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Burka. Una gabbia o una liberazione?

Voglio un burka! Sono un brutto anatroccolo che nessuna magia trasformerà mai in un cigno. A volte penso di essere nata nel paese sbagliato. Avessi visto la luce in Iran, per esempio, o in un qualsiasi paese mussulmano, non mi sarebbe per niente spiaciuto indossare un burka. Mi sarei sentita più a mio agio che con i jeans che mettono in mostra e sottolineano ogni mio rotolino. Lo ammetto, sono grassa, il mio giro vita non è certo quello di una vespa e neppure di un calabrone. E vogliamo parlare del resto? Non ho dei capelli in testa ma un nido di rondine. Sono riccia di natura e non c’è verso di domare la mia chioma leonina. Ho gli occhi troppo grandi, stile dentice, e le labbra invece sono sottili. Per dirla in parole povere non è che i miei genitori si siano poi così impegnati con me. Hai presente quelle che vengono descritte come ‘simpatiche’ e che tutti capiscono al volo che si tratta di vere e proprie ‘cozze’?

Il burka risolverebbe un sacco di cose

Io sono esattamente così. Ho una sola bellissima cosa: le orecchie, che sono piccole, ben disegnate e attaccate alla nuca. Un po’ poco però, giusto una piccola ricompensa, per non buttare l’intero pacco. Un premio di consolazione.

Guardo i giornali, la tv e ci resto secca. Ci sono ragazze bellissime. E non è vero che sono oche giulive. A me, Belen, per esempio, piace da matti. Ha talento la ragazza, sa ballare, cantare, presentare ed è pure simpatica. Beata lei! Ingiustizie della vita contro le quali, l’ho imparato a mie spese, non vale la pena di prendersela.

Ecco perché, in due parole, sogno il burka. Per me sarebbe una liberazione.

Sofia, Bologna ’90

No, non lo sarebbe affatto, te lo garantisco. Il burka è una specie di gabbia che ti nasconde al mondo e che scherma la realtà frammentandola in mille quadratini che è difficile ricomporre. Non si riesce neppure a percepire il vento che scompiglia i capelli, là sotto. Il burka è una prigione e non la libertà. Carissima Sofia anche io ti definirei simpatica, anzi, simpaticissima. E lo sei davvero perché sei autoironica spassosa, perché anziché piangerti addosso butti tutto in ridere. Eppure l’ultima fase ti smaschera. Perché ti vuoi relegare? Non mi pare proprio il caso. Iniziamo dai capelli: anche io ho una chioma leonina, ho trascorso una vita intera a stirare i ricci uno a uno, prima con l’acido e poi con il phon a temperature altissime. Poi ho capito (anche se un po’ troppo in ritardo) che i ricci sono uno sballo e, anche loro, simpaticissimi.

Butta il burka e organizza la tua remise en forme

Anche sulla linea io credo che potresti tentare qualcosa, non sto parlando di dieta, non voglio mica punirti. Però un po’ di moto in più, qualche brioche in meno in favore della frutta fresca, perché no? Mandami una tua foto, Sofia, perché qualcosa mi dice che sei un po’ troppo severa con te stessa. Ho visto molte star televisive trasformate letteralmente dal trucco, da un taglio di capelli, da un abito adatto. Della serie provare per credere.

Io ti vedo bella e non è solo perché non ti vedo. Scusa il bisticcio di parole. Potremmo fare mille discorsi sull’autostima e sulla tendenza alla svalutazione di sé ma è un discorso che ci porterebbe molto lontano e prima voglio vedere la tua foto: ok? Ma per favore, non parlarmi neppure per scherzo di burka. Il pensiero di certe donne costrette a portarlo per tutta la vita, fantasmi in terra, senza identità, mi fa stare male.

Elvia Grazi, scrittrice, autore di Lasciami contare le stelle

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