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Art & Show-I Veneti in oriente, immagini di una scoperta

Veneti in oriente, immagini di una scoperta:  è questo il nome di una mostra molto interessante e di respiro internazionale che si tiene  presso il Teatro Magno Castelbrando, di Cison Valmarino (Treviso).  ” I veneti in oriente, immagini di una scoperta “, che sarà inaugurata domani, 26 luglio (ore 16) e sarà aperta fino al 30 settembre 2014, è la storia di una straordinaria conferma: la Via della Seta era percorsa da mercanti veneziani, e non solo, fin dall’XI Secolo, ben prima dei viaggi dei Polo. Per la prima volta, infatti, c’è la prova archeologica, non più solo una fonte storica, che la Via della Seta era costellata di monasteri-caravanserragli dove la funzione religiosa era tutt’uno con quella mercantile. I documenti storici avevano dato indizi sui rapporti commerciali tra veneziani e monaci nestoriani, finalmente, il ritrovamento del monastero di Merv dà sostanza storica a questi argomenti. Realizzato dall’Associazione Antiqua Agredo con il sostegno del Consiglio Regionale del Veneto, l’evento espositivo presenta una sintesi dei risultati conseguiti dalla missione archeologica in Turkmenistan, diretta da Gabriele Rossi Osmida.

Attraverso un percorso di immagini e parole vengono illustrate le tappe di una scoperta di fondamentale importanza nell’ambito dell’archeologia paleo-cristiana, ma anche in grado di gettare nuova luce sulla storia di Venezia e dei suoi rapporti con l’Oriente.

  La missione italo-turkmena promossa dal Consiglio Regionale del Veneto e dal Ministero della Cultura del Turkmenistan, diretta da Gabriele Rossi Osmida, ha acquisito le prove sia dell’esistenza di un antico insediamento cristiano-nestoriano, sia del suo collegamento con il mondo veneto, quanto meno a partire dalla conquista di Costantinopoli (1204).

seta 2A conclusione lavori, i reperti raccolti e le analisi condotte hanno permesso di stabilire che l’erezione della prima chiesa risalirebbe all’epoca partica recente, ossia tra la fine del II inizi del III secolo d.C., cosa che propone Kharoba Kosht come la chiesa più antica dell’Asia Centrale.

Nel 1037 la dinastia turcomanna dei Selgiuchidi si impadronì pacificamente di Merv. Fu appunto con i Selgiuchidi che i Veneziani strinsero rapporti commerciali privilegiati fin dalla fine del XII secolo e che, grazie ad un trattato stipulato da Jacopo Tiepolo nel 1220, la Serenissima si assicurò il controllo esclusivo delle merci preziose importate dall’Afghanistan e dal Pakistan: oro, argento, gemme, tappeti.

Questo avvenne molto prima dell’avventura dei Polo, quando i Veneziani avevano già costituito in Asia Centrale diverse società con mercanti Cristiano- Nestoriani. Così lo scavo e il restauro del caravanserraglio di Kharoba Kosht rappresenta oggi per gli eredi della Serenissima una specie di ritorno a casa.

Le missioni sono state dirette da Gabriele Rossi Osmida

Con la collaborazione di:

Jepbarov Rejep, Direttore del Parco Archeologico di Merv

Annamurad Orazov, assistente di scavo

Stefano Tracanelli, responsabile interventi di restauro

Anna Rosa Cengia, responsabile della repertazione

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