
La psiche non è nella testa
La psicologia applicata ai nostri giorni tratta il tema del ‘sentirsi in un certo modo’ rispetto a sé stessi (la propria psiche), agli altri e al Mondo e cerca di intervenire sulla sofferenza che scaturisce da questa esperienza utilizzando gli strumenti che le sono propri.
Molti di questi strumenti, per esempio quelli esclusivamente cognitivi, si rivelano sovente poco efficaci e forse inadatti da soli ad avvicinare il mondo invisibile che racchiude il nucleo della sofferenza vissuta delle persone.
Il tema dell’invisibile è difficile da trattare a parole dato che già lo strumento della parola ne limita l’esperienza ad un livello di solo ragionamento. L’invisibile è qualcosa che si avverte, nei sensi e nei sentimenti, per sua natura più vicino all’esperienza che alla parola.
Dietro la cortina delle metodologie si cela qualcosa che è intraducibile e che alcune scuole psicologiche hanno affrontato.
Psiche e visione poetica: prima amare, poi analizzare
L’invito è quello di non perdere di vista che tutto ciò che viviamo, che sia crisi o difficoltà poggia anche su altro e che l’interpretazione psicologica è solo un punto di vista.
In ogni esperienza di vita vi sono forme di bellezza spesso rifiutate o interpretate come distorte, sfortunate, sbagliate.
Esistono aspetti poco descrivibili delle ragioni che muovono le cose del Mondo. La struttura di ogni disciplina che cerca di spiegare la fenomenologia del vivere poggia su metodi studiati e applicati ma ciò che la disciplina studia e insegna non è tutto. Esiste anche una dimensione delle cose che è invisibile e per raccontarla o indagarla dobbiamo allontanarci da ciò che è metodico.
Se osserviamo il nostro corpo allo specchio ne vediamo solo una parte, quella visibile, immediata, esterna.
Basta questo esempio a ricordarci che siamo molto altro oltre alla immagine che vediamo riflessa allo specchio.
Mentre osserviamo la nostra figura allo specchio non abbiamo una visione integrale di noi, non vediamo per esempio gli organi e gli apparati interni.
Eppure ci sono e sono costitutivi di noi anche se li possiamo osservare solo attraverso l’ausilio di strumenti che non abbiamo a portata di mano e che sono diversi dalla nostra vista.
Se manteniamo ferma questa consapevolezza anche i rapporti di senso cambiano. Traslato sulle nostre vite possiamo dire che non vi è sempre relazione con l’ambiente oggettivo esterno e che non sempre accade una semplice risposta a uno stimolo.
Il meccanismo causa-effetto
L’ambiente esterno è di volta in volta il marito che mi fa arrabbiare, la moglie che mi ha deluso, il fidanzato che mi ha spezzato il cuore, la fidanzata senza la quale non so stare, l’ambiente infantile che mi ha generato ferite e alle quali ho risposto strutturando difese per difendermi dal dolore che mi provocavano. E avanti di questo passo. Ma non siamo solo frutto degli stimoli esterni ambientali. Esiste un livello di rapporti di senso che non è lineare e che non ricalca il meccanismo causa\effetto.
Nel meccanismo causa\effetto posso essere, per esempio, un ‘tipo caratteriale abbandonato’ per via della storia dei miei primi tre anni di vita, oppure posso essere un ‘tipo caratteriale invaso’ per via della mia storia di vita dai 4 ai 7 anni, oppure posso essere arrabbiata con un amico perché mi ha mentito, oppure ancora essere deluso da mia moglie perché è diventata fredda e mi respinge. Qui, noterete c’è sempre una causa e un effetto, un tema e una conseguenza.
Mettere davanti l’Amore all’Analisi
Il passaggio cruciale lo troviamo invece mettendo davanti l’Amore all’Analisi. Ciò che è possibile fare è partire dall’Amore: lì cogliamo con modalità non mentali il senso di ciò che ci accade (il marito che dice bugie, la moglie che respinge e cosi via) e ci accorgiamo che il senso di ciò che accade parla proprio a noi, che ci riguarda, che ci svela aspetti nostri, che ci mette davanti il bisogno di amare prima che di analizzare.
Sembra paradossale ma prima serve proprio amare ciò che ci accade, amarlo così come è. In questo ci viene in aiuto in particolare l’immaginalismo di James Hillman e tutto il transpersonale di C.G. Jung.
Qui si apre un portale dove i rapporti di senso abituali saltano tutti e la visione di giusto, sbagliato, crisi, ragione, torto cambiano profondamente.
Il Mondo e anche le Relazioni si manifestano a noi non solo con i fatti ma anche con intuizioni, metafore, insegnamenti che raccontano molte cose sotto il piano dell’evidenza.
La metafora del bosco
Faccio un esempio: il bosco è una metafora della vita psichica, vi trovi una piccola salita, trovi foglie a terra, trovi un ponticello da varcare, trovi una pozza di acqua stagnante, trovi alberi in fiore e trovi tronchi aggrediti da piante parassite. Scorgi animali che lo attraversano e il vento fra le foglie può essere impetuoso o brezza. Il sole e la luna filtrano e assecondano la vita biologica del bosco. Qui trovi tutto.
Ciò che accade nel bosco accade anche a te.
Hillman diceva che la vita psichica accade ovunque solo che un giardino, una montagna, il mare o il bosco hanno un loro proprio linguaggio mentre la persona ne ha un altro.
