oltre 10 mila metri quadrati a metà strada tra Dakar e Theis, nelle vicinanze del nuovo aeroporto e dalle principali vie di comunicazione in modo da facilitare il reclutamento di forza lavoro, soprattutto giovanile, proveniente dalle città principali.

“Perché solo con un reddito sicuro ci si può permettere una casa, anche se a costi contenuti”, continua Capelli.

“Il progetto prevede che Sicap individui e assegni i lotti di terreno su cui verranno costruiti gli alloggi e sempre Sicap accompagnerà gli utenti in un percorso che permetterà loro di ottenere un mutuo del 100% da rendere in un lasso di tempo compreso tra cinque e venticinque anni”.

Per rispondere al bisogno abitativo del Senegal, i tecnici della Sicap hanno cercato per anni soluzioni in tutto il mondo, trovando una risposta adeguata proprio in Italia, a Fano, nelle Marche, dove, già nei primi anni 2000, è stata brevettata una tecnologia, nel tempo informatizzata per produrre da remoto i pannelli in polistirene.

“Oggi l’obiettivo principale è completare il finanziamento per l’acquisto degli impianti meccanici tecnologici che produrranno i pannelli”, continua Capelli. “Per questo Tecforall resta aperta all’ingresso di nuovi soggetti nella compagine societaria”. 

Il sogno di un economista operaio

Classe 1951 figlio di muratori bergamaschi e architetto da oltre cinquant’anni Umberto Capelli si è formato lavorando nei più importanti studi di architettura di Milano passando, nella sua lunga carriera, dal design ai grattaceli, alle stazioni metropolitane di Milano, agli hotel di mezza Europa. Profondo conoscitore del continente africano e in particolare del Senegal, Umberto Capelli racconta con l’entusiasmo di chi sta affrontando una nuova avventura che, come spesso accade, è iniziata quasi per caso.

“Tutto è nato dall’incontro tra Anna Torchiani della Ogupe di Capriolo, uno studio di consulenza nel bresciano, e Lamine Diongue, giovane senegalese laureato in economia che si guadagnava da vivere facendo l’operaio in una cartotecnica della provincia. Lamine doveva tornare nel suo paese per la nascita della prima figlia e congedandosi le aveva confidato il sogno di varare un giorno un progetto economico che avrebbe coinvolto il suo paese d’origine con quello di adozione. E così è stato”.

Individuate le enormi potenzialità del Senegal (tra le dieci destinazioni africane preferite dagli imprenditori internazionali) i professionisti di Ogupe, lungimiranti e tenaci, sono stati i veri promotori dell’iniziativa: otto anni di un’intensa attività di ricerca e interscambi con le autorità governative senegalesi e i potenziali investitori italiani hanno portato all’accordo.

Un business in crescita

Oltre 18 milioni di abitanti, il Senegal ha un’economia in crescita trainata anche dai programmi di edilizia popolare lanciata dal governo.

casa tipo SisolChe tipo di ritorno economico ci si aspetta dalla produzione e commercializzazione dei pannelli prefabbricati?

“Ipotizzando un solo turno di lavoro, per l’investitore è prevista una rendita superiore al 18% annuo”, risponde Capelli. “Un turno di lavoro produrrà i pannelli necessari per la costruzione di 1500 case all’anno. Sisol ha già contrattualizzato con Sicap la vendita dell’intera produzione di pannelli del primo anno di attività. Sicap ha anche sottoscritto l’impegno ad acquistare altrettanti pannelli per almeno i prossimi tre anni. Adottando due turni di lavoro sarà possibile raddoppiare la redditività in tempi proporzionalmente inferiori”. 

Sisol: fare impresa, non beneficenza

Stiamo parlando di un progetto che dimostra come, nei fatti, si possa intervenire a favore di popolazioni meno fortunate, producendo reddito, senza però quell’attitudine predatoria che l’Occidente ha quasi sempre mostrato nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Ed è quello che gli imprenditori italiani della Tecforall stanno facendo a Dakar, lavorando fianco a fianco con tecnici senegalesi preparatissimi, che si sono formati nelle migliori università europee o canadesi.

“L’Africa è da sempre terra di conquista da parte dell’Europa e degli Stati Uniti e oggi molti Stati sono finiti sotto l’influenza economica e politica della Cina e della Russia”, conclude Capelli. “Bisogna tenere presente che in Africa le imprese cinesi costruiscono infrastrutture, che spesso diventano fatiscenti in breve tempo, e in cambio ottengono il diritto di sfruttare risorse minerarie, agricole e ittiche. Uno sfruttamento favorito dal bisogno e dalla corruzione. Ecco perché è importante agire velocemente, lavorando onestamente e impiegando tecnologie d’eccellenza”.

 

 

 

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Rossana Pessione, Direttore responsabile

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