La psiche dunque non è nella mia o nella tua testa e non è neppure ciò di cui parliamo in psicologia ma è tutto intorno a noi. L’acqua che scorre limpida in un piccolo torrente nel bosco parla direttamente alla tua Anima e subito tu ti senti meglio.
Se lasci che l’Anima dialoghi con gli aspetti della tua vita stai subito meglio. Se cambi per un momento il tuo linguaggio, stai subito meglio. Se cambi il tuo codice espressivo e lo adatti al linguaggio dell’Anima che è in diretto contatto con la Psiche universale ti giungono immediate comprensioni.
Il linguaggio dell’Anima
Invece di dire “Ora sto meglio” puoi dire “L’acqua scorre limpida in questo momento”. Oppure invece di dire “Gino è andato nel bosco ed è morto” puoi dire “Il bosco si è ripreso l’Anima di Gino”.
Posso anche personalizzare la traduzione e mantenere la mia persona all’interno del nuovo linguaggio e allora invece di dire “Mio marito è un bugiardo” posso dire “Osservo la mia mancanza di coraggio attraverso lui”.
Invece di dire “Mia moglie è fredda” posso dire “Vedo il freddo che ho dentro grazie a te e me ne prendo cura”.
L’invito è a riprenderci il linguaggio evocativo dell’Anima che è un linguaggio creatore di Amore.
Detto con le parole care ai giorni nostri: riprendiamoci il linguaggio simbolico perché crea resilienza.
Di fatto si tratta di mettere l’Amore davanti al giudizio e di farlo ogni volta che qualcosa arriva. In questo modo la visione di ciò che è accaduto sarà un prodotto non più della tua mente ordinaria ma di una mente più vasta e ispirata. Se assumi questo come vero anche per te, ti apri a una nuova vita.

Faenza Benessere Festival, per imparare a stare bene divertendosi
Tanta voglia di star bene ma al naturale, in un percorso sensoriale che abbraccia l'Oriente e…Cambio di linguaggio verbale e interno

Faenza Benessere Festival, per imparare a stare bene divertendosi
In questa scheda ti chiedo di scrivere alcune frasi ‘oggettive’ inerenti la tua vita di relazione, relazione con te stesso, con gli altri, col Mondo, e di riformularle poi in base al linguaggio poetico-evocativo. In noi vibrano archetipi collegati al senso del sacro e alle funzioni dei riti.
Questo cambio di registro linguistico ti aiuterà a ricollegarti a queste potenti energie che ti abitano e che ti attraversano.
Esempio frasi oggettive e simbolico-poetiche
Adesso le cose vanno meglio – L’acqua scorre limpida in me
Gino è andato nel bosco ed è morto – Il bosco si è preso l’Anima di Gino
Mio marito è freddo – Un vento gelido si è alzato
Mi hanno licenziato – Il frutto si è staccato dell’albero
In una intervista Erik Fromm disse a proposito della intuizione che S. Freud ebbe sul carattere che ogni persona struttura: “Ciò che egli vide è un quadro che nessuno aveva visto prima di lui. La questione delle spiegazioni teoriche è di secondaria importanza”
Il quadro che Freud ‘vide’ non era e non è comprensibile nell’immediatezza cognitiva ma è una visione che contiene un’indicazione essenziale capace di rendere comunicabile il vasto. La visione che Freud ebbe fu di natura immaginale. Una intuizione allargata e approfondita che ha incontrato poi tutti gli ostacoli della traduzione scientifica.
Resta il fatto che ha spiegato i meccanismi di difesa della specie umana in modo psichico invece che biologico. Come la natura si difende alla ricerca di un equilibrio cosi la nostra psiche altrettanto fa.
Siamo un’espressione della natura
Gli eventi hanno un fine comune che è l’Amore. Il fine di tutto ciò che accade è universale, è mito ed è poesia. Come dice S.C. Williams “il mito è poiesi, creazione dell’anima e dunque è poesia”.
Non abbiamo potere sulla natura poiché noi umani ne siamo solo una espressione.
L’illusione di avere potere sulla natura ci porta a non vedere più l’invisibile e ciò che resta da vedere è l’apparenza oggettiva che dialoga solo con la razionalità e ci rende vittime.
Ne “Il codice dell’Anima” J. Hillman prende una posizione contro il determinismo psicologico e biologico che ci vuole determinati da chi ci ha generato e opta verso una ipotesi di scelta evolutiva dell’anima.
Sarebbe l’ Anima a scegliere genitori e contesto in base all’evoluzione che la stessa deve compiere.
Basta chiudere i libri di psicologia, dice sempre Hillman provocatoriamente, e aprire un libro di cucina, un diario di viaggio, un romanzo.
Per portare l’invisibile agli occhi occorre avere occhio per le immagini e avere le parole giuste per dire ciò che vediamo.
“Oh avere una vita di sensazioni invece che di Pensieri” diceva il poeta britannico J. Keats.
La riformulazione del “Cogito ergo Sum” potrebbe essere “Sento, Osservo, Penso dunque Sono” dove il pensiero viene dopo la naturalezza del Sentire e l’accogliente amorevolezza dell’osservare.
Amare per poter Essere.
Copertina Foto di Baurzhan Kadylzhanov: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-seduta-tra-alberi-marroni-394545/
Foto di Oleksandr P: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-che-chiude-gli-occhi-contro-la-luce-del-sole-in-piedi-vicino-alla-pianta-del-fiore-petalo-viola-321576/



